Le elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre avevano un valore politico nazionale. Sia perché andavano al voto oltre 1000 Comuni, sia perché fra di essi vi erano gran parte delle principali città italiane (Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna).
Il basso livello del dibattito politico nella campagna elettorale (chiacchiere su verde pubblico, traffico, sicurezza, ecc.) è stato funzionale all’elusione del fatto che le amministrative fossero un “referendum” sul governo Draghi e sui partiti che lo sostengono. Ma il risultato è indiscutibile.
L’altissima astensione (oltre il 50%) certifica il distacco fra le ampie masse e il sistema politico della classe dominante e la crescente sfiducia nei confronti dei partiti delle Larghe Intese. Draghi, il suo governo, i partiti che lo sostengono escono indeboliti e frammentati. Questo è il risultato principale dalle elezioni amministrative e, in definitiva, l’aspetto che più deve interessare chi si pone l’obiettivo di cambiare il corso del paese.
Ai molti compagni che invece escono delusi e scoraggiati dall’esito del voto, a fronte anche dei risultati molto modesti delle liste “alternative”, “di sinistra” e comuniste, rivolgiamo l’invito a ragionare sui numeri (non sulle percentuali!) e sulle possibilità e necessità politiche (non solo elettorali) che i numeri pongono in modo chiaro, a partire da quello degli astenuti.


20212016Differenza
Affluenza48,8%56,5%– 7,7%




Lista


PD497.610 (25,5%)561.244 (24,6%)– 63.634 (-0,9%)
Forza Italia111.444 (5,26%)216.051 (7%)– 104.607 (-1,74%)
Lega149.365 (8,5%)129.633 (7,6)+ 19.732 (+0,9%)
Fratelli d’Italia284.995 (10,9%)172.412 (3,9%)+ 112.583 (+7%)
M5S184.942 (6,9%)644.965 (20,4%)– 460.023 (-13,5%)

La tabella si riferisce alla somma del numero di voti (e fra parentesi la media delle percentuali) raccolti dalle liste di partito a Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna.

Riguardo ai numeri

I partiti delle Larghe Intese perdono voti. L’unico ad accrescerli è Fratelli d’Italia che vede premiata l’opposizione (di facciata) al governo Draghi e cresce a danno di Forza Italia. La crescita della Lega è talmente modesta rispetto alle aspettative di Salvini che la delusione ha acuito le contraddizioni interne al partito (Salvini contro Giorgetti) e ha rinfocolato la concorrenza entro il polo Berlusconi fra Lega e Fratelli d’Italia, motivo per cui Salvini ha iniziato a “fare le bizze”, facendo disertare il Consiglio dei Ministri ai leghisti (a beneficio di narrazione mediatica, è già rientrato nei ranghi).
Perde voti il PD. Apparentemente pochi, ma i numeri vanno messi nel contesto dell’altissima astensione, il loro significato cambia. Il PD è riuscito a mantenere solo lo zoccolo duro del suo elettorato, quello maturato nelle clientele, nelle maglie del sistema delle cooperative, nell’apparato degli enti locali e nei sindacati di regime.
Perde moltissimi voti, è una disfatta, il M5S. Ha pagato la progressiva sottomissione al sistema delle Larghe Intese, l’abbraccio mortale con il PD e il sostegno al governo Draghi. In due delle cinque città prese in esame (Roma e Torino), il M5S contava sul Sindaco uscente: se a Torino la scelta di presentare un proprio candidato Sindaco (a differenza di Bologna e Napoli isi è accodato al sostegno del candidato del PD) non ha influito sui risultati, a Roma la candidatura di Raggi ha pagato. E’ lì che il M5S ottiene il risultato “migliore” (111.624 voti, l’11% – perdendo comunque più di 300.000 voti rispetto al 2016).

Altro che “ritorno del bipolarismo”! Mentre pennivendoli e scendiletto delle Larghe intese si compiacciono del disastro del M5S ed esultano per “il ritorno del bipolarismo” (che in altri termini significa la chiusura della breccia nel sistema politico delle Larghe Intese aperta dal M5S nel 2018), le cause e le condizioni che portarono all’apertura della breccia non solo sussistono, ma si sono persino aggravate: più del 50% degli aventi diritto al voto non ha partecipato alle elezioni amministrative per sfiducia, disinteresse o protesta. Un’enorme bacino elettorale che non ha trovato valide alternative ai partiti delle Larghe Intese e al M5S.

L’alternativa che non c’è. Fra il ridicolo e il patetico i proclami di vittoria che si levano da alcune liste “di sinistra alternativa al PD” e comuniste. Non solo nessuna di essa, in nessuna città (ben al di là delle cinque a cui si riferiscono i dati, che comunque sono eloquenti), è riuscita a incrementare in modo significativo i voti, ma in linea generale tutte sono andate poco oltre la mera testimonianza.
Il ragionamento più immediato si attesta alla presa d’atto che nessuna di esse è stata in grado di assumere il ruolo di alternativa credibile agli occhi delle masse popolari. Il discorso merita però un approfondimento e lo riprendiamo di seguito.

Riguardo alla situazione politica che i numeri descrivono

L’esito del voto ha ricadute sul governo Draghi e sulla governabilità del paese. Le elezioni amministrative non hanno migliorato la posizione di nessuna fazione della classe dominante, anzi l’ha complicata per tutte. L’irrilevanza dei partiti, delle liste, delle chiacchiere, delle promesse e dei buoni propositi è evidente: Draghi risponde a Confindustria, alla UE, alla NATO, al Vaticano e procede nell’attuazione del programma di lacrime e sangue per le masse popolari indipendentemente dai voti raccolti dai partiti che lo sostengono. Essendo stato installato dall’alto, imposto, non è lui che risponderà del suo operato alle masse popolari.
Se è vero che Draghi non è scalfito direttamente dalle ricadute del voto, il termometro indica che la maggioranza della popolazione è sospettosa, quando non apertamente ostile, verso di lui e il suo governo. E una parte apertamente ostile si manifesta in modo sempre più evidente. Nelle mobilitazioni operaie – a partire dalla grande manifestazione nazionale promossa dagli operai della GKN il 18 settembre a Firenze, passando per la mobilitazione dei lavoratori Alitalia, Whirlpool, ecc. – nelle manifestazioni contro l’obbligo del Green Pass che serve solo ad aggravare l’attacco contro i diritti dei lavoratori e delle masse popolari, nella lotta del movimento No TAV contro la repressione, l’attivismo dei comitati per sanità e la scuola pubblica e per la difesa dell’ambiente. Quella parte non risponde né ai richiami, né alle lusinghe, né alle promesse dei partiti che sostengono il governo Draghi e dei sindacati collaborazionisti. Quella parte, che in larga misura ha disertato le urne, ha la forza di abbattere il governo Draghi rendendogli il paese ingovernabile con la mobilitazione.

Si è chiusoil ciclo delle giunte “anomale”. Con il sindaco che sarà eletto al ballottaggio fra PD e polo Berlusconi a Roma e Torino e la vittoria del sindaco PD-M5S a Napoli si chiude anche formalmente (perché il loro ruolo si era già esaurito da tempo) la parentesi delle Giunte arancioni iniziata nel 2011 a Milano con Pisapia, a Cagliari con Zuddas e a Napoli con De Magistris e quella delle giunte M5S (ci limitiamo qui a citare Torino e Roma, nel 2016).
Pur nella loro diversità, esse furono la rappresentazione di un sommovimento politico che dal 2008 (l’anno della scomparsa dai partiti della sinistra borghese “tradizionale” dalla rilevanza politica nazionale: PRC, PdCI, ecc.) ha incarnato la spinta delle masse popolari alla rottura del sistema politico delle Larghe Intese (ne abbiamo parlato in questo articolo e, più recentemente, nell’Editoriale di Resistenza n. 10/20121).
Esse sono state, insieme e “parallelamente” all’exploit elettorale del M5S alle politiche del 2013, l’affermazione di una sinistra borghese di “nuovo tipo” rispetto a quella che piantava le sue radici nel vecchio PCI, una sinistra borghese che piantava le radici nella difesa della Costituzione, nella difesa e nello sviluppo dei beni comuni, nel “culto della legalità” e nel “buon senso comune” (vedi anche gli insegnamenti dell’esperienza di Mimmo Lucano).
La conclusione del ciclo delle “amministrazione anomale” si intreccia con la parabola discendente del M5S a livello nazionale: entrambi i fenomeni rappresentano il fallimento della sinistra borghese di tipo nuovo rispetto ai compiti e ai ruoli imposti dall’aggravamento della crisi generale del capitalismo (crisi economica, politica, sociale, aggravata dalla pandemia da Covid-19).
La sottomissione del M5S al sistema politico delle Larghe Intese, l’abbraccio mortale con il PD, il sostegno al governo Draghi e, infine, l’onda di astensione che ha travolto il M5S alle elezioni amministrative è un fenomeno che ha la stessa natura dell’estinzione della sinistra borghese tradizionale (in particolare si è relegata ai margini della politica per la sua azione nel governo Prodi II).
Mentre PD e FI possono contare su uno zoccolo dure di elettori legati alle consorterie e ai piccoli e grandi sistemi di potere, il M5S (e in misura minore anche la Lega) basa il suo successo elettorale e la sua stessa esistenza esclusivamente sulla sua azione, su ciò che fa e non fa, su quanto e come conquista il consenso delle larghe masse.
La “normalizzazione” delle amministrazioni di alcune delle grandi città del paese, in ogni caso, non toglie le castagne dal fuoco alla classe dominante. Continua ad acuirsi la contraddizione fra enti locali (fra cui i Comuni) e il governo centrale, continua a ridursi “la coperta” con cui le amministrazioni si trovano a dover fronteggiare gli effetti della crisi e delle politiche di lacrime e sangue, la disoccupazione, lo smantellamento dell’apparato produttivo.
Questo significa che ogni Sindaco e ogni amministratore locale si troverà come prima – peggio di prima – a dover scegliere nettamente se collaborare alla rapina delle masse popolari e alla distruzione del paese o se legarsi al movimento di resistenza delle masse popolari organizzate.
Beninteso, non bisogna accordare alcuna fiducia a sciacalli del calibro di Sala o (eventualmente) Gualtieri, ma il periodo che abbiamo di fronte pone condizioni nuove per tutti, pone, soprattutto, la necessità di costringere sindaci, assessori, consiglieri e amministratori a servire gli interessi delle masse popolari organizzate, a mettersi al loro servizio.

I vizi della sinistra alternativa al PD e delle liste con la falce e martello

Oltre agli ingiustificati proclami di vittoria già citati, circolano analisi piene di disfattismo, piagnistei, rassegnazione, delusione e rabbia verso “le masse che non capiscono”, che “votano i soliti per poi lamentarsi”. Ciò è dimostrazione dell’incapacità della sinistra alternativa al PD e dei promotori di liste con la falce e martello di fare un bilancio serio. Riprendiamo qui il discorso iniziato poco sopra.
I risultati avvilenti in termini di voti rispecchiano una condotta avvilente delle liste e dei partiti che si sono presentati. Sono andati ben oltre il già “tossico” elettoralismo, sono sfociati nella bieca concorrenza, nella speranza di raccogliere a discapito degli altri quella manciata di voti necessari a conquistare un seggio.
Un tutti contro tutti che ha indebolito anche ciò che di buono è stato fatto da chi ha usato la campagna elettorale per rafforzare e sviluppare l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari.
Un inciso. La critica allo spirito di concorrenza che ha animato le liste e i partiti di sinistra alternativa e con la falce e martello non ci ha impedito di cercare e individuare delle tendenze positive: non ci siamo sottratti dal dare indicazione di voto per chi si è distinto in positivo. Vedi le indicazioni di voto per Torino | Milano | Bologna | Roma | Napoli | Suppletive di Siena.

Scrivevamo, nel comunicato che raccoglieva le indicazioni di voto territorio per territorio, che il compito di chi si aspira al cambiamento del paese non si limita alla campagna elettorale, ma fa della campagna elettorale un’occasione per alimentare le mobilitazioni di cui la classe operaia e le masse popolari sono protagoniste in questi mesi affinché concorrano

alla costituzione di un governo di emergenza delle masse popolari organizzate che:
1. vieta la vendita di aziende sia ai gruppi industriali esteri che per loro natura sfuggono all’autorità dello Stato italiano, sia ai fondi di investimento che usano le aziende come carte nel gioco d’azzardo della speculazione finanziaria,
2. impedisce lo smembramento delle aziende, la riduzione del personale, la chiusura e la delocalizzazione,
3. impone a ogni azienda che opera in territorio italiano di sottoporre a un vero Ministero dello Sviluppo Economico i propri piani industriali per ottenere il benestare dal punto di vista della qualità dei prodotti, dell’occupazione e dell’impatto ambientale.
4. prende le misure d’emergenza necessarie per assicurare condizioni di vita e di lavoro dignitose per le masse popolari e avvia un programma per la salvaguardia dell’ambiente e la rimessa in sesto del Paese.
Sostenere, allargare, coordinare e sviluppare le mobilitazioni di cui la classe operaia e le masse popolari sono protagonisti è il compito di tutti coloro che non vogliono limitarsi alla critica e al lamento contro l’offensiva dei capitasti, ma intendono contribuire al cambiamento.
In un modo molto pratico, la lotta degli operai della GKN di Firenze, diretta dal Collettivo di Fabbrica, ha mostrato come fare:

– organizzarsi ed estendere la mobilitazione per mettere fine allo smantellamento dell’apparato produttivo;

– favorire l’estensione e l’elevazione della mobilitazione sviluppando le relazioni, il coordinamento e l’unità di azione tra le varie lotte: dalla GKN alla Whirlpool, Gianetti Ruote, Timken, Alitalia, Stellantis, Embraco, ecc. Coordinare le lotte operaie con quelle dei lavoratori delle aziende pubbliche (sanità, trasporti, enti pubblici, ecc.) a quelle delle organizzazioni popolari territoriali, ambientali e culturali;

– creare scompiglio nel campo della borghesia (“non è la borghesia che è forte sono i lavoratori che non fanno ancora valere tutta loro forza”) fino a cacciare il governo Draghi.


Questa è la lezione della classe operaia, questa è la linea che tutti i comunisti e i lavoratori avanzati devono perseguire per sviluppare i risultati delle varie mobilitazioni e iniziative, per incanalare ogni iniziativa particolare e ogni lotta specifica nel fiume della mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari.

Questo, insieme al mancato rafforzamento del fronte delle Larghe Intese e del governo Draghi, rimane il centro del discorso, la questione all’ordine del giorno. Questo è il terreno su cui confrontarsi, cooperare e anche sviluppare una sana emulazione fra partiti e organizzazioni. Per questo ci facciamo promotori sui territori di discussioni e iniziative unitarie di bilancio delle elezioni amministrative: imparare dall’esperienza, sgomberare il campo dal disfattismo, collaborare per promuovere la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari, fino a condurle all’imposizione di un loro governo di emergenza.

Risultati della sinistra alternativa al PD e delle liste con la falce e il martello

Torino20212016

Voti%Voti%Differenza
Sinistra in Comune (PRC – DemA – SA)3.5121,17


Partito Comunista Italiano1.8380,61


Potere al Popolo!1.6560,55








Partito Comunista1.5520,5231920,89– 1640
Torino Città Futura4540,15








Partito Comunista dei Lavoratori3600,126150,17-255
Milano20212016

Voti%Voti%Differenza
Milano in Comune Lista che include Rifondazione Comunista, Possibile e Risorgimento Socialista4.6481,0317.6353,50– 12.987






Potere al Popolo!2.5720,57








Partito Comunista Italiano1.4390,32








Partito Comunista1.2030,27








Partito Comunista dei Lavoratori5560,112.1080,42-1556
Bologna20212016

Voti%Voti%Differenza
Potere al Popolo!3.3552,29








Sinistra Unita per Bologna (PRC – PCI)2.1441,46








Partito Comunista dei Lavoratori5970,411.869

1,10– 1272
Roma20212016

Voti%Voti%Differenza
Potere al Popolo!6.0900,60








Roma ti Riguarda Lista composta da Rifondazione Comunista, Partito del Sud e Roma per l’Ecologia Integrale4.2150,42








Partito Comunista3.5830,359.9170,83– 6.334






Partito Comunista Italiano3.1070,31








Partito Comunista dei Lavoratori4770,05


Napoli2021

Voti%
Potere al Popolo!4.3581,33
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