Nei giorni scorsi Firenze è stata attraversata da numerose manifestazioni di protesta, il frutto della resistenza spontanea che i lavoratori, i giovani e le masse popolari in generale oppongono ai catastrofici effetti della crisi sanitaria, economica, sociale e politica in corso.

Nella manifestazione di venerdì 30 ottobre si è palesata in modo eclatante la rabbia di centinaia di persone contro i provvedimenti restrittivi del governo Conte, in particolare di giovani e giovanissimi che non vedono un brandello di futuro con la inutile didattica a distanza, con il destino segnato da un precariato a vita anche quando e se riescono a trovare uno straccio di lavoro e, a cascata, con l’impossibilità di garantirsi un futuro generalmente dignitoso.

Altro che provocatori prezzolati venuti da fuori, come blaterano politicanti e spazzatura cartacea e online varia, altro che fascisti, come ha contestato chi era in piazza Duomo etichettando giustamente come “pezzi di merda” chi li indicava come tali con il solo intento di smontare la mobilitazione e impedire che la gente vi affluisse ancora di più in massa di come è stato, se consideriamo il timore del contagio.

A questa legittima rabbia dovuta alle condizioni materiali in cui si trovano le masse popolari si sono unite la tensione, l’esasperazione e le provocazioni fomentate in particolare dal sindaco Nardella, che per giorni ha sbandierato lo spettro del fascismo e dei “violenti”, chiedendo a gran voce la repressione massiccia e dispiegata di coloro che sarebbero stati in piazza per la manifestazione “illegale”

La responsabilità politica di quanto accaduto la rispediamo quindi al rappresentante di un Comune che la settimana scorsa ha eseguito lo sgombero alle Case Minime di via Rocca Tedalda di una inquilina morosa (come il 96% di coloro sottoposti a sfratto) a suon di spray al peperoncino e manette; inoltre, il diritto a manifestare è garantito dalla Costituzione di cui questi sedicenti democratici si riempiono spesso la bocca.

Noi in quella piazza, così come al corteo del giorno dopo, ci siamo andati per essere al fianco delle masse popolari, dei compagni e delle compagne e delle tante categorie presenti (abbiamo parlato con commercianti e partite IVA, ristoratori e immigrati, studenti e impiegati di banca, disoccupati…c’era di tutto!) che lottano per non sprofondare nel marasma della crisi. C’eravamo perché siamo consapevoli che il nostro ruolo è quello di sostenere in tutto e per tutto la rabbia crescente, legittima e sana che le masse popolari spontaneamente portano in piazza contro l’ennesimo probabile lockdown che verrà decretato dal governo senza uno straccio di misura a favore di chi per vivere deve lavorare. Ma siamo anche coscienti che è necessario far fare un passo in avanti a questa resistenza è per questo motivo che abbiamo partecipato portando le parole d’ordine di un lavoro utile e dignitoso, sanità gratuita, pubblica e di qualità per tutti e per tutte e non solo per chi ha i soldi.

Noi siamo maoisti e Mao diceva che “la rivoluzione non è un pranzo di gala… la rivoluzione è un atto di violenza con il quale una classe ne sovverte un’altra”, quindi riteniamo che le masse popolari siano più che legittimate a opporsi con ogni mezzo necessario a chi le massacra quotidianamente con una guerra di sterminio non dichiarata, condotta senza armi ma che uccide e ferisce a colpi di disoccupazione e precariato, inquinamento, malattie curabili che non sono curate, repressione e militarizzazione delle città, abbandono dei quartieri e smantellamento delle conquiste strappate a caro prezzo come le pensioni e la sanità, il diritto a una casa e all’istruzione, i luoghi di ricreazione e aggregazione.

Per questi motivi ribadiamo la nostra solidarietà incondizionata e mandiamo il nostro saluto a coloro che sono stati arrestati, denunciati e pestati a sangue venerdì sera da forze dell’ordine in evidente stato confusionale, in quanto a direzione e polso della situazione. Mettiamo a disposizione la nostra esperienza in materia di repressione e le nostre relazioni e contatti per sostenerli nelle cause processuali che seguiranno: la solidarietà e l’organizzazione sono fondamentali e nessuno deve essere lasciato solo!

Per questi motivi rispediamo al mittente le divisioni fra “buoni e cattivi” (come abbiamo già scritto in questa nota), lasciandole a personaggi come Matteo Renzi,  responsabile con il suo partito e quello Democratico, con cui governa la città, la Toscana e anche a livello nazionale, della demolizione dell’articolo 18 con il Jobs’Act, della Buona Scuola, della monocultura del turismo che ha desertificato l’apparato produttivo della Piana fiorentina, del Patto di Stabilità che strangola i Comuni.

Nel comunicato di adesione alla manifestazione del 31 ottobre dicevamo: ”Bisogna far fare a queste mobilitazioni un salto di qualità, sostenere e fomentare la disobbedienza e l’opposizione alle misure, alle decisioni, alle leggi e alle regole delle autorità borghesi e trasformarla in organizzazione delle masse popolari a gestire parti crescenti della loro vita associata (attività e relazioni, soluzioni ai problemi, ecc.), contribuendo così a creare la rete del nuovo potere contrapposta alle attuali autorità centrali e locali della borghesia.  Questo è quello che spaventa realmente la borghesia imperialista e le sue autorità, questo quello che come Partito dei CARC e come Carovana del Nuovo Partito Comunista Italiano diciamo a tutti gli operai, i lavoratori, gli studenti, i lavoratori autonomi e tutti quanti in questi giorni stanno lottando per fronteggiare l’emergenza sanitaria ed economica. In questa situazione di misure imposte sempre più restrittive, dobbiamo rompere i divieti imposti dalla classe dominante, non perché “violare è bello”, ma perché contrastare queste misure è l’unico modo per fare gli interessi della nostra classe ed essere responsabili di fronte ad essa.”

Il bilancio di queste giornate conferma la giustezza di queste analisi e linee di azione e ci appelliamo ai tanti e tante che hanno partecipato a queste iniziative affinché riversino la stessa forza, energia e anche rabbia nell’imporre le misure di emergenza che servono per tutelare i propri interessi, gli interessi delle masse popolari: per imporre assunzioni di personale sanitario e la requisizione della sanità privata, per la creazione di nuovi posti di lavoro utili a cominciare dalla cura di persone e territorio, per la mappatura e l’assegnazione delle case e stabili vuoti in una delle città con il più alto tasso di sfratti per morosità incolpevole d’Italia, per la riapertura in sicurezza di circoli, scuole, università e biblioteche, ecc.

È un appello che facciamo, in particolare, alla classe operaia per sostenere tutte queste mobilitazioni e parteciparvi, come hanno fatto i metalmeccanici della GKN partecipando al corteo del 31 ottobre, come hanno fatto gli operai della Whirlpool di Napoli con l’approvazione verso chi era sceso in piazza contro De Luca.

L’unione e il coordinamento fra la classe operaia, le altre categorie produttive della società, gli studenti, i precari, i disoccupati e gli altri elementi avanzati che intendono dare battaglia è ingrediente fondamentale per invertire il catastrofico corso delle cose.

Questa unità è la combinazione necessaria per costituire un governo di emergenza che cominci a far valere la forza inarrestabile delle masse popolari, che assuma misure che servono al paese e le imponga ai poteri forti nazionali e internazionali. Questa è la via più veloce e meno distruttiva per fare avanzare questa società verso il socialismo: l’unico orizzonte strategico che possa garantire a tutti quanti noi i nostri interessi, i nostri bisogni, un futuro luminoso!

 

Federazione Toscana del Partito dei CARC

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