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Problemi e prospettive dell’unità d’azione per il rinnovamento del movimento sindacale

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Novembre 2, 2020
in Resistenza n. 11-12/2020
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Patto d’Azione, Assemblea delle lavoratrici e lavoratori combattivi, Lavoratori Autoconvocati…

Da più di 10 anni il SI COBAS spinge oggettivamente al rinnovamento del movimento sindacale del nostro paese, attraverso l’applicazione di una linea di rottura con la concertazione, attraverso il rilancio su ampia scala della mobilitazione e dell’organizzazione degli operai e, cosa non secondaria, attraverso la costruzione di un’ampia rete di solidarietà fra lavoratori delle diverse aziende dello stesso settore (in particolare nella logistica).

In un periodo relativamente breve il SI COBAS è diventato una realtà composita, eterogenea, rappresentativa e di carattere nazionale.

Lo sviluppo di questa esperienza ha posto e pone nuove necessità che riguardano non solo il SI COBAS, ma tutto il movimento sindacale e, più in generale, il movimento operaio: allargare il campo di azione e di intervento ad altri settori produttivi, sviluppare una più efficace unità fra lavoratori italiani e immigrati, fare fronte alla repressione che colpisce duramente tanto il gruppo dirigente che i delegati e gli operai.

Con l’aggravarsi delle condizioni di vita e di lavoro imposte dall’avanzamento della crisi generale del capitalismo, la discussione e la sperimentazione hanno iniziato a coinvolgere realtà diverse dalle sigle promotrici dei percorsi di lotta comuni (Patto d’Azione, Assemblea delle lavoratrici e lavoratori combattivi, ecc.). L’avanzamento oggettivo che oggi si registra è frenato da due fattori: il persistere di “piccole guerre” per mantenere o ottenere “l’egemonia” e la poca chiarezza sulle prospettive e gli obiettivi a breve e medio termine.

Per quanto riguarda le manovre per mantenere o conquistare “l’egemonia”, esse sono una particolare manifestazione del basso livello di dibattito franco e aperto che si sviluppa fra organismi, organizzazioni sindacali e politiche che partecipano a vario titolo ai percorsi comuni.

Rispetto a questo, ci preme evidenziare come la lotta per “l’egemonia” non ha solo dei risvolti negativi: infatti, essa spinge ogni organismo a contribuire al meglio delle sue possibilità, in un’ottica di sana concorrenza.

Per quanto riguarda, invece, la poca chiarezza sulle prospettive e gli obiettivi, il discorso si complica perché essa influisce direttamente sul fatto che la discussione e la sperimentazione per una superiore unità d’azione si sviluppi oltre il livello elementare, per comprendere perché è necessario allargare un attimo il ragionamento.

In questa fase di crisi generale del capitalismo, la lotta rivendicativa per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari non è di prospettiva. Le lotte rivendicative hanno ottenuto risultati su vasta scala solo nel periodo tra il 1945-1975 in virtù del fatto che si era nella fase di ripresa dell’accumulazione e valorizzazione del capitale (il “capitalismo dal volto umano”) e in virtù della forza che il movimento comunista aveva ancora in Italia e nel mondo.

Oggi il movimento comunista è debole e non ci sono spazi materiali per nuove concessioni (i capitalisti se vogliono continuare a fare profitti non possono concedere più nulla): questo rende le lotte rivendicative deboli e ogni conquista molto più precaria, circoscritta, temporanea.

La mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari in questa fase storica ha prospettive di sviluppo solo se conforme alla necessità storica di sostituire il socialismo al capitalismo e la classe operaia e le masse popolari alla borghesia imperialista nella direzione della società.

Le masse popolari continuano a mobilitarsi in mille forme per difendere le tutele, i diritti e le conquiste che la classe dominante sta smantellando una dopo l’altra, ma oggi esse hanno bisogno di una prospettiva di lotta per il potere, non di un programma minimo di rivendicazioni!

Il movimento sindacale può rinnovarsi e svolgere un ruolo prezioso solo se diventa strumento di una mobilitazione più generale per imporre alle Larghe Intese un governo di emergenza delle masse popolari organizzate, una mobilitazione alla cui testa c’è la classe operaia.

 

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