Rilanciamo l’intervista fatta a Giampaolo Sardella durante la manifestazione contro i vitalizi a Roma del M5S. L’intervista è utile innanzitutto per due aspetti:

  1. Spinta dal basso – la manifestazione è stata autoconvocata a partire da alcuni attivisti che hanno condiviso dei post su Facebook e lanciato un hashtag in cui si diceva di andare a Roma per impedire il reintegro dei vitalizi. Questo lancio è divenuto virale ed è subito nato un gruppo Facebook di circa mille attivisti che nel giro di poco si è moltiplicato. Da qui nasce la proposta della piazza per la quale molti di questi attivisti hanno richiesto la presenza degli eletti in parlamento. La cosa dopo un po’ di tira e molla è passata e anzi gli eletti si sono intestati la piazza e fatto da megafono.
  2. Restaurazione – Di fianco alla parola d’ordine del NO ai vitalizi tutti (in presidio e dal palco) hanno parlato di necessità di impedire il clima di “restaurazione” voluto dai poteri forti e dalle loro Larghe Intese. In particolare rispetto al ritiro, stravolgimento e annullamento delle misure che il M5S è riuscito a mettere in campo al governo del paese (decreto dignità, spazzacorrotti, vitalizi, quota cento, ecc.). Si tratta di una sintesi di quel complesso di manovre e intrighi messi in piedi dalle Larghe Intese per richiudere la breccia aperta dalle masse popolari nel sistema politico delle Larghe Intese con le elezioni del 4 marzo 2018 o comunque limitarla.

Dalla manifestazione è emerso bene come parte degli attivisti del M5S abbiano maturato in questi anni una visione principalmente nazionale della politica e del governo del paese e che la linea “fiato sul collo ai loro ma soprattutto ai nostri” debba essere una linea di condotta da ampliare e rendere continuativa perchè il futuro del nostro paese dipende dalle masse popolari e quindi dalla base del Movimento 5 Stelle non dalla volontà individuale di Di Maio, Grillo o da altri elementi della “testa” del Movimento. Al contempo il tema del ritorno alle vertenze, al legame con i lavoratori, con i comitati e con l’attività pratica nel fuoco della lotta è una carenza che in tanti avvertono, esigenza che deve diventare legame pratico con le lotte e le mobilitazioni sui territori. Questa la strada di maggiore prospettiva e forza per “impedire la restaurazione” e far valere con la mobilitazione e la lotta il principio “non si torna indietro”. Non bisogna tornare indietro, infatti, bisogna andare avanti!

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