Oltre agli operai della GKN, oltre ai compagni e ai cittadini di Firenze, tanti altri lavoratori da tutta Italia hanno risposto all’appello “Insorgiamo!” e hanno partecipato alla manifestazione. Abbiamo chiesto ad alcuni di questi di mandarci impressioni e riflessioni sul corteo, sul ruolo che la classe operaia sta assumendo nella lotta per cacciare il governo Draghi e per costruire il governo che serve, sui passi ulteriori che è possibile fare, a partire dallo sciopero generale dell’11 ottobre.

Vincenzo Accurso, RSU UILM Whirlpool, Napoli.

La bellezza del corteo della GKN è stata nella partecipazione di tante realtà composite, che non erano solo quelle che solitamente prendono parte ai convenzionali cortei sindacali, nonostante una parte di fabbriche e sigle sindacali ci fossero. C’erano persone che, libere da ogni etichetta, erano lì per affermare il diritto al lavoro e per difenderlo attraverso la vertenza GKN. C’erano centri sociali, qualche sigla sindacale, altre realtà di fabbrica, ma soprattutto tanti cittadini, tante persone, tante famiglie, bambini, adulti e pensionati, tutto un movimento che rappresentava l’intero paese e non una singola bandiera.

Gli operai con i loro siti di lavoro rappresentano due grandi cose: un presidio di legalità e un luogo di democrazia. Attraverso questa forza e questo concetto noi possiamo realizzare tanto. È dalle fabbriche che dovrebbero uscire i ragionamenti per migliorare il paese e le sue leggi, per combattere tutto il male del nostro paese, tutto quello che va oltre la legge. Nelle fabbriche si impara col sudore e col sacrificio anche quanto può essere bello lavorare, tornare a casa stanchi, ma farlo nel modo giusto. Per questo penso che vada creato e salvaguardato all’interno di ogni fabbrica una sorta di centro di ascolto, del quale chi sta al governo dovrebbe tenere conto. Parlo di comitati veri e propri dove si raccolgano pensieri e idee da portare a chi governa il paese, perché da lì possono arrivare le vere risposte per tutti.
Vivendo la nostra vertenza vedo che la forza principale arriva dal basso: chi si è opposto alla chiusura sono stati innanzitutto i lavoratori della Whirlpool di Napoli. Anche la GKN dimostra la stessa cosa. Noi abbiamo avuto la capacità di portarci appresso i sindacati, ma da lì abbiamo rilanciato con l’intervento anche sulle istituzioni locali; abbiamo creato un percorso di condivisione, esponendoci mediaticamente e coinvolgendo quante più persone possibile alla nostra causa. La forza nasce dal basso, nasce da chi in questo momento sa che il lavoro è l’unico mezzo per riuscire a superare le difficoltà e gli operai, quando si mettono insieme, riescono sempre a trovare le sinergie per potere fare in modo che ci sia una spinta dal basso.

Serve un governo che abbia la capacità di ascoltare realmente le persone, che entri nelle fabbriche, che ascolti le famiglie, chi vive realmente nel modo più umile il paese perché è la sua forza trainante. Siamo la maggioranza, paghiamo le tasse senza poter o volere omettere quello che guadagniamo e siamo quelli che più di tutti pagano le deficienze del paese. Il governo necessario è un governo che ascolta e soddisfa i bisogni della maggioranza, di quelli che realmente trainano il paese.

Ora i prossimi passi che si possono fare sono sempre in direzione dell’aggregazione, per riuscire a coinvolgere quante più realtà possibili e unificarle.

Bisogna fare in modo che ci sia qualcosa che scuota realmente chi deve prendere delle decisioni affinché pensi principalmente agli interessi del paese a discapito delle multinazionali, di chi cerca di fare del proprio interesse l’unica soluzione. Con gli scioperi e le mobilitazioni mi piacerebbe realizzare quella che era l’aspirazione di Gino Strada: i diritti devono essere davvero di tutti e non un privilegio di pochi, perché ognuno deve essere riconosciuto per quello che è e per quello che può fare per il nostro paese.

Giacomo Forni della segreteria provinciale FISAC CGIL, Ancona.

La manifestazione è da considerarsi un incredibile successo con pochi paragoni negli ultimi 20 anni.
La rinascita del movimento operaio è al momento subordinata a una maggiore e più diffusa consapevolezza di classe, difficilmente raggiungibile senza l’apporto serio e convergente di tutte le forze organizzate.
Le mobilitazioni per la difesa dei posti di lavoro sono spesso decisive, ma per diventare qualcosa di più di “vertenze locali” ci vuole un referente politico che trasformi la mobilitazione per “difendere il mio posto di lavoro” in una mobilitazione per “difendere IL lavoro”.
Al momento non mi sembra di vedere un’opposizione “operaia” che tenda a far cadere Draghi.
Lo sciopero generale è uno strumento che da troppo tempo non viene utilizzato… Mi sarei aspettato che venisse indetto dopo la rimozione del divieto di licenziamento nonostante la proroga dello Stato d’emergenza. Speriamo si possa fare con una piattaforma rivendicativa… Dubito che a ottobre i tempi siano maturi.

Anonimo, operaio Piaggio, Pontedera (PI).

Il corteo è stato molto partecipato, immagino che abbia spiazzato le organizzazioni sindacali in primis e spaventato la controparte… è come se avessero svegliato “il cane che dorme”. Ovviamente un corteo di quella portata, che ribadisce contenuti ormai di fatto abbandonati anche dalle organizzazioni sindacali, ha per forza inciso sulla decisione del giudice (che il 20 settembre ha bloccato i licenziamenti-ndr). D’altronde non credo che potesse fare altrimenti:, la controparte nel concedere tempo… sta prendendo tempo. Magari confida che gli operai si stanchino perché negli ultimi anni è stato creato il mantra che tanto non si ottiene mai niente e quindi spera che gli operai allentino un po’ la presa.
Le prospettive per il movimento operaio ci sono e sono autentiche, l’importante è che le avanguardie tengano conto della storia, perché la controparte manovrerà come sempre per depistarci e debellarci… Ma ripeto, le prospettive ci sono perché il conflitto fra chi sfrutta e chi è sfruttato è più che mai attuale e i padroni, durante tutto questo lungo periodo passato a toglierci spazi e diritti, sono diventati approssimativi. Per questo credo che non immaginassero una reazione di questa portata.

Il valore della mobilitazione operaia è immenso quanto necessario, le rivendicazioni sono legittime e nel rispetto della Costituzione fondata sul lavoro. Devono diventare il pilastro di una società veramente civile. È inammissibile un mondo dove i capitali sono liberi di girare e gli uomini no perché hanno dei confini.
Credo che i frutti di questa mobilitazione si vedranno a lungo termine e non nell’immediato. Per ora mi concentrerei nel fare cambiare i piani di Draghi più che puntare a cacciarlo. Se fossimo forti fino a quel punto, andremmo direttamente a governare. Invece bisogna forgiarsi, costruire solide basi. Il primo obiettivo da perseguire è mandare all’aria i piani di questi governi di banchieri e massoni, non importa che nomi portano perché, come dice il proverbio, “morto un papa se ne fa un altro”. Noi dobbiamo affermarci un passo alla volta e intanto far fallire i loro piani.

Sugli scioperi generali sono sempre molto scettico, ma con quello dell’11 ottobre sento che la cosa resterà nelle mani del movimento operaio, che non sarà solo l’ennesima occasione di propaganda rispetto al movimento operaio da parte delle varie “parrocchie sindacali”.

Anonimo, lavoratore WORSP, Pisa.

Il corteo è stato un punto di svolta della lotta GKN che ha riunito operai, studenti e proletari contro lo sfruttamento e la delocalizzazione del padrone. Una mobilitazione importante che secondo me si potrebbe chiamare “onda operaia” per la quantità, l’influenza e il sostegno dato a questa lotta. É la dimostrazione che il sindacato non potrà competere con la lotta operaia grazie alla struttura organizzativa costruita dagli operai GKN.

Il movimento operaio sta rinascendo includendo molte altre attività lavorative per le quali prima non si veniva identificati come operai. Oggi include anche settori come la vigilanza.
La mobilitazione di massa spaventa il padrone perché fermerebbe la produzione, gli operai si sono mossi bene per fermare questa esecuzione da parte della borghesia capitalista. Hanno evitato lo sfruttamento verso altri operai con la delocalizzazione e salvaguardato il posto di lavoro.
Draghi è il male del paese. In un paese dove la disoccupazione è tra le più alte in Europa, dove la povertà e la delinquenza sono all’ordine del giorno, sulla poltrona, a mandare avanti lo Stato, ci hanno messo un padrone che fa i suoi interessi personali e quelli della borghesia e che cerca di mangiare in testa agli operai. La mobilitazione contro Draghi servirà a levare le foglie morte da questo governo dittatoriale.

Lo sciopero dell’11 ottobre dovrà essere una rivoluzione generale perché ogni giorno rivoluzioneremo il paese. La rivoluzione fa parte di noi stessi e del nostro futuro, la vecchia classe operaia ha fatto la rivoluzione per noi e noi la faremo per chi verrà a seguire.

Anonimo, operaio Sanac, Massa.

La manifestazione di sabato è stata la migliore degli ultimi 30 anni e il sindacato, che ne avrebbe anche la possibilità, non credo sarebbe riuscito a fare di meglio. Per quanto riguarda la “rinascita del movimento operaio” e la mobilitazione operaia nella difesa dei posti di lavoro e contro le delocalizzazioni, la strada è quella giusta e bisogna continuare a percorrerla, anche perché non ci sono alternative. Deve però allargarsi a tutto il paese e poi di conseguenza arrivare anche a cacciare il governo Draghi.
I prossimi passi che vedo sono la partecipazione allo sciopero generale dei sindacati di base dell’11 ottobre, diffondere il più possibile la parola INSORGIAMO e allo stesso tempo praticarla.

Adriana Tecce, operaia Piaggio, Pontedera (PI).

Vista la risonanza e la forza che hanno messo in campo i lavoratori GKN con presidio, manifestazioni, dibattiti su tutto il territorio ecc., ecc. sicuramente sul ricorso ex art. 28 una spinta è stata data (si riferisce alla sentenza del 20 settembre che ha temporaneamente bloccato i licenziamenti-ndr). Forse se ci fosse stato silenzio e rassegnazione sarebbe stato un altro film. Ma questo non possiamo saperlo. La cosa importante è che i ragazzi del collettivo siano riusciti nuovamente a raggruppare varie forze e varie anime e che lo abbiano fatto guardando non solo alla loro vertenza, ma mettendo sempre in chiaro che quello che sta succedendo a loro capiterà anche alle altre aziende.

Da quel 9 di luglio (data della comunicazione dei licenziamenti – ndr)è stato un crescendo: mai un passo indietro, ma barra dritta avanti. È un insegnamento importante per le mobilitazioni operaie future. Non so se potrà nascere un movimento operaio, ma una maggiore coscienza e consapevolezza, quelle sì. Il collettivo GKN è sempre stato un’avanguardia per la difesa dei posti di lavoro e dei diritti, come lo è la Same di Bergamo e poche altre realtà. Puntare in alto è difficile ma adesso non ci sono vie di mezzo.

Edoardo Todaro RSU/RLS Cobas Poste, Firenze.

Una valutazione del corteo che si è svolto a Firenze sabato 18 settembre deve tener conto delle condizioni oggettivamente sfavorevoli: rapporti di forza da tempo sfavorevoli ai lavoratori; 2 anni di emergenza sanitaria, con tutto ciò che questo ha voluto dire nell’annullamento della dialettica politico/sindacale ecc.… Ma deve tener conto anche di un qualcosa che si è mosso a livello di solidarietà, solidarietà concreta alla mobilitazione del Collettivo di Fabbrica. Detto questo, al di là dei numeri sui partecipanti, la partecipazione di singoli e di realtà di lotta presenti sul territorio nazionale ha dimostrato la capacità del Collettivo di Fabbrica GKN di praticare l’unità dei lavoratori su obiettivi ed interessi comuni. Quindi una manifestazione che non può non essere vista che in positivo per quanto si prospetta nell’affrontare il conflitto capitale/lavoro. Il corteo, sia per i numeri che per i contenuti, ha sicuramente influito nella sentenza sfavorevole verso la “proprietà” Melrose …. Si dice che “i rapporti di forza pesano”: il corteo di sabato ha dimostrato che è vero.

Sicuramente la vertenza GKN e la capacità di mobilitazione ed aggregazione che il “Collettivo di Fabbrica GKN” ha messo in campo, apre possibilità concrete alla ripresa di un’autonomia di classe latente da tempo.
Quanto viene messo in campo a Firenze rispetto alla mobilitazione scaturita dai licenziamenti di oltre 400 operai non può essere vista solo come lotta a difesa dei posti di lavoro. Certo è partita da questo, ma senza voler enfatizzare alcunché, è una lotta che si sta ponendo su un piano complessivo e che a partire dalla questione delle delocalizzazioni va ben oltre.
Una manifestazione come quella di sabato, anche se a molti non sembra così, è indubbiamente una mobilitazione operaia contro il governo Draghi, uomo imposto per far ingoiare gli effetti nefasti della crisi.

Il sindacalismo di base e conflittuale è riuscito, finalmente direi, ad indire uno sciopero nazionale in modo unitario, per l’11 ottobre prossimo. Ritengo che le vertenze in corso su tutto il territorio nazionale siano elemento non secondario affinché quello sciopero riesca, per quanto riguarda la capacità di mobilitare. Ciò che a mio avviso deve essere compreso è che quello sciopero ha sì dei promotori, ma è dei lavoratori: FARE COME ALLA GKN deve divenire un riferimento per tutti coloro che si muovono sul terreno del conflitto.

Anonimo, operaio Parco Rosignano Solvay (LI).

Parto dal dire che la situazione GKN prima della manifestazione di sabato era conosciuta da pochi, solo da chi vede i telegiornali o legge la stampa. Qui la maggiore diffusione della notizia l’abbiamo avuta tramite i volantini del Gruppo Operaio Parco Solvay attaccati in vari punti dello stabilimento, tramite un video che girava su WhatsApp fatto sempre dal Gruppo e tramite un volantinaggio ai cancelli della nostra fabbrica del P.CARC. In tutto questo periodo i nostri sindacati sono stati silenti. Mi risulta da informazioni certe che anche all’ENI di Livorno non è uscito un comunicato sulla vertenza GKN. Siamo abbandonati a noi stessi, il sindacato si limita a occuparsi dei problemi del reparto della singola azienda, ma fa poco anche su questo. Da quando è scoppiata la pandemia con la scusa dell’assembramento non vengono più indette riunioni, vengono sempre rimandate.

Comunque gli operai GKN hanno fatto una grande manifestazione che non si vedeva da anni, una lezione per il sindacato.
La GKN insegna agli operai che bisogna riprendersi le piazze, quella marea di gente sabato a Firenze ha fatto emozionare molti nostalgici dei vecchi tempi. Oggi purtroppo una parte di operai sembra non voglia pensare a certe cose, trova rifugio nel risolvere i suoi problemi a casa, quel poco di tempo libero che ha se lo tiene stretto per sé. Oggi molti sono più attenti al Green Pass che non alla GKN. Comunque la demoralizzazione e la delusione si toccano con mano, qualcosa deve cambiare, ma i sindacati non fanno niente.

Da quando Draghi è al governo le mobilitazioni sono aumentate, il ceto medio-piccolo si impoverisce sempre di più mentre i ricchi sono sempre più ricchi. Il Covid ci ha messo in ginocchio. Ormai siamo in mano alle multinazionali che fanno il bello e il cattivo tempo, aiutati dai nostri governi e dalla Comunità Europea. Qui manca uno Stato forte. Ci vorrebbe una rivoluzione, ma chi la fa?
Draghi è un banchiere e non farà mai gli interessi degli operai. Speriamo che gli operai della GKN riescano a fare qualcosa, ma la vedo dura, la controparte è troppo forte.

Anche per le informazioni sullo sciopero dell’11 ottobre dobbiamo ringraziare il Partito dei CARC. Dubito che i nostri sindacati ci faranno sapere qualcosa. Ci sono troppe sigle sindacali, esiste una competizione tra tessere, ma non dovrebbe essere così, siamo troppo divisi e nello stesso tempo deboli. Serve certamente uno sciopero generale, ma non basta, dobbiamo fare di più, la gente si è rotta le scatole di perdere la giornata lavorativa se poi siamo nuovamente da punto a capo.

Anonimo, lavoratore Comitato Scuola, Siena.

La valutazione della mobilitazione è sicuramente positiva: è stata molto partecipata e ha visto uniti diverse organizzazioni e partiti che hanno molti punti in comune, ma che si dividono per questioni secondarie. Questo ha fatto emergere la volontà di lottare insieme e di andare nella stessa direzione. Avevo bisogno di sentirmi parte di qualcosa.
Sicuramente la GKN ha avuto la capacità di far sentire che può ancora esistere un movimento operaio forte. È però, in generale, estremamente sopito e quindi c’è ancora da lavorare per estirpare luoghi comuni e abitudini (delega e disfattismo), per far rinascere il movimento e la coscienza, per avere chiari obiettivi lavorativi e personali.

Secondo me la mobilitazione degli operai ha avuto un grosso peso ed è arrivato un messaggio forte sia ai cittadini che a chi gestisce il nostro Paese, in particolare al Ministero dell’Economia, che permette le delocalizzazioni. Ha avuto un grosso peso, ma non si deve abbassare la guardia come ci insegnano gli operai della GKN che ogni minuto, da due mesi a questa parte, hanno fatto sentire di essere presenti. Quindi credo che ci sia la possibilità di influire sul governo Draghi, ma non nutro molte speranze sul fatto di riuscire a farlo cadere.

Per quanto riguarda i passi da fare, sono dubbioso sugli scioperi, lo sono da molto tempo: non sono convinto che gli scioperi siano una forma di protesta utile. Penso che eventi come quello di sabato o iniziative tematiche (come le assemblee) siano più funzionali perché coinvolgono molta più gente e si possono trovare molti più punti in comune. Non escludo gli scioperi a priori come forma di protesta, ma credo che prima si debba fare altro per avvicinare i lavoratori.

Domenico Del Gaudio, operaio metalmeccanico, Brescia.

La manifestazione di sabato 18 settembre a Firenze ha mostrato a tutti noi lavoratori come si fa gruppo e come si fa sindacato. Non penso di esagerare dicendo che questa è stata una delle manifestazioni più belle e più sentite alle quali ho mai partecipato. Soprattutto l’ho vissuta come un risveglio delle classi lavoratrici che forse hanno capito che adesso è ora di alzare la testa; siamo stufi di sentirci dire che è solo colpa nostra se il lavoro viene spacchettato, venduto, delocalizzato là dove solo i padroni fanno più profitti. Penso che ognuno di noi debba raccontare quello che ha visto a Firenze, la storia dei lavoratori della GKN che sfata la classica frase “lo straniero ci ruba il lavoro”. Perché chi ci ruba il lavoro sono gli stessi che ci sfruttano fino al giorno prima di chiudere, che ci “concedono” di essere sfruttati se in cambio facciamo i bravi servitori e non ci organizziamo con i sindacati per chiedere condizioni migliori di lavoro.

Penso che dal 18 settembre le richieste della lotta operaia cambieranno, in difesa delle nostre fabbriche, della nostra ricchezza, contro le delocalizzazioni selvagge, per non cedere più al ricatto “o così o sposto questa produzione dove mi costa meno”.
Se riusciamo ad andare avanti e a non fermarci solo a Firenze, alla GKN, ma riusciamo a unire nella lotta tutti i lavoratori che sono in mobilitazione, come quelli di Alitalia, della Timken, della Giannetti Ruote, della Whirpool, allora Draghi dovrà fare realmente qualcosa o sarà cacciato.
Adesso abbiamo uno sciopero per l’11 di ottobre e sta a noi lavoratori far capire bene le nostre volontà, in modo che anche i sindacati, vedendo in che direzione vogliamo andare, ci seguano nella lotta e ci supportino contro il governo dei “migliori” e delle delocalizzazioni.

Maurizio Ughetto, RSU FIOM ex Embraco, Riva di Chieri (TO).

La manifestazione di Firenze per me è stata bellissima. Erano anni che non vedevo così tanti operai a manifestare per reclamare un diritto sacrosanto come il lavoro e per spingere lo Stato italiano a fermare queste delocalizzazioni selvagge. Uno Stato vero deve difendere i suoi lavoratori e il diritto al lavoro contro le multinazionali straniere che vengono, si prendono i progetti e le competenze e poi se ne vanno. Le nostre aziende devono essere un patrimonio comune, questo deve fare uno Stato serio come noi non l’abbiamo mai avuto.

Bisognerebbe fare uno sciopero generale sul tema del lavoro, perché da anni i politici non ne parlano più, si disinteressano totalmente dell’argomento, che siano di destra, che siano di sinistra, che siano di centro o 5 stelle, è una vergogna.
Al corteo ho visto la voglia di partecipare della gente comune. Lì in mezzo c’erano non solo operai, ma anche gente comune in solidarietà, pensionati, studenti, la gente stanca di vedere un governo che non difende il lavoro e i lavoratori.

Corrispondenza di Lino Gatti, RSU Fiom IMP Pasotti, Pompiano (BS).

Il corteo è stato semplicemente meraviglioso sotto tutti i punti di vista. Organizzato in maniera perfetta, tenendo conto che è stato fatto tutto da operai, con parole d’ordine forti, bellissimo e movimentato. Credo che se l’avesse convocato la FIOM, non sarebbe riuscita a raggiungere gli stessi numeri in termini di partecipazione.

Parlando di prospettive del movimento operaio ritengo che i tempi purtroppo non siano ancora maturi. Si vedono dei tentativi un po’ qua e un po’ là, però non si riesce a organizzare le lotte e a unirle. Francamente non credo che a breve si riuscirà a mettere in piedi un nuovo movimento operaio. Io resto dell’idea che sicuramente bisogna partire dal basso, però, parlando della CGIL alla quale sono iscritto, ritengo che ci sarebbero tutte le motivazioni per creare veramente nel paese una lotta di classe: abbiamo migliaia di delegati, un sacco di strutture, ma manca la volontà di prendere in mano la situazione. Credo sia molto difficile dal basso e al momento non credo che i tempi siano maturi.

Sul valore della lotta operaia contro le delocalizzazioni vanno fatti dei distinguo, perché non tutte le mobilitazioni nel paese hanno visto la stessa risposta da parte degli operai. Oggi balza all’occhio la resistenza dei compagni della GKN e, in parte, di quelli della Whirlpool, poi ci sono delle occupazioni di fabbrica, vedi la Gianetti o la Timken, però sono più controllate dalle strutture sindacali che dai lavoratori stessi, quindi vedo poco movimento operaio in merito a questo tipo di situazioni.

Riguardo all’obiettivo di cacciare Draghi la mobilitazione operaia sarebbe determinante, è l’unico modo. L’impressione che ho è che tanti, a livello politico e a parole, si mettono contro Draghi, ma alla fine a tutti sta bene che rimanga lì. Presumo perché a livello mondiale è considerato come l’unica persona che può traghettare l’Italia fuori da questo momento difficile sotto tutti i punti di vista. È evidente che Draghi non sta sicuramente dalla parte dei lavoratori, quindi prima si riesce a cacciarlo e meglio è. Poi chi andrà al suo posto è tutto da vedere. É chiaro che la mobilitazione operaia per cambiare le linee tracciate da questo governo è fondamentale.

Rispetto ai possibili passi in avanti c’è lo sciopero generale dell’11 ottobre, ma non so quale partecipazione avrà. Credo che dobbiamo essere noi lavoratori a determinare le mobilitazioni, ma è anche vero che ci vuole una regia che riesca a tenere assieme un po’ tutte le realtà che ci sono nel paese. In CGIL ci vuole sicuramente un’inversione di rotta e probabilmente noi delegati dobbiamo cercare di essere più incisivi nei nostri direttivi per smuovere un po’ le coscienze di chi è a capo dei vari organismi dirigenziali, per far capire che bisogna assolutamente cambiare le cose.

Ci sono tanti punti importanti, dai licenziamenti alle condizioni della pandemia, ma dovremmo anche prendere coscienza, come lavoratori ma soprattutto come esseri umani, del problema del cambiamento climatico. Credo che questo problema debba avere uno spazio centrale in tutte le nostre parole d’ordine perché se continuiamo ad andare avanti ancora di questo passo non so quanto tempo resterà a noi e a questo pianeta. Tutte le nostre mobilitazioni per la difesa dei posti di lavoro, per un sistema e un modo nuovo di lavorare devono tener conto del cambiamento climatico, occorre pensare a modalità di lavoro che vadano nella direzione di salvaguardare il pianeta. Sono sempre più convinto che dobbiamo unire le nostre lotte con quelle dei giovani, in particolare quelle per la difesa della terra, coordinare bene queste lotte perché penso che questi punti nei prossimi anni saranno al centro di ogni tipo di battaglia. La politica e le grandi multinazionali sostengono a parole che la transazione ecologica è al centro dei loro programmi, ma è chiaro che non sacrificheranno i loro interessi. Se lasciamo in mano a loro questo passaggio epocale è evidente che tutti i costi ricadranno come sempre sulle spalle dei lavoratori. Credo che in sostanza siano questi i punti da cui partire.

Antonio Amoroso, lavoratore Alitalia e segretario nazionale CUB Trasporti.

La manifestazione di Firenze ha rappresentato un’importante tappa della mobilitazione dei lavoratori e della capacità di esprimere solidarietà intersettoriale tra la classe dei lavoratori. La CUB ha partecipato invitando non solo i lavoratori di Alitalia, ma portando in piazza anche i lavoratori della sanità, i metalmeccanici, quelli del terziario, con l’intento di allargare la partecipazione e il conflitto, di non confinarlo a livello aziendale e chiuderlo negli steccati che spesso si producono, non solo fra le sigle sindacali, ma anche nella specificità delle vertenze.

É evidente che c’è la necessità di un salto di qualità nella capacità di mobilitazione così come c’è un salto di qualità nell’attacco che il governo e i padroni portano ai lavoratori. Il plauso che ha ricevuto Draghi da parte della Confindustria ci dimostra quali siano gli obiettivi di questo governo, quali gli interventi che sta facendo e da chi viene la spinta per attuare le politiche contro i lavoratori e contro le classi popolari. É evidente che siamo in una fase ancora embrionale nella costruzione dell’allargamento del conflitto, nel senso che fino ad oggi è stato difficile produrlo. Lo sciopero dell’11 ottobre di tutto il sindacalismo di base sta a rappresentare una convinzione di partecipazione e la necessità di una risposta generale da parte dei lavoratori, che hanno fatto superare anche le divisioni nel sindacalismo di base, che negli ultimi venti anni non hanno consentito una mobilitazione come quella che effettueremo l’11.

Importante è stata anche la partecipazione dei lavoratori GKN alla manifestazione di Alitalia e dei lavoratori del trasporto aereo il 24 settembre a Fiumicino. Certo è che oltre alla partecipazione alle mobilitazioni, sarebbe importante arrivare alla costruzione di piattaforme generali condivise, che concretamente consentano di superare gli ambiti e le specificità delle singole vertenze. Vedremo se saremo in grado di costruire tutto questo.

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