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Altro che MES. Il punto sulla situazione politica

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Novembre 4, 2020
in Primo piano, Resistenza n. 11-12/2020
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Il nostro paese non ha bisogno del debito pubblico per funzionare e anzi deve liberarsi il prima possibile da questo cappio

Fonte – https://budget.g0v.it/partition/overview

Per mettere una pezza agli effetti della prima ondata della pandemia, il governo Conte ha stanziato circa 100 miliardi di euro con i decreti Cura Italia, Rilancio e Agosto. Circa metà del denaro è andato alle medie e grandi aziende capitaliste, la parte restante è servita invece a sostenere le piccole aziende e Partite IVA, la popolazione (cassa integrazione, reddito di emergenza, buoni spesa, ecc.), la sanità (attraverso risorse amministrate dalle regioni), la mobilità sostenibile (il famigerato “bonus monopattino”) e la scuola (i banchi con le ruote).
Il reperimento di questi 100 miliardi e il modo con cui sono stati usati permettono una serie di riflessioni utili a inquadrare la situazione politica del nostro paese e il funzionamento del sistema capitalista.

  1. Debito pubblico a beneficio dei comitati di affari. Il movimento economico che ha caratterizzato il 2020 è una chiara dimostrazione del meccanismo su cui poggia la spesa pubblica. Una buona parte di essa è costituita dalla gestione del debito pubblico (saldi dei debiti in scadenza e pagamento degli interessi) con cui vengono finanziate le spese dello Stato (fra cui sanità, pensioni, cassa integrazione, istruzione, trasporti pubblici, ecc.). Queste ultime sono di entità estremamente ridotta rispetto alle spese di gestione del debito pubblico: il debito pubblico è diventato – non da oggi, per la verità – la “gallina dalle uova d’oro” per gli speculatori. Anzi, la spesa pubblica è costantemente aumentata man mano che i governi di qualunque colore aumentavano i tagli, le privatizzazioni, lo smantellamento delle tutele, dei diritti e delle conquiste che le masse popolari avevano ottenuto con le lotte degli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso proprio a causa dell’aumento costante del debito pubblico.

AnnoGovernoDebito (milioni di euro)Rapporto Debito / PIL
1970Rumor, Colombo13.08737,1%
1975Moro41.89956,6%
1985Craxi347.59380,9%
1995Berlusconi, Dini1.151.539116,9%
2005Berlusconi1.518.640101,9%
2015Renzi2.172.673132,3%
2018Gentiloni, Conte2.316.697132,1%
Fonte: Banca d’Italia – ISTAT

Nel 2020 il debito pubblico italiano è schizzato alle stelle. La Nota di aggiornamento del DEF, approvata lo scorso ottobre, dice che il rapporto debito/PIL salirà circa del 23,4%, fino ad arrivare al 158%. L’aumento proseguirà anche nel 2021, parallelamente a una drastica diminuzione del PIL.

Nella veste di credito alla pubblica amministrazione (debito pubblico) il capitale è valorizzato due volte. Una volta perché la pubblica amministrazione compera merci dai capitalisti e permette a questi di trasformare il capitale-merce in denaro (condizione essenziale per concludere il ciclo di valorizzazione del capitale); una seconda volta perché i capitalisti maturano interessi su quei prestiti.

  1. Maggiore dipendenza dalla UE e guerra tra bande per i soldi promessi. Di fronte all’urgente bisogno di denaro che con l’emergenza sanitaria ed economica si è presentato, con varia intensità, in tutti i paesi membri della UE, le autorità finanziarie europee hanno sospeso il Patto di Stabilità che solo fino alla settimana prima rappresentava un caposaldo imprescindibile per l’adesione alla UE e hanno cercato di trarre vantaggio dalla situazione. UE e BCE hanno promesso lo stanziamento di 2.300 miliardi di euro, attraverso vari istituti e procedure (MES, Recovery Fund, ecc.), che andranno ad aumentare il debito pubblico dei paesi che li riceveranno.
    Di fronte al miraggio dei 230 miliardi di euro promessi all’Italia è iniziata la concorrenza fra i vari gruppi, fazioni e comitati di affari della classe dominante del nostro paese per avere una posizione di privilegio nella loro gestione e ripartizione. Questi soldi, però, per ora sono solo promessi: non sono ancora arrivati e non è affatto certo che arriveranno! Per averli è necessario rispettare una serie di condizioni che sostanziano un’ulteriore cessione di sovranità nazionale.
    La questione principale che anima la lotta politica fra le varie fazioni della borghesia del nostro paese in questi mesi si riassume nella seguente domanda: chi sarà a gestire questi soldi e quali saranno i comitati di affari che ne beneficeranno in misura maggiore? La sceneggiata che va avanti da mesi tra “MES sì o MES no”, “Recovery Fund anziché MES”, è il paravento dietro cui celare la guerra tra bande in corso tra le diverse fazioni della classe dominante. Essa è strumento di intossicazione dell’opinione pubblica per lasciar sperare alle masse popolari che esista una via, magari dolorosa e impegnativa ma sostanzialmente pacifica, per uscire dalla situazione in cui la borghesia imperialista ha fatto sprofondare il paese.
  1. La fine dell’ordinaria amministrazione e la Legge di Bilancio. La verità è che se la gestione dell’emergenza rimane nelle mani della classe dominante per le masse popolari si prospetta solo un futuro di maggiore sfruttamento e sottomissione, di devastazione materiale e morale. La fase in cui la borghesia imperialista poteva ancora presentare, seppur a fatica, la situazione come ancora gestibile attraverso “l’ordinaria amministrazione” è definitivamente conclusa.
    Il “dibattito” surreale sulla Legge di Bilancio per il 2021, le discussioni sulla proroga del blocco dei licenziamenti, le schermaglie sul Reddito di Cittadinanza, le scommesse sulla capacità di tenuta del governo Conte deviano l’attenzione dalla questione reale.
  1. Il presente del governo Conte e il futuro del Governo di Blocco Popolare. Non ribadiamo qui i motivi per cui riteniamo che il secondo governo Conte sia espressione della breccia che le masse popolari hanno aperto nel sistema politico delle Larghe Intese, ne abbiamo infatti trattato in lungo e in largo su tanti numeri di Resistenza (per ultimo nell’Editoriale del n. 10/2020) a cui rimandiamo. La questione che invece ci preme affrontare qui è che, al momento, la classe dominante non ha soluzioni di ricambio all’attuale governo e neppure i chiassosi Salvini e Meloni hanno la benché minima intenzione di farlo cadere per prendere il posto di Conte.
    A scanso di possibili sommovimenti improvvisi (che non vanno esclusi) sarà Conte a governare fino al termine della sua legislatura.
    Da qui l’importanza che per noi comunisti riveste il fatto che il M5S risalga la china e assuma un ruolo positivo per l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari.
    Da qui anche l’importanza che ha la combinazione tra le lotte rivendicative (per strappare al governo Conte misure utili a far fronte all’emergenza) e la lotta politica che le masse popolari organizzate devono condurre per arrivare ad affermare il proprio governo di emergenza, il Governo di Blocco Popolare.
    Il nostro paese non ha bisogno del debito pubblico per funzionare e anzi deve liberarsi il prima possibile da questo cappio. Il funzionamento del paese deve basarsi sul benessere delle masse popolari, sulla loro mobilitazione e sul loro protagonismo.

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