Sono passati pochi mesi dall’insediamento del governo Draghi e sono bastati a smontare non tanto l’enorme risonanza mediatica al governo dei migliori, quella crollata in qualche ora, quanto la narrazione che la borghesia promuove rispetto a un governo forte e compatto.

Il governo Draghi è tutt’altro che un governo forte e monolitico.

Principalmente non lo è e non può esserlo perché qualunque legge, manovra o decreto messo in campo si muove sul terreno minato delle masse popolari. Ad ogni sua azione deve fare i conti con queste e con le loro reazioni. Per Draghi è tutt’altro che semplice imporre le misure che deve imporre, basta guardare allo sblocco dei licenziamenti, che non riesce ad attuare come niente fosse. È un terreno su cui si barcamena a destra e a manca perché, come si muove, fa insorgere non solo i lavoratori ma anche i diversi interessi e le diverse fazioni che compongono la maggioranza e che si scontrano costantemente per tentare di recuperare il loro elettorato o la loro base. Ad esempio, prima c’è stata la comunicazione della mini proroga del blocco dei licenziamenti, subito rimangiata per accontentare Confindustria ma che ha provocato reazioni nei sindacati confederali messi alle strette dai lavoratori. In ultimo quindi, il piano di sblocco scaglionato si farà per categorie e eccezioni. Allo stesso modo Draghi si è dovuto muovere sullo sblocco degli sfratti, nel campo della scuola pubblica, dei commercianti, partite IVA e ristoratori. Draghi si trova quindi ad avere a che fare anche con le debolezze strutturali del governo, legate alla sua composizione e al mandato che ha.

Tenta di procedere più speditamente nello smantellamento della produzione e dei servizi pubblici, come l’accelerazione dello smantellamento di Alitalia conferma, ma questo non fa che provocare ulteriori mobilitazioni di massa. La prossima tornata elettorale metterà a nudo l’ulteriore distacco delle masse popolari dai partiti delle Larghe Intese che lo sostengono, come avvenuto in Francia con il 66% di astensione, e per quanto Draghi le rimandi, non potrà farlo all’infinito.

A fronte di tutto ciò la tanto declamata panacea del Pnrr non solo è una bufala per la quantità di finanziamenti reali che arriveranno, poco superiori a una finanziaria, ma soprattutto non risolverà la crisi né cambierà l’indirizzo politico della produzione e dei servizi. La crisi in cui siamo immersi non è legata alla mancanza di denaro anzi, non ci sono mai stati così tanti soldi in circolazione; basti pensare al fatto che dal 2015 ad esempio la BCE ha dato mensilmente alle banche europee cifre dai 60 agli 80 miliardi di euro. Il problema è cosa si fa con il denaro e in mano a chi è. I capitalisti investono se e solo se farlo gli garantisce un profitto adeguato, altrimenti continuano a speculare condannando a morte lenta servizi essenziali e interi settori produttivi. Ne è la prova il piano riservato alla sanità con i fondi del Pnrr che andranno a sovvenzionare ancora di più lo smantellamento del pubblico a favore dei privati.

Draghi non ha soluzioni per le masse popolari e non riesce nemmeno ad applicare speditamente quelle degli imperialisti europei, americani e sionisti da cui ha il mandato. Draghi è debole, ma gli operai, i lavoratori e le masse popolari devono imparare sempre più nella pratica a far valere la forza che hanno. Per colpirlo e farlo vacillare devono rendergli la vita impossibile, devono rendere il paese ingovernabile e ogni misura o legge contro le masse popolari imposta da questo governo deve diventare un pretesto per farlo. Che possono farlo, che sono in grado di farlo, ne sono esempio i NO TAV con la loro esperienza. Per quanti fondi, intossicazione, repressione i vari governi abbiano messo in campo da trent’anni il TAV non si fa. L’esperienza del movimento NO TAV dimostra che i vari governi e uomini più o meno forti niente possono di fronte all’organizzazione e alla mobilitazione decisa delle masse popolari. Allo stesso modo ne è esempio la pratica dei portuali del CALP, estesasi ad altre organizzazioni di portuali: se ad esempio rifiutano di caricare le navi di armi destinate alla guerra in Medio Oriente poco possono farci i gruppi imperialisti, che siano questi europei americani o sionisti.

Certo si tratta di esempi singoli, ancora limitati alle singole categorie colpite che di volta in volta reagiscono, ma mostrano chiaramente la strada da seguire per impedire a Draghi e al suo governo di operare secondo il suo mandato.

Sono gli operai, i lavoratori e tutte le masse popolari che devono rende impossibile al governo Draghi di attuare fino in fondo leggi e decreti antipopolari, rendendone impossibile l’applicazione attraverso scioperi e violandoli apertamente, fomentando le divisioni al suo interno che sono un punto di debolezza strutturale.

Queste organizzazioni che oggi mostrano il loro esempio – come i NO TAV, il CALP, i lavoratori ex Ilva e Alitalia, le organizzazioni sindacali – possono assumere un ruolo importante, che faccia da traino, come fatto in altre occasioni. Posso farlo non solo partecipando alle iniziative che saranno messe in campo, ma chiamando alla partecipazione e alla mobilitazione, indicendo scioperi e mobilitazioni e anche chiamando in causa parlamentari ed eletti che si dicono contrari al governo Draghi perché si uniscano a loro e sabotino in ogni modo le misure antipopolari del governo.

  • Lo sblocco dei licenziamenti è il terreno su cui far montare le mobilitazioni, le iniziative di piazza e dentro ogni azienda; è il terreno su cui gli RSU possono spingere per proclamare sciopero generale, anche in virtù della solidarietà e della lotta alla repressione come avvenuto negli scorsi giorni. Lo sblocco dei licenziamenti e la condanna a morte per molte delle aziende strategiche come ex Ilva, Alitalia e Whirlpool sono strettamente legati. La battaglia per un lavoro utile, dignitoso e sicuro è la battaglia di tutti, al di là delle singole categorie più o meno colpite, di quelle che partiranno prima o più tardi con lo sblocco dei licenziamenti.
  • Lo sblocco degli sfratti allo stesso modo è il terreno su cui unirsi e mobilitarsi. È una questione che riguarda tutti, esattamente come lo sblocco dei licenziamenti. È necessario legare alla battaglia contro lo sblocco dei licenziamenti quella contro lo sblocco degli sfratti e organizzare nelle prossime settimane mobilitazioni capillari in tutto il Paese. Serve organizzarsi per opporsi agli sfratti e renderli carta straccia!
  • La difesa e la ricostruzione del SSN e della scuola pubblica sono campi di lotta per impedire al governo Draghi di portare avanti lo smantellamento dei servizi a favore della loro privatizzazione. Sono terreno in cui si lotta allo stesso modo per un lavoro utile e dignitoso, per la stabilizzazione, per le assunzioni e contro lo smantellamento.
  • Boicottare le guerre imperialiste è un altro campo di mobilitazione che indebolisce l’operato di Draghi, stante il ruolo che ha l’Italia tra i gruppi imperialisti, e che deve legarsi strettamente alle altre mobilitazioni in atto nelle prossime settimane.

Serve organizzarsi e mobilitarsi capillarmente per colpire uniti. È necessario rendere ogni azienda e piazza focolai di lotta affinché in tutto il Paese divampi l’incendio che porta alla costruzione della reale opposizione a Draghi e al suo governo da parte della classe operaia e delle masse popolari.

C’è bisogno che chi si mobilita chiami a raccolta le altre organizzazioni operaie e popolari, c’è bisogno di unire le forze, serve un fronte contro Draghi e le larghe intese!

10, 100, 1000 iniziative per opporsi a tutti i costi allo sblocco dei licenziamenti e a tutte le manovre antipopolari del governo! 10, 100, 1000 iniziative per indebolire il governo Draghi fino a farlo crollare!

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