Lo svolgimento della campagna elettorale per le amministrative ha certamente influito sul sommovimento delle scorse settimane, determinando un contesto favorevole all’iniziativa degli organismi operai e popolari.
I “pellegrinaggi” di esponenti politici di fronte ai cancelli della GKN ne sono un esempio (ma se ne possono fare altri mille) e anche la decisione di imporre l’obbligo del Green Pass sui posti di lavoro solo a partire dal 15 ottobre è una manovra calcolata dalle Larghe intese per “limitare i danni”.

Il 3 e 4 ottobre si è votato per il rinnovo delle amministrazioni locali che riguarderanno più di 1000 Comuni, molti dei quali sono fra i più importanti del paese: in questo senso le elezioni hanno inevitabilmente anche un valore nazionale.
Nel momento in cui scriviamo le elezioni non si sono ancora svolte, mentre quando questo numero di Resistenza verrà diffuso i risultati saranno già noti. Sarà chiaro quanto e come le elezioni amministrative hanno contribuito a indebolire il fronte dei partiti delle Larghe Intese e il governo Draghi. In definitiva questo è l’aspetto principale e su questo solco abbiamo condotto la nostra campagna elettorale incentrata su:

– la promozione di nuovi organismi operai e popolari e il rafforzamento di quelli già esistenti;
– la promozione e il consolidamento di un fronte comune di partiti, organizzazioni politiche e sindacali, organismi operai e popolari che, superando lo spirito di concorrenza tipico delle competizioni elettorali, si oppone alle Larghe Intese.

Delle attività promosse dal P.CARC, ci soffermiamo qui su due iniziative organizzate dalle Sezioni di Roma e di Torino.

A Roma, il 24 settembre, hanno risposto all’invito alla discussione Marco Morosini (Confederazione Sinistra Italiana), Simone Stazi di Patria Socialista (candidato per il Partito Comunista), Valter Tucci (candidato per il Partito Comunista Italiano), Mario Eustachio De Bellis (candidato per Roma ti Riguarda) e i compagni del PCI Monti Prenestini, presenti con una delegazione.
È stato un confronto ricco che è andato ben al di là della “passerella elettorale” e dello “scambio di accuse” rispetto alla responsabilità della “frammentazione dei comunisti e della sinistra”. È stato anzi un confronto che ha dimostrato come, cercando di superare “la frammentazione”, sia possibile ragionare in termini di percorsi e obiettivi comuni.
L’incontro ha favorito la convergenza su due attività da condurre prima e dopo le elezioni (e a prescindere dal loro esito).

La prima riguarda l’organizzazione di una serie di iniziative nei circoli, nelle scuole, nei quartieri per far conoscere ai lavoratori e alle masse popolari romane le caratteristiche, il contenuto e i risultati della lotta degli operai GKN.
La seconda riguarda l’intervento comune su Gruppo Distribuzione, una fra le più grandi aziende di servizi sul territorio metropolitano, con migliaia di dipendenti.

Particolarmente interessanti gli elementi politici su cui invece non si è trovato un accordo e su cui sarà utile riprendere e sviluppare la discussione.
Anzitutto da vari interventi è emersa la necessità di approfondire cosa significa “unità d’azione” e che relazione ha con “l’unità dei comunisti”. Fra alcuni dei promotori dell’unità d’azione esiste l’illusione che questa sia la strada per arrivare anche all’unità politica e ideologica, ma questi compagni non possono che rimanere delusi!
Bisogna considerare che i comunisti hanno il dovere di perseguire l’unità d’azione con chiunque assuma un ruolo positivo nei confronti delle masse popolari (a maggior ragione se si tratta di altri partiti e organizzazioni comuniste e di sinistra!), ma l’unità d’azione non sostituisce la lotta ideologica. L’unità dei comunisti può avvenire solo sulla base della concezione del mondo.

Interessante, a questo proposito, la posizione portata da alcuni compagni per i quali l’organizzazione dei lavoratori nelle aziende non sarebbe compito dei comunisti, ma delle organizzazioni sindacali. Questi compagni tracciano una linea di demarcazione netta: il sindacato interviene nelle aziende e il partito fuori! Ecco un esempio di divergenze ideologiche importanti!
Noi dedichiamo le nostre forze a che l’organizzazione dei lavoratori nelle aziende, al di là della tessera di partito o sindacale, sia un obiettivo comune di tutti i comunisti. Si tratta, infatti, di costruire quegli organismi che fanno valere la forza della classe operaia organizzata dentro le aziende e poi anche fuori, man mano che si sviluppano.
Non si tratta di “concorrenza con i sindacati”: alle organizzazioni sindacali l’insostituibile compito di promuovere la lotta rivendicativa, ai comunisti il compito di promuovere l’organizzazione rivoluzionaria della classe operaia! Temi che vanno ben al di là della campagna elettorale e che siamo ben soddisfatti di aver fatto emergere!

A Torino, il 25 settembre, nella sede del P.CARC si sono riuniti la deputata Jessica Costanzo di “L’Alternativa C’è”, Carmelo Giocondo candidato di Sinistra in Comune, Maria Grazia Tesse ed Emmanuel Moro candidati per Potere al Popolo, Enzo Scirpo candidato del Partito Comunista, i compagni dell’ANPI Nizza-Lingotto.
A prescindere dalle diverse collocazioni politiche, comune è stato il riconoscimento di una necessità: alimentare il vento di riscossa che a partire dalla vertenza GKN ha iniziato a soffiare nel paese. E farlo in un rapporto di unità d’azione tra eletti che si mettono al servizio del popolo, organizzazioni politiche e sindacali, comuniste o comunque alternative al sistema delle Larghe Intese, operai e avanguardie di lotta nelle aziende e nei posti di lavoro.

Il dibattito ha favorito lo scambio di esperienze e l’individuazione di ostacoli e difficoltà specifiche. Si è parlato delle trappole che incombono sull’azione degli eletti che pure intendono porsi al servizio delle masse popolari. Si è parlato dell’importanza fondamentale di rilanciare nel paese un nuovo movimento di Consigli di Fabbrica anche come strumento per diffondere la conoscenza dell’esperienza d’avanguardia degli operai GKN.
Dalla ricca discussione sono emersi i presupposti per promuovere un lavoro di inchiesta rispetto ai cambiamenti che hanno interessato e stanno interessando la classe operaia di Torino e un intervento al cancello 63 di Mirafiori, il “famigerato” reparto che è passato dalla produzione di auto alla produzione di mascherine (difettose) grazie a un accordo fra la famiglia Elkann e il governo.

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