Sui giornali locali del 23 febbraio è comparsa la notizia di un uomo che durante la mobilitazione in occasione del Consiglio Comunale straordinario del 22 febbraio – teoricamente aperto al pubblico, ma in verità blindato da Vigili e Polizia – ha cercato di entrare nel Consiglio Comunale armato di pistola.

Di questa notizia – vera – la cosa davvero sconcertante è lo sciacallaggio mediatico che il sindaco Biffoni del PD, la Camera del Lavoro e la CISL stanno facendo per criminalizzare la lotta dei lavoratori iscritti al SI COBAS, il SI COBAS e più in generale del movimento operaio e cittadino.

Con questo comunicato intendiamo prima di tutto esprimere solidarietà agli iscritti, ai delegati e ai dirigenti del SI COBAS: che autorità e istituzioni borghesi e filopadronali cerchino ogni appiglio per denigrarli è dimostrazione che con la loro mobilitazione hanno intrapreso una strada giusta e coraggiosa e per questo motivo tutti coloro che hanno a cuore la condizione operaia devono schierarsi e fare quadrato contro i tentativi di criminalizzazione e di isolamento.

In secondo luogo intendiamo chiarire la dinamica di una vicenda vera, che dimostra allo stesso tempo il misero livello umano e politico di chi la vuole strumentalizzare politicamente (sindaco, dirigenti dei sindacati di regime in primis) e l’oppressione di classe a cui i “semplici lavoratori” sono sottoposti in ogni cosa che fanno e in ogni aspetto della loro vita: sia quando sono costretti a svolgere in ogni condizione il lavoro per cui sono pagati, sia nei momenti “di libertà” dalla schiavitù del lavoro salariato, sia quando “fanno cose giuste”, sia quando “commettono qualche sciocchezza”: il metro di misura per cui vengono giudicati è sempre e solo quello degli interessi della classe dominante.

Quindi, in terzo luogo, intendiamo esprimere solidarietà all’uomo fermato e denunciato. Ha fatto una sciocchezza, una di quelle cose che non possono essere condivise o giustificate, ma possono essere comprese. E possono essere messe con facilità nel loro contesto e soppesate, se analizzate senza volerne fare delle speculazioni fantasiose, ridicole e – se il clima nel nostro paese fosse diverso dal dramma sociale, economico, politico che è – comiche.

I fatti

Il 22 febbraio si è svolto un Consiglio Comunale straordinario sullo sfruttamento lavorativo, un consiglio farsa che ha visto una sfilata di istituzioni padronali, di numeri e statistiche vuote, che hanno dimostrato solo la volontà di non affrontare il problema e tanto meno le soluzioni. Al tempo stesso è stato un Consiglio “aperto” che si è guardato bene dall’esserlo davvero; o perlomeno dall’esserlo per gli operai e per il sindacato (le scuse addotte da Vigili e Polizia sono state che non avevano prenotato i posti in sala!). Insomma una gestione da parte del Comune che ha ribadito con forza da che parte stia e quali siano i suoi interessi.

Al presidio fuori dal Comune partecipa anche l’uomo denunciato. Uno che per vivere lavora in un settore in cui “essere comunisti non è consentito”, da cui dipende, in parte, la “sicurezza” dei padroni e il rispetto delle loro proprietà e dei loro interessi. Un proletario che più di altri vive direttamente la contraddizione di classe perché è pagato per difendere le proprietà dei padroni. Lo conosciamo, frequenta la Sezione di Prato proprio perché nella civile e democratica Italia del XXI secolo non può manifestare le sue idee politiche nella città in cui vive senza rischiare il posto di lavoro. Il lavoro che fa lo porta ad avere familiarità con le armi da fuoco, gira con la pistola per lavoro.

Per una leggerezza GRAVE (le cui conseguenze sono ad esempio la campagna di denigrazione contro il SI COBAS e il P.CARC, non certo il rischio per l’incolumità del sindaco Biffoni, che bontà sua, non brilla per virtù morali ma non è neppure il Re Umberto ucciso da Bresci) ha partecipato al presidio con una pistola nella borsa.

E’ una leggerezza di cui dovrà rendere conto alle autorità giudiziarie perché è stato denunciato e di cui renderà conto con le dovute maniere anche al nostro Partito perché, benchè non siamo il giudice borghese che “lo condanna a prescindere”, non siamo nemmeno degli irresponsabili rispetto all’importante lotta dei lavoratori del SI COBAS e, più in generale, della causa del comunismo.

Il lavoratore in questione, il compagno, ovviamente non aveva alcuna intenzione di entrare in Consiglio per usare la pistola, né per sparare a nessuno, né per minacciare.

Giustamente il SI COBAS di Prato prende le distanze da lui e chiarisce che non ha niente a che vedere con lui. Noi non vogliamo fare la stessa cosa perché quel compagno effettivamente frequenta la nostra Sezione e perché vogliamo avere a che spartire con lui, anche per elevare la sua coscienza rispetto al fatto che quello che un individuo fa non è mai neutro: la società è divisa in classi e al di la di quello che uno pensa, è ciò che fa o non fa che rafforza la classe operaia e la causa della lotta per il socialismo o la classe dominante e l’oppressione di classe.

Ovviamente ora rischia il lavoro. Ovviamente il suo gesto è stato strumentalizzato da quelli che sono complici della situazione di sfruttamento, degrado, schiavitù che vivono i lavoratori di Prato. Ovviamente si è messo nella condizione di essere anche indicato come “un coglione” e qualunque dichiarazione facesse finirebbe per peggiorare la situazione in cui si è cacciato. Ma del resto, mentre ad assassini conclamati vengono rimessi “i peccati” e annullate le pene perché sono ricchi (o nobili: Vittorio Emanuele di Savoia ha pure ammazzato “per sfizio” un giovane all’Isola di Cavallo senza fare un’ora di galera) un lavoratore che fa una sciocchezza deve invece pagare un prezzo salato.

Di uomini veramente pericolosi per la collettività, a Prato, abbiamo visto solo quelli pagati dal padrone della Gruccia Creation che hanno sprangato e accoltellato gli operai in picchetto, abbiamo visto il padrone della Superlativa che ha investito una manifestante, abbiamo visto il sindaco Biffoni che spande veleno e strumentalizza e i dirigenti di sindacati che vendono i lavoratori per mantenere il loro piccolo posto di prestigio. Questa gente ha la coscienza così sporca, lurida, da vedere minacce di attentati anche dove non ci sono. Sono talmente tanto consapevoli di essere parte del problema – e non la soluzione – della situazione di degrado, violenza, sfruttamento che gli operai vivono a Prato da dover orchestrare una montatura giornalistica degna di Feltri e di Salvini. Sono simili a loro. Fanno gli stessi interessi e usano gli stessi strumenti.

Questo miserabile tentativo di strumentalizzazione non deve in alcun modo infrangere il fronte di mobilitazione che si sta costituendo a Prato e prestare così il fianco alle manovre del sindaco e della cricca di interessi che lo contorna. Per questo confidiamo che tutti coloro che hanno a cuore la lotta di classe sappiano ben distinguere le strumentalizzazioni dalla realtà e si espongano per respingere la manovra e rafforzare, invece, la solidarietà di classe.

Se pensassimo che bastasse qualche colpo di pistola a risolvere la lotta di classe, non saremmo a scrivere questo comunicato, non andremmo tutte le settimane di fronte alle fabbriche e alle scuole, non organizzeremmo decine e decine di iniziative politico culturali, non faremmo raccolta di sottoscrizioni necessarie per l’attività politica.

Per non cadere nel tranello dell’intossicazione del Biffoni di turno torniamo alla realtà: cosa ha prodotto di concreto, tangibile, positivo per i lavoratori il consiglio comunale straordinario del 22 febbraio? Rispondessero su questo i campioni della democrazia e della difesa della Costituzione!

Federazione Toscana del Partito dei CARC

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