Piena solidarietà al SI Cobas Piacenza: in mattinata la Questura sotto la regia della Procura cittadina ha condotto un attacco frontale contro il coordinamento piacentino del SI Cobas con il chiaro obiettivo di decapitarne la struttura dirigente e come forma di ritorsione per il ruolo che in città e in provincia ha da anni il sindacato, soprattutto dopo la vittoria a febbraio conquistata con le barricate alla FedEx-TNT.

Un grande esempio di riscossa operaia che ha dato forza e fiducia al resto della lotta di classe in corso: dopo 13 giorni di blocco gli operai hanno imposto il mantenimento occupazionale del magazzino per tutti i lavoratori, respingendo gli attacchi della polizia.

È proprio per questa resistenza che Carlo e Arafat, coordinatori locali, sono agli arresti domiciliari: in totale sono sette le misure cautelari applicate, di cui cinque divieti di dimora in provincia di Piacenza, nei confronti di compagni del sindacato e del collettivo Controtendenza accusati dei reati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesione personale aggravata e violenza privata. A queste si aggiungono decine di perquisizioni domiciliari, multe per le violazioni della normativa anti-covid per un totale di 13.200 euro, oltre a quattro avvisi orali e cinque avvii di procedimento per altrettante revoche del permesso di soggiorno.

Un attacco questo che fa il paio con l’aggressione continua delle Forze dell’Ordine, sempre in queste ore, agli operai del SI Cobas della Texprint di Prato che da oltre 50 giorni per ottenere contratti regolari di 8 ore per 5 giorni.

Non crediamo alle veline: la Procura e la Questura di Piacenza si fanno avanguardia ed esecutrici della linea che agli operai deve essere impedito di ottenere diritti e conquiste. A Piacenza gli operai hanno vinto e infatti “pagano” con arresti domiciliari, ricatti sui permessi di soggiorno e multe stratosferiche: un modus operandi che ha il sapore di un vero e proprio tribunale speciale istituito contro gli operai e i sindacati combattivi.

In una città come Piacenza corrosa da un sistema di appalti criminali nei magazzini, da un’Amministrazione Comunale corrotta e dagli interessi della ‘Ndrangheta tutto ciò è ancora più grave, rendendo ancora di più fondamentale fare della lotta alla repressione una questione politica, una questione di ordine pubblico!

La repressione non impedisce la possibilità di vittoria: lottare è giusto, osare vincere è giusto e la repressione come “reazione” alla vittoria è il proseguimento, è parte della stessa lotta della classe operaia.

Per queste ragioni e stante il clima repressivo crescente nel resto del paese (gli arresti a Torino per le proteste del 26 ottobre, le multe e le richieste di sorveglianza speciale a Firenze) bisogna costruire un ampio fronte solidale, un’estesa unità d’azione perché è ogni singolo attacco che coinvolge e riguarda tutti i lavoratori e tutte le masse popolari.

Significa organizzarsi per far sì che l’attacco ricada sulla testa di chi l’ha lanciato prendendo esempio da quanto fatto per la vertenza Italpizza a Modena: un Tavolo di solidarietà che si è andato strutturandosi come un vero e proprio fronte solidale variegato e che ha coinvolto singoli e realtà politiche e sindacali del territorio. Questo Tavolo ha dato forza ai denunciati nel rompere con il sistema repressivo, intimidatorio e ricattatorio di padroni e Tribunale: il sostegno popolare è fondamentale per rispedire al mittente l’attacco (è un insegnamento questo che ben emerge dall’intervista che facemmo a Nicoletta Dosio del Movimento NO TAV).

Promuovere organizzazione, coordinamento, scambio di esperienze, solidarietà e sostegno reciproci è un passo in avanti nel passare dalla resistenza all’offensiva!

La risposta della classe operaia è forte e non si deve far attendere, in tutto il territorio nazionale: sviluppiamo un ampio fronte di solidarietà in ogni città, al di là delle appartenenze sindacali o politiche!

Invitiamo fin da subito ad aderire e a partecipare a tutte le iniziative che verranno messe in campo, a partire dalla produzione di striscioni, cartelloni e manifesti in solidarietà!

Passare dalla difesa all’attacco: prendersi le strade e le piazze, allargando il fronte della disobbedienza e della solidarietà anche nel non pagamento delle multe!

Far valere gli interessi dei lavoratori è legittimo, anche se illegale: libertà per i compagni!

Non un passo indietro! Toccano uno, toccano tutti!

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