Sul ruolo delle istituzioni, degli eletti e dei sindacati di regime

Provate a pensare “a rovescio”: non sono le autorità, le istituzioni, gli eletti in Parlamento, gli amministratori locali, i funzionari sindacali e i portavoce delle grandi associazioni nazionali a dire cosa bisogna fare per risolvere un determinato problema, ma sono sono gli organismi operai e popolari. Che poi verificano se le disposizioni che hanno dato a tutti i signori su citati sono state eseguite o meno.
Per sfiducia, scetticismo, mancanza di esempi concreti, si è portati a dire che una situazione del genere non può verificarsi nella realtà. Invece sta succedendo, adesso. E in modo talmente evidente che ci prendiamo la briga di indicarla come un esempio da estendere e sviluppare ovunque.

Quando chiude una fabbrica, va in scena il teatrino dell’impotenza: sindaci, consiglieri, sindacati, prefetti, onorevoli… nessuno che possa farci qualcosa, nessuno che si impegni quel tanto in più che serve per non dover rispondere “ci abbiamo provato, ma è stato tutto inutile”. Alla GKN le cose stanno andando in modo differente. Non perché gli operai GKN abbiamo “santi in paradiso” (gli operai non ne hanno mai e nessuno regala loro niente), ma perché fin da subito hanno deciso di fare della chiusura della fabbrica un problema politico e una vertenza generale.
Questa loro chiarezza ha posto sindaci, consiglieri, sindacati, prefetti, onorevoli di fronte a un dilemma: “Vado ai cancelli a portare solidarietà? Perché poi questi pretendono che io faccia qualcosa…”.

Il sindaco di Campi Bisenzio ha rotto gli indugi: con un’ordinanza ha proibito il transito di TIR nelle vie adiacenti l’azienda, in modo che la proprietà non svuotasse i capannoni di macchinari e prodotti.
CGIL, CISL e UIL sono state costrette a vincere tutte le loro resistenze (sono allergiche alla parola sciopero) e hanno indetto uno sciopero generale regionale, il 19 luglio.
La FIOM ha promosso il ricorso per condotta antisindacale dell’azienda.
Il Presidente della Regione, Giani ha spinto il Consiglio Regionale ad approvare il testo di orientamento per la legge contro le delocalizzazioni scritto dai giuristi solidali.
Il Sindaco di Firenze, Nardella, non ha potuto fare a meno di compensare l’assenza dai cancelli della fabbrica con appelli ai sindaci per la difesa dei posti di lavoro.
Deputati e senatori sono andati a portare solidarietà davanti ai cancelli e si sono attivati per presentare la legge contro le delocalizzazioni. Se ne sono visti alcuni anche alle manifestazioni, in mezzo ai fumogeni e ai tamburi.
Il ministro del Lavoro Orlando e la vice-Ministra allo Sviluppo Economico Todde hanno annunciato una legge contro le delocalizzazioni (non ha nulla a che vedere con il testo presentato dai giuristi solidali – vedi articolo a pag. 5), subendo la lavata di capo di Confindustria e Draghi…
Conte e Bonafede si sono presentati davanti ai cancelli promettendo agli operai il sostegno incondizionato del M5S. Giustamente qualcuno ha fatto notare che il M5S è al governo, quindi… meno promesse e più fatti.
ARCI Toscana, con la sua rete di circoli e Case del Popolo, ha garantito i pasti al presidio permanente e COOP Toscana ha inviato camionate di alimenti.
Insomma, un bel sommovimento! Che permette di ragionare su alcune questioni.

La visibilità si conquista. Gli operai GKN hanno ottenuto una grande visibilità dal punto vista mediatico: i giornali parlano della loro lotta, trasmissioni televisive che in genere sono precluse agli operai danno loro spazio, raccolgono l’interesse e la solidarietà di artisti ed esponenti della cultura… E questo perché non si sono chiusi nei cancelli della fabbrica e non hanno affidato la direzione della vertenza alle istituzioni e ai sindacati.
Al contrario, hanno fatto appello a insorgere e sono diventati un punto di riferimento per tutti gli operai, per tutti i lavoratori, per tutte le masse popolari che per un motivo o per l’altro si stanno mobilitando. Lo sono diventati oggettivamente: al di là di quanto loro stessi avessero messo in conto e di quanto alcuni sono disposti a riconoscere.

Quando chi insorge tiene in mano l’iniziativa, tutto si sposta a sinistra. È giusto e sacrosanto non avere alcuna illusione che gli esponenti istituzionali possano fare qualcosa di risolutivo ai fini della lotta: l’esito della lotta è sempre e solo in mano a chi la promuove, la combatte e la conduce. In una situazione simile, tuttavia, è sempre più difficile per esponenti istituzionali, autorità, amministratori locali e sindacalisti di regime tenere i piedi in due scarpe: tutti sono spinti a prendere una posizione e – soprattutto – a fare qualcosa di concreto, di pratico, per contribuire alla mobilitazione. Perché in caso contrario TUTTA la loro propaganda si dimostrerebbe aria fritta.

“In quanto rappresentante di Potere al Popolo in Parlamento sono pronto a farmi strumento dell’assemblea permanente degli operai e a presentare questo lavoro (la legge contro le delocalizzazioni — ndr) perché venga votato e approvato dagli altri miei colleghi e colleghe parlamentari. Sulla carta infatti esiste già una maggioranza pronta a risolvere la questione GKN. I rappresentanti, più o meno noti, di M5S, PD e LEU hanno fatto la staffetta davanti alla fabbrica promettendo di fare quanto in loro potere per costringere Melrose a ritirare i licenziamenti e a conservare tecnologie utili e occupazione sul nostro territorio. Ora hanno la possibilità di passare ai fatti, votando e approvando questo Ddl” – Matteo Mantero, deputato di Potere al Popolo.

A decidere devono essere i lavoratori. Bisogna valorizzare tutto quello che esponenti istituzionali, autorità, amministratori locali e sindacalisti di regime sono disposti a fare: ogni amministratore può mobilitare, ad esempio, le strutture dell’ente locale che governa e ogni esponente politico quelle del partito di appartenenza; le organizzazioni sindacali, dal canto loro, possono da subito allargare la mobilitazione alle altre aziende del paese, coordinare le diverse vertenze, mobilitare i propri iscritti e organizzare pullman per partecipare alle manifestazioni, convocare lo sciopero generale contro il governo. È solo questione di volontà.

Bisogna indicare a tutta questa gente cosa deve fare e indurla a sedersi tutta attorno allo stesso tavolo.
Così entreranno “in concorrenza” e si controlleranno l’uno con l’altro: ognuno conosce le prerogative e i poteri degli altri, sa cosa possono o non possono fare e sa come smascherare chi si siede al tavolo solo per scaldare la sedia.
Tutti devono marciare nel senso indicato dall’assemblea dei lavoratori, tutti devono svolgere il compito che viene assegnato loro, devono usare ogni strumento che il ruolo che rivestono mette a loro disposizione, devono rendere conto di quello che fanno e di quello che non fanno.

L’assemblea degli operai decide e loro obbediscono. Obbedire è per lor signori un termine troppo forte? Non facciano gli schizzinosi: sono anni che obbediscono alla UE, alla NATO e al Vaticano, ai comitati di affari, alle multinazionali, alle organizzazioni criminali, a ogni tipo di speculatori… e tutto sulle spalle dei lavoratori e delle masse popolari! Non si facciano venire quindi scrupoli di coscienza quando devono obbedire agli organismi operai e popolari!

In certi casi, a ragionare “a rovescio” si imbocca la via giusta. Se si impara a ragionare a rovescio più spesso, se si impara a partire dagli obiettivi di chi si mobilita per arrivare a quello che istituzioni, autorità e organizzazioni sindacali possono fare, si capisce anche come funzionerà il governo di emergenza popolare che va imposto e qual è la strada per imporlo. Sono gli organismi operai e popolari a decidere e a dirigere, autorità e istituzioni devono obbedire.

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