Pubblichiamo l’intervista corale raccolta allo Sportello Popolare del Lavoro promosso dall’Associazione Notti Rosse di Casalgrande (RE) perché esempio positivo, da estendere e replicare, di presa in carico delle esigenze e dei bisogni del territorio a partire dall’organizzazione dal basso. Un lavoro che questa realtà non ha mai fermato, soprattutto durante la fase acuta della crisi sanitaria da pandemia Covid-19. Questa esperienza infatti, è particolarmente importante perché da un lato dimostra che le Istituzioni di fatto, al netto delle chiacchiere e delle veline, hanno abbandonano a se stessi parti crescenti dei lavoratori e della popolazione, “ingabbiandoli” in una serie di labirinti burocratici che ostacolano in mille modi il reperimento di strumenti di sostegno (per quanto parziali), dall’altro dimostra che solo l’organizzazione operaia e popolare dal basso può realizzare e soddisfare gli interessi dei lavoratori stessi. Così facendo, lo Sportello è diventato un punto di riferimento per tutto il territorio e presenta importanti potenzialità per creare una vera e propria rete di organizzazione gestionale del territorio stesso, legando la lotta per il lavoro al resto delle battaglie locali (dalla Sanità con l’attacco all’Ospedale Magati di Scandiano, all’ambiente con la lotta contro l’inquinamento e le bretelle stradali) in quanto nessun aspetto della vita delle masse popolari è a se stante. Così facendo, ovvero promuovendo un fronte ampio che parte da esigenze e rivendicazioni particolari ma che arriva a porre la questione più complessiva della direzione della società. Per queste ragioni pubblichiamo questa intervista perché non sempre bisogna partire da zero, anzi bisogna imparare dall’esperienza e chi è più avanti insegna a chi è più indietro.

Niente sarà più come prima, tutto deve essere meglio di prima: organizzarsi in ogni stabilimento, ospedale, azienda e quartiere mettendo al centro gli interessi dei lavoratori e del resto delle masse popolari!

Per contattare lo Sportello, si può chiamare dopo le ore 18 ai numeri 3384400902 / 3465868049. Buona lettura

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Vi potete presentate, illustrandoci in breve il lavoro che come Associazione Notti Rosse da anni promuovete a cavallo tra Reggio Emilia e Modena?

La nostra è un’esperienza che riunisce, da ormai 11 anni, compagne e compagni della zona di Casalgrande, accomunate dalla “voglia di sinistra” e dal volersi attivare sul proprio territorio: infatti, è una confluenza di varie sensibilità che nel corso del tempo ci ha portato a creare anche una lista civica, “Sinistra per Casalgrande”. Abbiamo all’attivo diverse collaborazioni in tutta la zona ma non solo: supportiamo il Movimento NO TAV, le Brigate di Solidarietà Attiva e siamo gemellati con l’Associazione “La Rossa” di Lari (PI). Inoltre, quest’anno ricorre il decimo anniversario della nostra festa che negli anni ha visto crescere la partecipazione locale e anche nazionale (dibattiti, concerti, ristorante, ecc.). Per il resto, oltre alle attività culturali mensili e all’attivismo nell’antifascismo, ci occupiamo di assistenza lavorativa e supporto popolare come, da cinque anni, la compilazione della dichiarazione dei redditi.

Il vostro territorio “di competenza” è sostanzialmente il distretto ceramico: come si è qui evoluta la situazione produttiva e lavorativa negli ultimi anni?

Il distretto vive una crisi da circa 15 anni che ha portato alla riduzione dell’occupazione e soprattutto ad una modifica dell’intero comparto: siamo passati da un tessuto principalmente manifatturiero a uno principalmente commerciale e terziario (informatica), diversificando anche oltre il supporto alla produzione di ceramiche. Quello che ha realmente “tenuto a galla” il distretto è stato l’export, in particolare negli ultimi due anni. Nel frattempo, abbiamo iniziato ad assistere a un incremento di settori che si occupano della cura delle persone, colf e badanti in primis. Da ciò ne deriva un’evoluzione, lenta ma costante, di precarizzazione del nostro territorio, in linea con il resto del Paese a fronte del procedere della crisi del capitalismo.

Come si è qui tradotta l’emergenza sanitaria Covid-19 negli ambienti di lavoro?

Il nostro è un tessuto composto per la maggior parte da piccole aziende spesso senza le RLS e nemmeno il sindacato… per non parlare della mancanza cronica di Ispettori del Lavoro: quindi sì, sono stati siglati diversi protocolli sanitari d’azienda ma spesso e volentieri sono tipologie e mansioni di lavoro che non consentono di rispettare le distanze quindi nei fatti i protocolli saltano e tutto è demandato all’autocontrollo da parte dei lavoratori. Di fatto, anche qui è stata data priorità alla produzione in nome del profitto che agli aspetti sanitari e sono avvenuti scioperi che hanno portato a chiusure temporanee tramite l’utilizzo delle ferie, del FIS e della Cassa Integrazione in deroga. Il punto è che la “serrata” è durata poco, grazie alla pagliacciata delle autocertificazioni del codice ATECO e le conseguenti deroghe: alcune fabbriche hanno riconvertito la produzione (ad esempio nel fare gel disinfettante) o come la Ferrari, che ha avuto una risonanza nazionale. Accelerare sulla Fase 2 è molto rischioso.

A fronte di tutto ciò, avete deciso di proseguire con la vostra attività di Sportello Popolare del Lavoro…ci illustrate quando è nato questo lavoro, il suo contenuto e i risultati fino all’avvio della pandemia e il perché avete deciso (giustamente!) di mantenere lo Sportello in funzione?

Il progetto dello Sportello parte tre anni fa, senza però che fosse realmente strutturato, mentre dal gennaio 2019 prende maggiormente corpo con compagni che iniziano a dedicarsi ad esso fino ad arrivare oggi ad essere in tre ad occuparsene. L’obiettivo è quello di dare supporto concreto ai lavoratori in difficoltà, sia nella ricerca del lavoro che nella gestione della burocrazia del lavoro, sviluppando una rete di solidarietà tra disoccupati, precari e lavoratori in generale con lo scopo però di non attestarci all’”offrire un servizio” ma di creare partecipazione e organizzazione tra i lavoratori stessi. Come risultati, grazie ai legami con le varie realtà del territorio sia pubbliche che conoscenze dirette, nel solo 2019 abbiamo trovato lavoro a 72 persone per un totale di 184 accessi allo Sportello (soprattutto nella fasce d’età 22-47anni). Con l’emergenza sanitaria abbiamo subito notato un calo del lavoro e quindi in molti cercavano aiuto da noi: in due mesi abbiamo ricevuto 182 contatti, non tanto e solo per la ricerca di un’occupazione quanto delucidazioni sulla gestione degli ammortizzatori sociali. Così, adattandoci alle condizioni concrete attuali, cioè fornendo sostegno per telefono, abbiamo mantenuto attivo lo Sportello per tutto il tempo.

Come P. CARC perseguiamo e indichiamo la linea dell’organizzarsi ovunque in ogni azienda, caseggiato, quartiere, paese e città per limitare i contagi e affermare gli interessi e i diritti dei lavoratori: di fatto, siete diventati un punto di riferimento per il vostro territorio. Quali prospettive avete? Perché la strada per andare oltre il sistema attuale passa inevitabilmente dalla gestione dei territori da parte delle masse popolari organizzate, discutiamone.

Le Istituzioni abbandonano i cittadini, lasciandoli senza informazioni e muovendosi sempre con enormi ritardi anche nella somministrazione dei sostegni economici e sociali. Qui subentriamo noi con l’obiettivo appunto di creare organizzazione, facendo valere la solidarietà reciproca. Infatti, la gestione del territorio da parte delle masse popolari è essenziale e concretizzarla in tutti i paesi è il vero obiettivo finale. Parlando di territorio, è importante riprendere il discorso sulle problematiche legate all’individualismo egoista sostenuto e promosso dal sistema attuale, ma da un punto di vista che è antecedente alla tradizionale (e giustissima) presa di coscienza sulla contrapposizione tra gli interessi dei lavoratori e quelli dei capitalisti. Ci riferiamo alla comprensione da parte di noi tutti che la presenza di forti disuguaglianze territoriali, non solo in termini di accesso all’occupazione ma anche di servizi ai lavoratori, altro non è che un gigantesco ostacolo alla realizzazione di quella coscienza che porta le “classi subalterne” a partecipare alla gestione collettiva del territorio. Il lavoratore investito del diritto e dovere di partecipare, che nel momento del bisogno ha ricevuto conforto dalla solidarietà dei compagni, deve avere cognizione del fatto che la sua azione andrà oltre non solo la banale beneficenza ma anche oltre la lotta all’interno della singolo luogo di lavoro, Istituzione o area geografica, ma dev’essere anche un atto che permette agli altri territori di convergere con il proprio. Si tratta in sostanza di raggiungere l’uguaglianza su tutti i livelli. Del resto, proprio in merito a questo ragionamento, lo Sportello popolare del Lavoro nasce nella zona di Casalgrande ma si è quasi subito allargato nei comuni limitrofi e la volontà è quella di espandersi, mantenendo però come punto centrale il raggiungimento dei valori della Sinistra.

Da sempre siete stati d’esempio nel campo della solidarietà di classe e contro la repressione: vi va di mandare un saluto agli antifascisti reggiani sotto processo per aver difeso Reggio E. il 25 aprile 2014 dalle scorribande del No Euro Tour di Salvini?

Ricordiamo molto bene quel giorno sulla via Emilia: siamo sempre dalla stessa parte della barricata e rinnoviamo la nostra piena solidarietà a tutti gli antifascisti che vivono le nostre piazze e città.

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