Solidarietà agli operai della stamperia Texprint di Prato iscritti al SI Cobas per il tentativo di sgombero del picchetto che ha mandato sei degli operai all’ospedale!

Gli operai della stamperia sono in sciopero e in presidio permanente davanti alla fabbrica da quasi due mesi per mettere fine al sistema di sfruttamento su cui si basa il distretto tessile pratese e (ri)conquistare condizioni lavorative in linea con il CCNL: 8 ore su 5 giorni settimanali invece di 12 e più 7 su 7. Un sistema degno dei padroni delle ferriere dell’Ottocento praticamente tollerato da istituzioni e “controllori” vari.

Il tentativo di sgombero di mercoledì scorso è solo l’ultimo attacco repressivo ai loro danni. L’ultimo di una serie di tentativi di sgombero del picchetto e anche l’ultimo della serie di attacchi contro il sindacato SI Cobas e contro gli operai che si organizzano e combattono per un lavoro dignitoso, sul territorio pratese e nazionale. L’attacco dei giorni scorsi è un’operazione che si collega alla prima applicazione del Decreto Sicurezza di un anno fa proprio ai danni degli operai iscritti al SI Cobas a Prato e che oggi si inserisce nel clima repressivo crescente nel nostro paese (basta pensare ad esempio agli arresti a Torino per le proteste del 26 ottobre e alle multe e le richieste di sorveglianza speciale a proprio a Firenze).

Che la polizia venga schierata per sgomberare i picchetti e difendere ad ogni costo il profitto dei padroni non è un caso isolato né straordinario; è la reazione alla lotta degli operai, è parte della loro lotta. Che governi e istituzioni difendano gli interessi di Confindustria, di speculatori e affaristi di ogni sorta è evidente e lo è stato in tutta la gestione dell’emergenza.

Ogni attacco deve rappresentare un passo ulteriore di coordinamento tra operai di diverse aziende e al di là delle tessere sindacali o delle bandiere; deve essere occasione di coordinamento con il resto dei lavoratori a Prato, in Toscana e nel paese. 

La forza della risposta operaia può trasformare ogni attacco in un’occasione di avanzamento nella loro lotta. Nell’ultima settimana operai e sindacato hanno risposto ai diversi tentativi di sgombero rilanciando e conquistando così posizioni nei rapporti di forza. L’apertura dello stato di agitazione nell’intero distretto tessile, l’appello alla solidarietà e al coordinamento ha mosso altri gruppi operai, altri lavoratori, le brigate di solidarietà, alcuni comitati in difesa della scuola e della sanità e alcuni collettivi studenteschi. Negli ultimi giorni si sono susseguite le prese di posizione di operai, come il Collettivo di fabbrica della GKN, il CALP di Genova e come i Driver dell’UPS, e anche quelle di alcuni sindacati, come USB Logistica e dal coordinatore della Toscana Stefano Cecchi.

A fronte della spinta alla solidarietà, anche la FIOM di Prato e Firenze è uscita con una nota, seppur non entrando nel merito e sforzandosi di non nominare sigle e azienda: evidentemente però la pressione operaia e il clamore della vicenda sono ineludibili!

 Hanno dato il loro sostengo collettivi studenteschi come gli Studenti di Sinistra, le brigate di solidarietà cittadine (Rifredi, via del Leone) e di altre città come Pisa, Priorità alla Scuola, le organizzazioni in difesa della sanità come Medicina Democratica. La risposta di operai e sindacato ha portato in piazza a loro sostegno, a creare nei fatti un fronte, quei partiti che si oppongono al governo Draghi come il PC, il PRC, il FGC. Ha anche portato esponenti politici locali e nazionali come i consiglieri comunali, la consigliera regionale Noferi e il parlamentare Ricciardi del M5S e come il parlamentare Fratoianni di Sinistra Italiana a schierarsi dalla loro parte. 

Questa è la base di un ampio fronte solidale da estendere e rafforzare!

Gli operai organizzati hanno la forza di mettersi alla testa della lotta generale per rimettere in sesto il paese: quando si muovono trascinano alla lotta il resto delle masse e costringono anche le istituzioni a darsi da fare. 

All’elevarsi della repressione è necessario elevare il livello della risposta, non concepire gli attacchi come singoli avvenimenti ma costruire il più ampio fronte solidale, un’estesa unità d’azione perché ogni singolo attacco coinvolge e riguarda tutti i lavoratori e tutte le masse popolari. L’esperienza del Consiglio Popolare nato attorno alla lotta degli operai di Italpizza di Modena, e che si è strutturato andando anche oltre questa, è un esempio: ha dato forza ai denunciati nel rompere con il sistema repressivo, intimidatorio e ricattatorio di padroni e Tribunale. Il sostegno popolare è fondamentale per rispedire al mittente gli attacchi. 

La risposta della classe operaia è forte e non si deve far attendere, in Toscana come in tutto il territorio nazionale. 
In queste ore già si sono estesi anche a Pisa e Torino i presidi davanti al negozio che si fornisce alla stamperia Texprint, Dixie. 

Questa è una pratica solidale da estendere. Lo sciopero è l’arma che la classe operaia e il resto dei lavoratori hanno nelle loro mani, il movimento comunista li sostiene e mette al centro il necessario cambiamento della società. 

Estendere lo sciopero e proclamare lo stato di agitazione al di là delle sigle sindacali e delle bandiere di partito in ogni azienda tra quelle che si sono schierate dalla parte dei lavoratori della Texprint! 

Passare dalla difesa all’attacco: prendersi le strade e le piazze, allargando il fronte della disobbedienza e della solidarietà.

Far valere gli interessi dei lavoratori è legittimo, anche se illegale!

Non un passo indietro! Toccano uno, toccano tutti!

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