Prosegue ininterrottamente il dibattito su “intervenire o no” nelle piazze promosse dalle Sardine. Abbiamo già chiarito che (vedi qui) i comunisti devono intervenire: in queste settimane l’abbiamo fatto in molte piazze in Italia e in ultimo a Piazza San Giovanni a Roma lo scorso 14 dicembre.

Ma è bene precisare un punto: quando parliamo di resistenza spontanea e ancora di più quando parliamo di movimento spontaneo non pensiamo che “siccome è spontaneo” esso non ha una direzione. Resistenza spontanea e movimento spontaneo è tale perché non diretto dal movimento comunista cosciente e organizzato ma una direzione c’è sempre e generalmente è una commistione (una lotta più o meno cosciente) tra interessi di due classi sociali: la borghesia e il proletariato.

Faccio un esempio che vale per tutti: nel movimento delle Sardine è forte il sentimento antifascista. Ma bisogna stare attenti perché tra i promotori di questo movimento emerge la linea dell’antifascismo padronale: bisogna combattere l’antifascismo padronale per affermare l’antifascismo popolare.

L’antifascismo padronale divide i lavoratori, tanto quanto li divide il fascismo padronale. L’antifascismo padronale è

-il padrone che ti mette alla porta come “esubero”,

-l’intellettuale che difende questo regime in cui sei messo alla porta come “esubero”.

Chi promuove questo genere di “antifascismo” da una mano al demagogo fascista che, alla Salvini, promette lavoro per domani e ti chiede di dargli la tua fiducia oggi, specula sul tuo bisogno e sulla tua disperazione. L’antifascismo padronale non piace alle masse, cosi come ai padroni non piace l’antifascismo popolare. Non è un caso che i padroni che oggi sono antifascisti, al cambiar delle condizioni politiche diventino fascisti e viceversa. Dopo che per decenni i vertici della Repubblica Pontificia hanno prima usato, poi protetto e sdoganato e che oggi proteggono e alimentano le organizzazioni fasciste e razziste, gli scimmiottatori del Ventennio, adesso mobilitano una parte dei loro esponenti ad agitare lo spauracchio del pericolo del ritorno del fascismo. Zingaretti, Landini, Bersani, Della Valle e chi più ne ha più ne metta… questa gente che parla di pericolo del ritorno del fascismo puzza di falso e di marcio, la loro “testimonianza”, è tanto falsa e marcia che l’unico risultato che può ottenere è qualificare gli scimmiottatori del fascismo, le organizzazioni fasciste e razziste, come realistica opposizione a loro, ai loro governi, alla loro classe di appartenenza, la borghesia imperialista. La strumentalità dell’uso che i vertici della Repubblica Pontificia fanno degli scimmiottatori del fascismo è oggi sintetizzata nell’obiettivo di usarli per imporre un ritorno alle Larghe intese.

L’antifascismo popolare è anzitutto lotta contro il capitalismo, la miseria, l’oppressione di classe e i privilegi, lotta per l’eguaglianza, contro la schiavitù del bisogno e della paura per la maggioranza della popolazione. Non esiste un antifascismo che sia staccato dalla lotta di classe. L’unico antifascismo efficace è l’organizzazione, la mobilitazione, la lotta contro i vertici della Repubblica Pontificia, i loro governi, le loro istituzioni e le loro autorità. Quanto più terreno le masse popolari tolgono ai vertici della Repubblica Pontificia, tanta più acqua in cui nuotare tolgono ai gruppi fascisti e razzisti. Ma soprattutto, tanto più avanzano nella costruzione della rete di organizzazioni operaie e popolari che devono prendere in mano il governo del paese e avanzare nella rivoluzione socialista, l’unica vera soluzione alla crisi generale del capitalismo.

Per la lotta che abbiamo di fronte il coraggio e la generosità sono ingredienti essenziali, ma da soli non bastano, come non bastarono al vecchio movimento comunista per fare la rivoluzione socialista nel secolo scorso, benchè ve ne fossero le condizioni. Anche oggi le condizioni per la rivoluzione socialista sono favorevoli, nel nostro paese come negli altri paesi imperialisti, le spinte alla mobilitazione reazionaria delle masse popolari e alla guerra da parte della classe dominante ne sono una dimostrazione.

Riprendere il cammino interrotto nel 1945, portare a compimento l’opera dei comunisti che hanno liberato il paese dai nazifascisti, superare i limiti che non hanno permesso al vecchio PCI di portare a compimento la rivoluzione socialista in Italia, valorizzare la spinta e l’esperienza della lotta di classe degli anni ‘70 del secolo scorso, costruire un grande movimento popolare che attua dal basso e da subito le parti progressiste della Costituzione, eluse e violate sistematicamente, basandosi sul protagonismo, l’organizzazione e l’iniziativa dei lavoratori e delle masse popolari organizzate e che punti al governo del paese è il nostro compito in questa fase e vi chiamiamo a condividerlo, dando ognuno il proprio contributo.

Nostro compito è convogliare tutto quello che si muove verso l’obiettivo del Governo d’Emergenza Popolare, la tappa d’avvicinamento per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

Per l’Agenzia Stampa del P.CARC

Ermanno Marini

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