Continuano gli attacchi padronali all’ avanguardia sindacale Massimo Cappellini, che per la seconda volta da aprile è stato sanzionato dai lacchè di Colaninno per aver difeso i diritti fondamentali dei lavoratori, per essersi opposto all’arroganza e alle manovre repressive dei dirigenti Piaggio contro suoi colleghi. Quanto succede è esemplificativo del fatto che la politica aziendale cerca in tutti i modi di mettere a tacere e di colpire chi, dentro la fabbrica e anche fuori, lotta e resiste  per il proprio posto di lavoro, facendo passare come un problema chi si organizza. Casi simili si stanno moltiplicando in tutto il paese perché i padroni, per far fronte alla crisi, hanno bisogno di portare all’estremo lo sfruttamento di lavoratori e di impianti e per farlo devono liberarsi di chiunque possa ostacolare questo cammino. Ma quali sono i veri problemi in Piaggio? Gli operai che cercano di far rispettare i propri diritti o Colaninno e i suoi scagnozzi che da anni, attraverso un processo di morte lenta fatto di prepensionamenti e delocalizzazioni di interi reparti più il massacro dell’indotto, stanno smantellando di fatto l’azienda?

Il problema in Piaggio sono gli operai o l’ azienda che abusa di contratti a somministrazione e ammortizzatori sociali per avere la libertà di ricattare centinaia di famiglie? La soluzione a questi problemi  è che gli operai dentro la fabbrica si organizzino contro le manovre repressive, rispondendo agli attacchi padronali con l’attacco operaio; serve da subito:

  1. Scioperare ogni volta gli operai e i delegati sindacali subiscono attacchi che vanno contro i diritti fondamentali di salute e sicurezza e contro lo Statuto dei lavoratori, di cui ricorre il 50° anniversario della conquista, fino al ritiro dei provvedimenti;

  2. uscire dalla fabbrica e legarsi ad altre realtà operaie e alla cittadinanza, diventando progressivamente un’autorità in grado di rispondere agli attacchi del padrone con la solidarietà e la mobilitazione, dettando i tempi della lotta.

  3. Tirare in ballo gli esponenti politici di ogni schieramento e in particolare quelli dell’attuale governo che si affannano a definirsi “amici” degli operai e delle masse popolari.

Sono le delocalizzazioni, i licenziamenti senza giusta causa, gli attacchi allo statuto dei lavoratori, la repressione aziendale, l’abuso dei contratti a somministrazione e degli ammortizzatori sociali pagati da tutti noi i veri problemi che vanno SANZIONATI, non gli operai. Rispondiamo all’ennesimo attacco con la solidarietà di classe, un’ arma nelle mani della classe operaia e del resto delle masse popolari che si organizzano contro l’ arroganza dei padroni e i balbettamenti dei sindacati di regime! La repressione è un segno di debolezza del nemico che fatica sempre più a tenere sotto controllo la situazione, che ha terrore del fuoco sotto la cenere provocato dal fatto che spreme come limoni chi lavora e i macchinari.

Ci vogliono 10, 100, 1000 operai che denunciano le scorribande dei padroni  che calpestano quotidianamente i loro diritti e reprimono le avanguardie di lotta, che si mobilitano per tenere aperte le aziende e lavorare in condizioni dignitose, per difendere le condizioni di salute e sicurezza di ogni lavoratore!

La LOTTA DI CLASSE è l’ unica salvezza per i lavoratori che come Cappellini e molti altri si organizzano nelle aziende del paese per difendere ciò che la classe operaia e il resto dei proletari hanno conquistato con il sangue, a 50 anni dall’Autunno Caldo ricominciamo ad invertire la rotta!

Come P.CARC esprimiamo la nostra solidarietà e sosterremo ogni azione del comitato degli iscritti FIOM e di altri gruppi di lavoratori solidali come gli iscritti USB e i tanti altri che hanno espresso solidarietà a Massimo, come sosteniamo la lotta contro il licenziamento arbitrario di Publiacqua della delegata USB Dania Pieraccini. La classe operaia è il soggetto centrale del processo rivoluzionario in corso e tanto più si stringe al movimento comunista che rinasce, tanto prima invertiremo il catastrofico corso delle cose.

I PADRONI SENZA OPERAI NON POSSONO NIENTE, GLI OPERAI SENZA PADRONI POSSONO TUTTO! ORGANIZZARSI IN FABBRICA E FUORI PER FAR FRONTE ALLA REPRESSIONE PADRONALE, A DELOCALIZZAZIONI E RIDIMENSIONAMENTI CHE PRELUDONO ALLA CHIUSURA!

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