Quanto più avanza la crisi generale del capitalismo, tanto più la lotta di classe si acuisce. Questo, sia per effetto delle misure con cui la borghesia imperialista cerca di scaricare sulla classe operaia e sulle masse popolari il peso della crisi generale (attuazione del programma comune della borghesia imperialista), sia per effetto della repressione più ampia e dispiegata che essa è costretta a mettere in campo per contrastare la mobilitazione delle masse popolari. Che la borghesia abbia già vinto la lotta di classe è un’enorme fandonia! Il fatto che essa sia all’attacco su diversi fronti è, anzitutto, manifestazione della sua debolezza.

Mano a mano che la lotta di classe si acuisce, nel movimento comunista cosciente e organizzato si sviluppa in ampiezza e in profondità la lotta fra due linee: la linea per costruire la rivoluzione socialista e la via per riformare il capitalismo.
È inevitabile che ciò accada e anzi è sano, perché è attraverso la lotta ideologica che il movimento comunista cosciente e organizzato si rafforza, supera concezioni sbagliate in favore di concezioni giuste.

È sbagliato pretendere l’unità dei comunisti a tutti i costi, perché l’unità organizzativa senza unità ideologica è unità al ribasso. Al contrario, la lotta ideologica va condotta fino in fondo e in tutti i campi, poiché la trasformazione richiesta al movimento comunista cosciente e organizzato è profonda: esso deve costituire il partito comunista, il reparto d’avanguardia della lotta politica rivoluzionaria e guidare la classe operaia e le masse popolari nella rivoluzione fino all’instaurazione del socialismo.

Fin dalla sua nascita, la Carovana del (nuovo)PCI ha dedicato tempo, risorse ed energie al bilancio dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale (1917-1976) e si è messa alla testa della sperimentazione per arricchire, attraverso l’esperienza pratica e la sua elaborazione, quel patrimonio ideologico e politico.

In estrema sintesi, i principali temi su cui la Carovana promuove la lotta ideologica entro il movimento comunista cosciente e organizzato sono quattro:
– il bilancio del movimento comunista (prima ondata della rivoluzione proletaria e primi paesi socialisti, crisi del movimento comunista e revisionismo moderno, rinascita del movimento comunista sulla base del marxismo-leninismo-maoismo);
– la teoria della (prima e seconda) crisi generale del capitalismo nell’epoca imperialista e della connessa situazione rivoluzionaria in sviluppo;
– il regime di controrivoluzione preventiva instaurato dalla borghesia nei paesi imperialisti;
– la strategia della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata.

 

Ci soffermiamo qui sull’ultimo tema, poiché la sua comprensione è decisiva per mettere a fuoco il che fare? nel contesto attuale.

“L’essenza della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata consiste nella costituzione del partito comunista come centro del nuovo potere popolare della classe operaia; nella mobilitazione e aggregazione crescente di tutte le forze rivoluzionarie della società attorno al partito comunista; nella elevazione del livello delle forze rivoluzionarie; nella loro utilizzazione secondo un piano per sviluppare una successione di iniziative che pongono lo scontro di classe al centro della vita politica del paese in modo da reclutare nuove forze, indebolire il potere della borghesia imperialista e rafforzare il nuovo potere, arrivare a costituire le forze armate della rivoluzione, dirigerle nella guerra contro la borghesia fino a rovesciare i rapporti di forza, eliminare lo Stato della borghesia imperialista e instaurare lo Stato della dittatura del proletariato.

Il partito comunista è il centro propulsore del nuovo potere. Dalla sua fondazione, esso si pone come un potere autonomo da quello della borghesia e in concorrenza con esso. La sua espansione e il suo rafforzamento vanno in parallelo con la riduzione e l’indebolimento del potere della borghesia. La borghesia cerca di soffocare il nuovo potere, eliminando il partito comunista o corrompendolo fino a trasformarlo in un partito “come gli altri”, in un partito borghese. La semplice resistenza, continuare ad esistere, non lasciarsi né soffocare né corrompere, per il partito è già una vittoria, la prima vittoria del nuovo potere” dal Manifesto Programma del (nuovo)PCI – 2008.

Nel nostro paese esistono già due poteri alternativi e antagonisti. Uno è il vecchio potere della borghesia imperialista, incarnato dalle sue autorità e istituzioni nazionali e locali, l’altro è quello costituito dal (nuovo)PCI e dalla rete di organismi ad esso legati, direttamente o indirettamente.

Il potere della borghesia imperialista sta perdendo pezzi e forza: la pandemia da Coronavirus ha fatto esplodere tutte le contraddizioni preesistenti in campo sanitario, economico e sociale e la classe dominante non riesce più a dare un indirizzo unitario, coerente (nella misura in cui ciò può avvenire in una società borghese) all’attività del suo Stato e della sua pubblica amministrazione e a imporre alle masse popolari obbedienza alle leggi, alle ordinanze e alle altre disposizioni delle sue autorità. La breccia fra masse popolari e borghesia imperialista si è allargata ulteriormente: lo dimostrano l’esito del referendum del 20 e 21 settembre, i risultati delle elezioni amministrative e regionali, le ribellioni contro le nuove misure “anticontagio”. Ci sono condizioni più favorevoli al rafforzamento e all’allargamento del sistema di potere delle masse popolari organizzate. Ma sta ai comunisti fare che in modo che esse arrivino a concretizzarsi.

Far credere che non esistono in Italia, già oggi, due sistemi di potere antagonisti, parlare genericamente di crisi politica, è fuorviante per i comunisti: facilita il loro instradamento sulla via della sinistra borghese, la via della conciliazione e della sottomissione alle autorità e istituzioni borghesi.

Per la sinistra borghese è scontato che esista un solo sistema di potere, quello della borghesia imperialista. I suoi esponenti, anche quelli più radicali, promuovono rivendicazioni anche estreme, patrocinano proteste e persino rivolte, ma non arrivano a concepire che fare la rivoluzione socialista è possibile, che quanto di organizzato esiste nel campo delle masse popolari, a cominciare dal partito comunista, è già istituzione del nuovo sistema di potere e che è possibile svilupparlo attraverso un’azione costante e cosciente.

Siamo in una situazione rivoluzionaria in sviluppo: il suo sbocco dipende interamente dall’azione cosciente dei comunisti, da quanto coscientemente ed efficacemente assumono il ruolo di orientare le masse popolari verso un obiettivo di potere, verso la costituzione di un governo di emergenza che risponda effettivamente ai loro interessi. Questa è la strada più breve per rafforzare il nuovo potere e tutte le nostre azioni, anche le lotte rivendicative, le denunce e le proteste, devono tendere a questo obiettivo.

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