Il sedicesimo tavolo al MISE sulla vertenza Whirlpool di Napoli del 23 settembre si è svolto in un contesto particolare. L’annuncio dell’azienda di voler procedere con i 350 licenziamenti alla data del 29 settembre arriva in una fase in cui i lavoratori ritrovano un rinnovato slancio.

Il presidio in piazza e le trattative non hanno potuto ignorare la ventata di aria fresca portata dalla mobilitazione del 18 settembre a Firenze e la successiva prima parziale vittoria dei lavoratori GKN. Il 20 settembre è stato infatti accolto il ricorso contro i licenziamenti alla GKN promosso dalla FIOM. L’onda di questo risultato e dello straordinario successo del corteo fiorentino ha risollevato gli animi e galvanizzato la base operaia dei sindacati. Sempre di quei giorni sono le notizie del ritiro dei licenziamenti previsti alle Acciaierie AST di Terni, la ripresa della mobilitazione dei lavoratori della Elica di Ancona e gli sviluppi della sempre più determinata lotta dei lavoratori Alitalia.
Le mobilitazioni della seconda metà di settembre sono state occasione di incontro per le delegazioni di tutte queste battaglie, che sempre più tendono a fare fronte sulla comune parola d’ordine della salvaguardia dei posti di lavoro e dell’apparato produttivo italiano.
L’incontro al MISE del 23 settembre partorisce l’ennesimo rinvio, con la procedura dei licenziamenti bloccata fino al 15 ottobre e l’illustrazione di un fumoso progetto di reindustrializzazione del sito napoletano per mano di una ancora fantomatica cordata di cinque differenti aziende. La promessa di ricollocamento di tutte le maestranze è accompagnata da roboanti proclami su produzioni all’avanguardia nel settore automotive e della mobilità sostenibile.

Tradotto in parole povere significa che il governo lancia la palla avanti per prendere tempo. Resta da vedere se questo apre a una reale prospettiva di reindustrializzazione, con tutti i leciti dubbi del caso vista l’esperienza di altre vertenze, o se si tratta dell’ennesimo bluff, nel tentativo di manovrare per fiaccare la resistenza dei lavoratori e far sbollire la situazione attuale di grande attivismo, sabotando lo sviluppo di un possibile fronte operaio contro le delocalizzazioni.

Quello che è certo è che gli operai Whirlpool devono, ora più che mai, mantenere la presa. Da un lato la loro forza sta nel tenere ancora in mano la fabbrica e questo è imprescindibile per poter dettare tempi e non cadere in tranelli stile Meridbulloni o Embraco, teatri di reindustrializzazioni farlocche a seguito dello svuotamento delle aziende. Dall’altro va approfondito il livello della mobilitazione, richiamando nuovamente a sostegno tutta Napoli e oltre e costruendo un asse con la lotta della GKN, di Alitalia e altri.
La partita si gioca sul piano politico e uno strumento che può rivelarsi importante è il sostegno e il rilancio del progetto di decreto legge contro le delocalizzazioni elaborato dal Collettivo di Fabbrica GKN con un gruppo di giuristi solidali. L’azione sempre più coordinata può e deve svilupparsi per imporlo, perché lottare per una soluzione politica collettiva è il modo migliore per ottenere concreti risultati in ogni singola vertenza.

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