L’emergenza sanitaria, economica, sociale e politica con cui abbiamo a che fare è come una guerra. La classe dominante e le sue istituzioni la conducono combinando l’incuria verso le masse popolari con la promozione di un clima di “unità nazionale” intorno alle istituzioni della classe dominante, nel tentativo di impedire che queste ultime si organizzino e si mobilitino per scalzarla dal potere e prendere in mano le sorti del paese.

Le misure restrittive imposte alle masse popolari (divieti di sciopero e riunioni, imposizione delle autocertificazioni, minaccia di multe e sanzioni); il “lasciapassare” dato alle forze dell’ordine per commettere abusi (dei numerosi già avvenuti e ampiamente documentati non giunge ancora notizia di provvedimenti disciplinari o altre azioni); le continue promesse di elargizioni a favore delle fasce più colpite dall’emergenza senza riscontri concreti e l’abbandono in cui sono state lasciate intere famiglie e soggetti a rischio (sono centinaia di migliaia già oggi gli “idonei non beneficiari” dei buoni spesa e altre misure!); la mancanza cronica di DPI per i lavoratori della sanità e nelle aziende di cui Confindustria ha imposto la riapertura denotano bene la cornice della cosiddetta “fase 2”.

Se lasciamo fare al Governo Conte queste sono e saranno le misure attuate: le “lacrime e sangue” in salsa M5S-PD! Affidarsi al Governo Conte 2 significa uscire solo a parole dalla “fase 1”: i contagi continuano; gli ospedali sono in ogni caso intasati e sotto organico e aumentano il numero di malati che per l’emergenza Covid-19 non vengono curati; le aziende restano aperte e le misure di sicurezza scarseggiano; aumenta la povertà e il numero di morti e contagiati scende solo perché non si fanno più tamponi. “Prepararsi alla fase 2” per il Governo Conte 2 vuol dire mandare al macello operatori sanitari e lavoratori, vuol dire mettere a rischio la salute di milioni di persone pur di garantire i profitti della grande industria e del mercato finanziario, vuol dire far pagare alle masse popolari il prezzo della “riapertura”.

Quello di cui il paese ha bisogno è una riorganizzazione complessiva dell’apparato produttivo (la produzione e distribuzione di beni e servizi), e di questo si rendono conto anche gli esponenti della classe dominante. Ma questa “riorganizzazione” a favore di chi verrà fatta? Sulle spalle di chi?

Per risolvere l’emergenza e non aggravarla, per attuare una riorganizzazione che faccia gli interessi delle masse popolari e non quelli di capitalisti, affaristi e speculatori (che investono in sanità, istruzione e ambiente solo se porta profitto, distribuiscono alle masse popolari solo se in grado di pagare) occorre che i lavoratori nelle aziende, le Brigate di Solidarietà, le associazioni, i comitati popolari impongano l’attuazione di tutte le misure necessarie a far fronte in modo positivo alla crisi!

Tra le principali misure urgenti c’è ad esempio:

  • esenzione dal lavoro non sicuro: organizzarsi in ogni azienda pubblica e privata per evitare in ogni modo i contagi. Scioperi, scioperi bianchi, sospensioni dal lavoro, malattie organizzate, denunce pubbliche, denunce anonime ecc. Va garantita con ogni mezzo la salute di ogni singolo lavoratore;
  • violazione della fedeltà aziendale: gli organismi operai e di lavoratori, i singoli lavoratori, in maniera anonima o pubblica e in tutte le forme che possono mettere in campo (facendo pressione sui sindacati, accordandosi con altri organismi e facendosi sostenere, mettendosi in contatto con il P. CARC) devono violare il vincolo di fedeltà aziendale per denunciare le malefatte dei dirigenti, autorità e padroni e lottare per la sua abolizione. La violazione della fedeltà aziendale va negli interessi di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori;
  • reddito di quarantena per tutti coloro che non lavorano o sono precari: mobilitarsi per imporre l’elargizione di un reddito (da parte delle Amministrazioni locali e regionali, del Governo ecc.) a coloro che non percepiscono reddito, stipendio pieno agli operai che restano a casa e altre forme di reddito diretto e indiretto (buoni spesa, sospensione degli affitti e delle bollette e mutui, ecc.);
  • nazionalizzazioni e difesa dell’apparato produttivo: bisogna imporre la nazionalizzazione delle aziende strategiche e di quelle che i padroni vogliono chiudere. Bisogna impedire che i capitalisti, che non trovano più profitto nella “Fase 2” e vengono tagliati fuori da altri concorrenti sul mercato, mandino al macello decine di migliaia di lavoratori. Ogni posto di lavoro deve essere garantito;
  • piano straordinario per la sanità: i comitati popolari, i lavoratori della sanità e delle associazioni di volontariato che si occupano del primo soccorso e dell’assistenza alla persona, devono mobilitarsi per imporre un piano straordinario per la sanità che preveda a) assunzioni subito di tutto il personale necessario, ad oggi si stima una carenza circa 70 mila tra medici e infermieri, b) distribuzione gratuita di DPI di qualità e in maniera sufficiente a contenere i contagi nelle strutture sanitarie, organizzazione della produzione e distribuzione di massa c) requisizione delle strutture sanitarie private per garantire le cure alle decine di migliaia di malati di cui si sono aggravate le condizioni durante l’emergenza Covid 19, i nuovi malati e tutti coloro hanno bisogno e riapertura di tutti gli ospedali chiusi ancora agibili e riattivabili in tempi ragionevoli; d) sanificazione di ospedali, strade, aziende con cadenza regolare.

Per imporre queste e altre misure ogni organismo di deve collegare agli altri: bisogna alimentare il coordinamento tra organismi di operai nelle aziende, le Brigate di Solidarietà e i comitati popolari; costruire una rete di organismi che, tramite la lotta sul proprio fronte e il coordinamento con gli altri combatta per imporre le misure emergenziali che servono a tutte le masse popolari. Se questo vuol dire (e in molti casi sarà così) violare le misure restrittive, non bisogna censurarsi: bisogna violarle anche se con responsabilità, adottando le misure di sicurezza necessarie. Decine e decine di scioperi, presidi e blocchi si susseguono dagli inizi di marzo nelle aziende: a dimostrazione che è possibile farlo!

Imponiamo le misure urgenti e necessarie a far fronte all’emergenza sanitaria!

Lavoratori, operai, volontari delle brigate di solidarietà: la “fase 2” e il futuro del paese dipendono da voi!

 

 

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