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Anche le Sardine parlano di comunismo

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Dicembre 29, 2019
in Resistenza n. 1/2020
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Sull’opportunità o meno per i comunisti di partecipare alle manifestazioni delle Sardine è già stato detto tanto. Come P.CARC, sostenitori e promotori della linea che i comunisti devono intervenire in ogni mobilitazione delle masse popolari, abbiamo partecipato in ogni città in cui siamo presenti.

 

Le masse popolari possono fare piazza pulita del Debito Pubblico, dell’euro e della soggezione delle attività produttive e del resto delle loro attività al sistema finanziario e alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti. Ma per arrivare a questo, devono organizzarsi, acquistare fiducia in se stesse tramite piccole ma diffuse attività pratiche fino a coordinarsi al punto da costituire il proprio governo d’emergenza. Noi comunisti possiamo e dobbiamo portarle a questo risultato. Per questo dobbiamo operare dovunque sono presenti le masse popolari, anche nelle organizzazioni promosse e dirette dai reazionari e dobbiamo infiltrarci anche nel campo nemico. In questo modo diventiamo dirigenti riconosciuti dalle masse popolari. Questo è al momento il nostro piano di guerra contro la borghesia per instaurare il socialismo. Da La Voce del (nuovo)PCI n. 63 – “Il secondo governo Conte e il nostro lavoro verso le masse popolari”.

 

Alcuni avvenimenti delle ultime settimane tengono la discussione ben piantata con i piedi a terra: ogni ambito in cui i comunisti non intervengono diventa terreno di manovra per la destra. Non solo per la destra intesa come gli scimmiottatori del fascismo del XX secolo (Casa Pound, Forza Nuova e altra feccia), ma soprattutto per le Larghe Intese.

La bolla mediatica costruita attorno al dilemma “Sardine si, Sardine no”, “sono anticomuniste”, “sono manovrate dal PD”, e certe posizioni da duri e puri (“i comunisti devono starvi lontano, smascherarle e condannarle”) ha permesso a Casa Pound di ottenere insperata visibilità con l’annuncio della partecipazione dei suoi affiliati al raduno nazionale delle Sardine del 14 dicembre a Roma. Certo, in quel caso è stata complice “l’infelice uscita” di un organizzatore del raduno che per ribadire l’apoliticità del movimento ha praticamente invitato i fascisti… A differenza delle Madamine SI TAV che non hanno avuto bisogno di inviti per rivendicare la partecipazione alla piazza di Torino del 10 dicembre. La questione è: possono permettersi i comunisti di lasciare campo libero a Casa Pound e alle Madamine (o a Nardella, come a Firenze) giocando all’Aventino perché “le Sardine non sono comuniste”? E’ giusto e sensato che lo facciano?

Ragioniamo su due questioni.

  1. Ogni movimento di massa basa la sua esistenza su alcune caratteristiche: è naturalmente e inevitabilmente contraddittorio, cioè convivono in esso una componente maggiormente influenzata dalla classe dominante e una componente meno influenzata o persino ostile alla classe dominante; si coagula attorno a obiettivi generali e anzi, quanto più gli obiettivi sono generali tanto maggiori sono le possibilità che si estenda. Di norma ogni movimento di massa incarna rivendicazioni, aspirazioni e contenuti ben più articolati e ampi rispetto a quelli che il gruppo o la corrente o l’organizzazione che lo promuove potrebbe e vorrebbe esprimere.
  2. Ogni movimento di massa, quale che sia il colore che espone, le parole d’ordine che impugna, le rivendicazioni che avanza contiene la forza di coloro che si mobilitano, la capacità di attrarre ampi settori popolari (altrimenti non sarebbe un movimento di massa), la capacità di incarnare (o almeno rappresentare) le ambizioni di cambiamento di quei settori popolari che attrae. Qualunque movimento di massa (anche il più radicale e “di sinistra”) senza l’intervento e l’opera dei comunisti per organizzare e orientare la sua componente più avanzata ai fini della rivoluzione socialista, si disperde e rifluisce… finché non ne sorge un altro. E’ del tutto secondario, ai fini dell’azione dei comunisti, chi siano i promotori del movimento precedente che si è estinto e di quello nuovo che sta nascendo: entrambi e tutti sono il frutto della situazione politica complessiva, della crisi generale del capitalismo e della resistenza spontanea che le masse popolari oppongono ai suoi effetti. Nel nostro paese abbiamo visto Girotondi, Popolo viola, Agende rosse, Vaffa Day, Forconi… movimenti diversi per tante cose, ma simili su una: erano tutti manifestazione di una volontà di cambiamento. Ai comunisti il compito di non limitarsi a giudicarli (anche se è certamente vero che ognuno va analizzato bene: comprendere la composizione di classe, le rivendicazioni palesi e quelle “mute”, il legame con il tessuto sociale, ecc.), ma di intervenirvi per individuare, sostenere e sviluppare la sinistra, l’avanzato, che esiste in ognuno di essi.

 

A questo proposito è utile sfatare un falso mito: il Partito Comunista bolscevico dell’URSS diretto da Lenin o il Partito Comunista Cinese diretto da Mao tse-Tung non hanno conquistato milioni di proletari alla causa del socialismo convincendoli né uno per uno né a gruppi, ma conducendo una serrata battaglia contro la borghesia per contenderle la direzione della mobilitazione spontanea delle masse popolari contro gli effetti della crisi generale del capitalismo (guerra, disoccupazione, sfruttamento, sottomissione culturale e oppressione materiale e morale).

 

Pertanto sì, anche le piazze delle Sardine, come i FFF, come tutti i movimenti di massa parlano della necessità del comunismo e incarnano in modo frammentario, confuso e contraddittorio anche una parte delle forze che lotterà coscientemente per la rivoluzione socialista se i comunisti le sapranno orientare, dirigere e conquistare.

 

Pubblichiamo un breve racconto della Piazza S. Giovanni delle Sardine

Il 14 dicembre c’è stato il raduno nazionale delle Sardine a Roma. Eravamo presenti e pubblichiamo stralci del racconto che ne fa un nostro compagno della Federazione Campania.

Il lavoro della Federazione Campania è iniziato già dalla mattina alle 9:00 alla partenza in pullman. Durante il viaggio abbiamo distribuito alcuni dei volantini che poi abbiamo diffuso in piazza, cosa che ha permesso di intavolare varie discussioni con gli altri passeggeri. Molti hanno espresso la convinzione che il movimento delle Sardine non debba fare “la fine del M5S” presentandosi alle elezioni e ritenevano che fosse invece importante promuovere la partecipazione dal basso ed estenderla.

Poco dopo la partenza si è cantato canzoni popolari napoletane, a seguito di Bella Ciao ho provato a lanciare Bandiera rossa e tutti l’hanno cantata, rilanciando anzi con canti come Contessa e altri classici del movimento operaio.

Arrivati a Roma ci siamo subito accorti che la scelta di fare i cartelloni si è rivelata azzeccata: siamo stati fermati da decine e decine di presenti per fare foto con noi, con alcuni siamo anche riusciti a scambiare ragionamenti sul contenuto del volantino. Non sono mancate alcune piccole contestazioni rispetto alla presenza del simbolo del Partito sul volantino, ma sono state gestite e risolte mettendo avanti il contributo alla discussione e all’unione delle forze per uscire dalla crisi, invitando a concentrarsi sui contenuti e non sui simboli.

A fronte dei consensi rispetto alla nostra propaganda, alcuni esponenti del servizio d’ordine hanno voluto leggere i cartelli e ci hanno chiesto di rimuoverne due perché in uno si proponeva di “abrogare il decreto Minniti e il decreto Salvini” e a loro avviso il primo decreto non era oggetto di dibattito della giornata e l’altro perché “l’antifascismo spaventa” (?!). I rapporti di forza costruiti in pullman ci hanno permesso di contrastare facilmente questa provocazione, in particolare una “Sardina” ha preso i cartelli e ha cominciato a farsi fotografare da tutti i presenti chiedendo se fossero d’accordo con i contenuti. Derisi dai presenti, gli esponenti del servizio d’ordine hanno fatto marcia indietro.

La composizione sociale della piazza vedeva una media di età sopra i quarant’anni (i giovani non erano tantissimi) e con una forte presenza della sinistra cattolica (oltre a militanti di ACLI e associazioni simili hanno partecipato alla manifestazione anche preti e suore). Alcuni lavoratori di ONG hanno candidamente affermato di essere in piazza perché Salvini è una minaccia per questo settore e per chi in quegli ambiti si guadagna da vivere.

Ho poi notato una serie di “drappelli” di Sardine differentemente classificate: quelle nere (immigrati), quelle europee (con enormi sardine raffiguranti il simbolo della UE) e altre.

Il filo conduttore della piazza era comunque l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione antifascista del ‘48 (…).

C.M.

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