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Siamo a un bivio! La via dei capitalisti o quella delle masse popolari organizzate

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Novembre 4, 2020
in Primo piano, Resistenza n. 11-12/2020
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Editoriale

Da metà ottobre il nostro paese è entrato a pieno titolo nella seconda ondata della pandemia da Coronavirus.

Nei mesi estivi governo e autorità nazionali hanno perso tempo a discutere di questioni secondarie (i dibattiti inconcludenti sui banchi con le rotelle, sul negazionismo, ecc.) invece di fare quello che andava fatto.
La situazione attuale è peggiore di quella della scorsa primavera, sia dal punto di vista sanitario che sociale: aumentano i casi accertati di contagio (non solo per il maggiore numero di tamponi eseguiti, ma perché aumenta il rapporto fra tamponi eseguiti e positività) e le masse popolari sono già stremate dai mesi di lockdown e restrizioni precedenti.
Ciò nonostante, le istituzioni ancora tergiversano anziché prendere le “misure drastiche” invocate da medici e scienziati.

Il Coronavirus di per sé non è letale: lo diventa perché sono insufficienti le misure di prevenzione, di contenimento e cura; perché il sistema sanitario pubblico non funziona (le promesse di interventi rapidi su terapie intensive e medicina territoriale sono rimaste in gran parte lettera morta) e perché in definitiva tutto, anche il diritto alla salute, risponde alla legge del profitto.

Il capitalismo è un modo di produzione (e un sistema sociale) inconciliabile con la salute pubblica, con la tutela dell’ambiente e, in definitiva, con il soddisfacimento dei bisogni della maggioranza della popolazione. Anche questa pandemia contribuisce a dimostrare su vasta scala che il capitalismo deve essere sostituito con il socialismo: il modo di gestione della società di cui l’umanità necessita per invertire il corso disastroso delle cose e che prelude al comunismo (“ad ognuno secondo i suoi bisogni”).
Il salto che la società ha di fronte è reso ben evidente anche dalle misure per affrontare la pandemia. Oggi sono solo due le vie che abbiamo di fronte.

La prima è quella che i capitalisti vogliono imporre e stanno imponendo.

Tutto deve continuare “come se nulla fosse”, la produzione e distribuzione capitalista di merci e i consumi vanno persino incrementati, approfittando della pandemia stessa; chi si ammala deve comprare i servizi della sanità privata che, al pari di ogni altra merce, sono soggetti a speculazioni di ogni tipo (come ben dimostrano la giungla dei prezzi dei tamponi a pagamento o la sospensione della distribuzione gratuita delle mascherine imposte per decreto). Le emergenze sono “una pacchia” – commentavano alcuni costruttori la notte stessa del terremoto a L’Aquila – per capitalisti, affaristi e criminali.
Questa è la via perseguita dalla Confindustria di Bonomi e da quel connubio affaristico-criminale che sta dietro alla gestione della sanità lombarda, campana, laziale, ecc. che ha già provocato ben più di 40 mila morti nel nostro paese, nei mesi di marzo e aprile.
È la via perseguita da chi, mentre continua a incassare miliardi di euro in aiuti pubblici, garanzie statali e sovvenzioni, alimenta la canea mediatica contro la movida, le scuole e i bar per nascondere che i principali centri di contagio sono ancora oggi gli stessi di marzo: le aziende capitaliste, i magazzini e i trasporti pubblici.

La seconda via è quella che con sempre maggiore consapevolezza stanno imboccando gli organismi operai e popolari. Per uscire dall’emergenza servono:
– investimenti senza precedenti e a fondo perduto per rafforzare il sistema sanitario pubblico (assunzione di infermieri, medici, personale tecnico e reperimento di strutture e materiali anche con l’esproprio delle aziende sanitarie private);
– idonee e diffuse misure di accertamento e contenimento dei contagi (tamponi domiciliari e gratuiti, sistemazioni idonee e dignitose per l’isolamento dei positivi, ecc.);
– sostegni economici per le famiglie dei lavoratori dipendenti e autonomi, per i precari e i disoccupati;
– la mobilitazione capillare delle masse popolari perché si diffondano sul territorio, a fronte dell’assenza delle istituzioni, le squadre di volontari per l’emergenza (Brigate di Solidarietà).

Sono queste le sole misure che consentiranno al nostro paese di contenere e debellare il contagio da Coronavirus, come lo ha contenuto e lo sta sconfiggendo la Cina (vedi articolo a pag. 7).

 

A chiacchiere, l’azione del governo Conte è guidata dal proposito di “non lasciare indietro nessuno”, ma concretamente è in diretta sintonia con la linea dei capitalisti, degli affaristi, degli speculatori e dei comitati di affari. Il governo Conte non ha preso nessuna misura per sciogliere davvero l’intreccio di interessi privati che gravano sulla sanità – ad esempio non ha neppure commissariato la giunta lombarda dei Fontana-Gallera, a fronte delle sue evidenti e gravissime responsabilità – e, anzi, ha permesso che i soldi stanziati per migliorare il sistema sanitario pubblico finissero, ancora una volta, nelle tasche di speculatori senza scrupoli; non ha rotto in alcun modo con le prassi correnti della Repubblica Pontificia e, anzi, ha contribuito ad alimentarle. Eppure, Confindustria si lamenta: benché ci siano ancora ad ottobre migliaia di lavoratori in attesa della CIG di maggio, sostiene che gli operai hanno troppe tutele (vedi la proposta di proroga del blocco dei licenziamenti fino a fine anno) e che è necessario abolirle una volta per tutte perché “ostacolano la ripresa”.

 

Delle due vie che abbiamo di fronte, quella tracciata dai capitalisti porta direttamente verso la catastrofe, l’altra – se sviluppata e perseguita dalle organizzazioni operaie e popolari – è quella che, oltre a far fronte agli effetti peggiori della crisi in corso, consente di guardare al futuro. Un futuro che sarà sì di dura lotta, perché i capitalisti non si ritireranno certo di buon grado, ma che sarà anche foriero di grandi conquiste ed emancipazione per tutte le masse popolari.

La prima strada incarna il vecchio che, pur sferrando gli ultimi colpi di coda, è destinato a morire; la seconda incarna il nuovo che sta per nascere. Una strada fa leva sulle consuetudini, sui rapporti di forza consolidati e sulle relazioni sociali esistenti per mantenere le masse sottomesse; l’altra fa leva sul crescente protagonismo degli organismi operai e popolari (di quelli esistenti e degli altri che si formeranno), perché acquistino fiducia in sé stessi e con essa anche una maggiore comprensione del ruolo che devono assumere per salvare il paese.

 

La pandemia accelera la disgregazione del modo di produzione capitalista e del suo relativo sistema sociale, indicando al contempo anche la via di sviluppo. Ai comunisti il compito di valorizzare, estendere, orientare la mobilitazione spontanea della classe operaia e delle masse popolari affinché essa confluisca nel movimento oggettivo della società e faccia valere pienamente e fino in fondo la sua forza trasformatrice della storia.
Il vecchio movimento comunista è, in questo, fonte di grandi insegnamenti per tutti coloro che sono decisi a portare a compimento l’opera che ad esso non riuscì: fare la rivoluzione socialista in un paese imperialista.

Chi cerca un’altra via di uscita dal marasma in corso è destinato a finire in un vicolo cieco.
Il mondo, l’Europa e il nostro paese sono immersi nella barbarie e il socialismo è il futuro dell’umanità.

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