La mobilitazione messa in campo da giugno dal Movimento di Lotta – disoccupati “7 novembre”, con la campagna “Vogliamo tutto”, è di esempio per tutti coloro che lottano per un lavoro utile e dignitoso, per la difesa e l’estensione delle misure favorevoli alle masse popolari prese dal precedente governo.

Anzitutto, questa campagna costituisce uno sviluppo della lotta che l’organismo aveva già avviato dallo scorso maggio insieme ai cinque licenziati FCA di Pomigliano e di cui abbiamo trattato su Resistenza n. 6/2019, per imporre l’allargamento della platea del Reddito di Cittadinanza e rimuovere i troppi vincoli che ne ostacolano la fruizione ad un’ampia fetta di disoccupati. Una lotta che, anche in questo caso, continua nonostante il cambio di governo e si fa più serrata, legandosi alla lotta per la creazione di posti di lavoro di pubblica necessità.

Va in questa direzione l’incontro svolto a Napoli a giugno con una delegazione del comitato Camping CIG di Piombino. Nel corso dell’incontro la delegazione di Camping CIG ha illustrato il lavoro di inchiesta e di ricerca svolto per individuare i lavori necessari sul territorio (cosa ben diversa dai lavori di pubblica utilità previsti dalla normativa) e il piano per la loro realizzazione e i disoccupati hanno fatto loro il contenuto della proposta, ripromettendosi di dare continuità all’incontro con l’organizzazione di un’iniziativa nazionale che lanci la parola d’ordine dei lavori di pubblica necessità.

Un altro aspetto importante della campagna è il suo respiro nazionale, la spinta a costituire un coordinamento di disoccupati organizzati che si estenda a tutto il centro – sud e, in prospettiva, a tutta l’Italia. Basti pensare che tra il 16 e il 23 settembre si sono svolti presidi presso le sedi INPS, i centri per l’impiego, le sedi del ministero del lavoro a Palermo, Messina, Catania, Napoli, Roma, Cosenza e Perugia, mostrando una spinta alla mobilitazione e una capacità di organizzazione e coordinamento incoraggiante, alla faccia di chi dice che le masse popolari sono passive e non si muovono!

Prendere come esempio il Movimento di Lotta – disoccupati “7 novembre” e sviluppare ulteriormente la mobilitazione per:

– impedire che il governo M5S – PD cancelli o annacqui il Reddito di Cittadinanza;

– imporre l’allargamento della platea a chi oggi ne è escluso stanti i limiti e le restrizioni previste dalla legge;

– imporre l’aumento del sussidio monetario;

– sviluppare il controllo popolare su apparati ed enti burocratici di Stato (Ministeri, INPS, Regioni, Amministrazioni, ecc.) quanto all’erogazione del reddito, contro la corruzione e il clientelismo;

– individuare i lavori di pubblica utilità che servono al territorio, realizzarli organizzando scioperi alla rovescia, imporre con la lotta il pagamento della prestazione lavorativa.

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