Questo è il secondo autunno da quando è cominciata, nel marzo 2020, la pandemia Covid-19 e abbiamo costruito le prime brigate volontarie.
Oggi è sempre più chiaro che niente tornerà come prima, che i problemi legati all’emergenza sono strutturali e si fanno sempre più gravi. La crisi è destinata a procedere e il governo Draghi è stato messo su apposta per scaricarne gli effetti sulle masse popolari.

Non si tratta più di aiutare famiglie in difficoltà durante i lockdown, in un periodo di emergenza dopo il quale le cose si sistemano.
Si tratta di un milione di lavoratori precari che hanno perso il posto e di aziende che chiudono e licenziano tutti; di migliaia di inquilini delle case popolari con debiti insostenibili che abitano in appartamenti che cadono a pezzi; di una sanità pubblica allo sfascio per cui curarsi è diventata un’odissea.

Si tratta di mobilitarsi per farla finita con un sistema che è marcio dalle fondamenta e costruirne uno nuovo dove sia garantito a tutti il diritto a una vita dignitosa. La situazione diventa sempre più esplosiva e mobilitazioni sempre più ampie e partecipate attraversano il paese.

In questo contesto la lotta degli operai GKN ha suonato la campana della riscossa popolare e può essere la scintilla che dà fuoco alla prateria. Essa indica la strada che tutti dobbiamo seguire per cambiare questo stato di cose: Insorgiamo!
Come brigate dobbiamo raccogliere l’appello che i lavoratori GKN hanno lanciato, dobbiamo insorgere anche noi.

Insorgere significa anzitutto seguire il loro esempio calandolo nella nostra situazione concreta. Le brigate possono diventare per gli abitanti dei quartieri dove interveniamo quello che il Collettivo di Fabbrica è per i lavoratori GKN: uno strumento per essere padroni del proprio destino, per organizzarsi e fare fronte ai problemi, per lottare collettivamente per i propri diritti e coordinarsi con altri che fanno lo stesso.

Possono diventarlo perché è quello che serve a chi abita i nostri quartieri. L’alternativa è che ognuno faccia fronte individualmente e come meglio riesce alla disoccupazione, alla precarietà, agli sfratti e ai problemi di salute seguendo la logica del “si salvi chi può” e “ognun per sé e dio per tutti”. Come brigate siamo nate per andare nella direzione opposta, per non lasciare nessuno indietro, per mettere al centro la solidarietà e l’agire collettivo. Per farlo la sola distribuzione dei pacchi non basta più. Serve uscire, fare inchiesta, costruire momenti di confronto, iniziative, di autogestione e di lotta, sui problemi che ci sono, promuovere il più ampio protagonismo popolare. Serve sviluppare tra di noi il dibattito su come fare e coordinarci su obiettivi e pratiche comuni.

Con la mia brigata abbiamo fatto un’esperienza in questo senso. Nell’anno passato abbiamo lavorato a produrre un programma dal basso. Abbiamo fatto questionari, banchetti d’inchiesta, assemblee sul tema della sanità, della casa e del lavoro, attraverso cui abbiamo elaborato una serie di misure necessarie per fare fronte alle problematiche che ci sono e individuato le iniziative che possiamo mettere in campo da subito con le forze di cui disponiamo, per dare nell’immediato una prima, anche se piccola, risposta concreta.

Stiamo ora organizzando uno sportello sulla sanità con il coinvolgimento di alcuni infermieri, OSS e medici. E partecipiamo alla campagna cittadina e regionale per rifondare la sanità pubblica assieme agli altri comitati.
Abbiamo scritto una lettera ad ALER chiedendo un incontro a fronte delle numerosissime e gravi problematiche provocate dalla cattiva gestione delle case popolari del nostro quartiere.
È attivo anche uno sportello sul lavoro attraverso il quale aiutiamo i disoccupati a stendere i curriculum e a cercare una collocazione e dove scambiamo lavoretti. Promuoviamo scioperi al contrario per rivendicare la riqualifica del quartiere attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro e organizziamo un doposcuola.

Questo mese con gli abitanti del nostro quartiere si è discusso della lotta degli operai GKN, della prospettiva a cui essa apre per cambiare, questa volta veramente, il governo del paese. Abbiamo prodotto un volantino sul tema e lo abbiamo diffuso in zona e ai punti di distribuzioni dei pacchi. Una nostra delegazione ha partecipato al corteo del 18 settembre.

Sono piccoli passi, che però indicano una direzione e dimostrano che è possibile percorrerla. Avanti allora: riprendiamo e approfondiamo il confronto sul ruolo che le brigate possono avere in questa nuova fase, sviluppiamo e strutturiamo il coordinamento, avanziamo nel fare delle brigate un mezzo di quel cambiamento che è sempre più necessario e che ora appare, in maniera sempre più evidente, anche possibile.

M.B.
Brigata di Solidarietà Popolare Milano sud

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