Imporre il governo di emergenza degli organismi operai e popolari

L’installazione del governo M5S-PD-LeU, il Conte 2, e la sua opera costituiscono il nuovo contesto in cui si dispiega la lotta fra la classe dominante, che punta a riportare il paese nel solco dell’attuazione del programma di lacrime e sangue attuato dai partiti delle Larghe Intese nei decenni passati, e le organizzazioni operaie e popolari, che cercano la strada positiva per affermare i loro interessi e la possono trovare solo con la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

La toppa è peggiore del buco.

Il frutto più evidente della frattura che le masse popolari hanno aperto nel sistema politico delle Larghe Intese con il voto del 4 marzo 2018 è stato il governo M5S-Lega. Esso fu installato nel giugno 2018 sulla base del Contratto di Governo che raccoglieva parte delle promesse di cambiamento e di rottura con il passato avanzate dai due partiti in campagna elettorale. È caduto nell’agosto 2019 perché né il M5S né la Lega si sono dati i mezzi, facendo leva sulla mobilitazione delle masse popolari, per attuare ciò che hanno scritto nel Contratto e per mantenere le promesse fatte.

Con l’accordo di palazzo fra M5S, PD e LeU la classe dominante ha messo una toppa che è peggiore del buco: il governo Conte 2 non risolve ma, anzi, aggrava la crisi politica; non è in grado di risanare la crepa fra le masse popolari e la classe dominante, al contrario la allarga:

– perché è un governo il cui contenuto e la cui opera sono esattamente il contrario di ciò che le ampie masse popolari hanno indicato con le elezioni del 4 marzo 2018 e nonostante cercherà in mille modi di presentarsi come “governo amico dei lavoratori e delle masse popolari” userà ogni mezzo per riportare il paese nel solco dell’attuazione del programma comune della borghesia imperialista, secondo la collaudata linea dei governi alla Prodi-D’Alema-Bertinotti: concedere 10 ai lavoratori e pensionati e prendergli 30 con balzelli e rincari vari; dichiarare guerra ai grandi evasori (che sono tra i suoi padrini), ma colpire solo lavoratori autonomi e piccoli commercianti; introdurre il salario minimo, ma permettere e perpetuare caporalato, precariato e lavoro nero;

– perché è un governo in posizione di maggiore subordinazione alla UE (alla NATO era ben subordinato anche il Conte 1) e sarà oggetto delle crescenti contraddizioni fra gruppi imperialisti UE e degli USA e, contemporaneamente, fra Comunità Internazionale degli imperialisti USA, europei e sionisti da un lato e Russia e Cina dall’altro.

“Il programma dichiarato dal governo Conte 2 è destinato alla stessa sorte del programma dichiarato dal governo Conte 1. Persino i propositi contro la distruzione del pianeta andranno a farsi benedire, nonostante la benedizione di Papa Francesco, perché la distruzione del pianeta è il risultato degli sforzi di vari milioni di capitalisti in lotta tra loro da un capo all’altro del mondo ognuno per valorizzare il suo capitale. Cambieranno alcuni dei beneficiari degli ammortizzatori sociali e alcune delle vittime delle misure (di austerità per le masse popolari, di privatizzazione dei servizi pubblici, di delocalizzazione delle attività produttive) alle quali è obbligato ogni governo che opera agli ordini dell’Unione Europea, della Banca Centrale Europea e della NATO ed è succube del sistema finanziario internazionale tramite il Debito Pubblico. (…) Il governo Conte 2 sarà peggiore per le masse popolari del Conte 1 perché vuole (e cercherà di) essere più ligio del Conte 1 ai trattati, alle leggi e ai contratti che la breccia aperta dalle masse popolari con le elezioni del 4 marzo 2018 nel sistema politico delle Larghe Intese non ha intaccato. Solo le organizzazioni operaie e popolari (OO e OP) possono incominciare a farlo agendo come nuove pubbliche autorità sia pure nei limiti in cui è possibile farlo localmente, prima di aver costituito un proprio governo nazionale d’emergenza” – dal Comunicato del (n)PCI n. 19 dell’8.09.19.

Opporsi “senza se e senza ma” al governo M5S-PD-LEU per andare oltre

Hanno ragione e vanno sostenuti coloro che indicano la necessità di fare una forte e ampia opposizione operaia e popolare al governo Conte 2:

– hanno ragione poiché la loro denuncia contribuisce a contrastare la tendenza ad aspettare e sperare (che il PD abbia imparato la lezione, che il governo si eriga ad argine al moderno fascismo, che possa in qualche modo venir fuori qualcosa di positivo per i lavoratori e le masse popolari, ecc.) e spingono le masse popolari a mobilitarsi, a guardare ai fatti e a partire dalla loro esperienza pratica: il PD è un pilastro delle Larghe Intese (l’altro pilastro è Berlusconi), ha partecipato attivamente quanto Berlusconi agli attacchi e all’eliminazione dei diritti e delle conquiste ottenuti con le lotte dei decenni passati, ha promosso le privatizzazioni e la devastazione ambientale, venduto e svenduto l’apparato produttivo del paese a multinazionali e speculatori, aperto le porte alla speculazione in ogni campo, dalla scuola alla sanità;

– vanno sostenuti perché incarnano la tendenza all’organizzazione e alla mobilitazione e indicano la via della lotta, dell’unità e della solidarietà di classe che in mille forme esiste già in tutto il paese, anche se in modo sparso e frammentario.

Per questo motivo il P.CARC aderisce e partecipa alle manifestazioni delle prossime settimane e dei prossimi mesi contro il governo M5S-PD-LeU – vedi l’articolo a fianco – chiama gli operai, gli studenti, le masse popolari italiane e gli immigrati a parteciparvi in massa e aggiunge alle giuste parole d’ordine contro il governo un pezzo in più, una via di sviluppo.

Approfittare della situazione per avanzare nella costituzione del Governo di Blocco Popolare

Per dispiegare tutte le energie di quanti si mobilitano e si mobiliteranno contro il governo Conte 2, per favorire la più ampia partecipazione, per rendere incisive ed efficaci le mobilitazioni è necessario fare un passo avanti rispetto al generico appello all’opposizione, è necessario indicare un’alternativa chiara. Quanto è vero che “è sbagliato lasciare la direzione della mobilitazione contro il governo Conte 2 alla Lega e a Salvini”, come affermano molti dei promotori delle manifestazioni del prossimo periodo, a maggior ragione è responsabilità di chi promuove le mobilitazioni indicare il per, la prospettiva. La questione, per essere chiari, non è solo “impedire che la Lega e Salvini abbiano l’esclusiva della lotta contro il governo”, ma soprattutto fare della mobilitazione contro il governo Conte 2 l’occasione per rafforzare le organizzazioni operaie e popolari esistenti, per farne nascere di nuove, per allargare il loro coordinamento, per rendere la costituzione del Governo di Blocco Popolare un obiettivo cosciente e unitario.

È in questo solco che interveniamo sui gruppi di operai e lavoratori combattivi per legare nella stessa mobilitazione gli operai della Whirlpool contro chiusure e delocalizzazioni , i lavoratori in mobilitazione contro lo smantellamento e per la nazionalizzazione di Alitalia, i comitati NO TAV e NO TAP con gli operai della ex-Lucchini di Piombino, i comitati ambientalisti e gli operai dell’ILVA di Taranto, i disoccupati con i maestri e le maestre che ancora non sono stati stabilizzati dopo promesse e impegni istituzionali, le famiglie che occupano le case sfitte e i braccianti immigrati che vengono pagati 2 euro l’ora nelle campagne devastate dalle speculazioni e dalla devastazione ambientale. Per ognuno di essi e per tutte le masse popolari, fare efficacemente fronte agli effetti più gravi della crisi significa lottare per costituire il Governo di Blocco Popolare.

È in questo solco che valorizziamo ogni compagno e ogni compagna, le sue caratteristiche, le sue relazioni, le sue aspirazioni più sane; è in questo solco che formiamo tutti coloro che vogliono contribuire affinché attraverso la pratica della lotta di classe diventino via via più capaci di essere quel punto di riferimento che le masse popolari cercano e attorno a cui si aggregano: azienda per azienda (capitaliste e pubbliche), reparto per reparto, scuola per scuola, quartiere per quartiere. L’attività pratica, la formazione politica e la formazione ideologica sono gli strumenti con cui impariamo e insegniamo a orientarsi, a individuare gli appigli da afferrare, le leve su cui fare forza, le contraddizioni in cui insinuarsi, le spinte positive da valorizzare ai fini della lotta di classe.

La situazione politica creatasi con l’installazione del governo Conte 2 è estremamente ricca di occasioni da individuare, cogliere e sfruttare:

– le contraddizioni tra le forze che compongono il governo per quanto riguarda il rapporto con l’UE e il programma del governo (legge finanziaria, grandi opere tipo TAV e TAP, privatizzazione e smantellamento di servizi pubblici, pensioni, sanità, scuola, revoca concessioni autostrade, salario minimo, Jobs Act ed ex art. 18);

– le contraddizioni interne alle varie forze che lo compongono: nel M5S tra Di Maio, Fico e altri sostenitori del governo e gli esponenti e organismi di base in dissenso con la linea del governo con il PD e della sottomissione all’UE; nel PD infuria la lotta tra le varie correnti e gruppi di potere (la scissione di Renzi alimenterà la lotta interna al governo); in LeU tra la corrente governista al carro del PD degli Speranza, Grasso, Epifani e la corrente di Sinistra Italiana più movimentista e anti-UE dei Fassina e Fratoianni;

– le contraddizioni nel centro-destra (asse o meno della Lega con FdI di Meloni e con FI di Berlusconi) e ruolo che assumerà la Lega nel promuovere l’opposizione di piazza “contro il governo asservito all’UE e a Merkel e Macron”;

– il maggiore attivismo dei partiti che raccolgono parte della base rossa, dei sindacati di base, della CGIL di Landini e della sinistra dei sindacati di regime (vedi proposte di Landini-CGIL per la reintroduzione ed estensione ex art.18, la detassazione degli aumenti contrattuali, un piano di investimenti pubblici) nel contesto della lotta per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici e del 50° anniversario dell’Autunno Caldo (1969).

Nei prossimi mesi, inoltre, ci saranno le elezioni regionali in Umbria (27 ottobre 2019), in Emilia Romagna e in Calabria (entro la fine del 2019 o l’inizio del 2020).

Una spinta all’unità dei comunisti

In questa situazione politica in fermento, ha ripreso piede il discorso dell’unità dei comunisti e della ricostruzione del partito comunista e ciò è positivo: noi siamo per l’unità dei comunisti tanto quanto affermano di esserlo molti altri partiti e organizzazioni che si rifanno al movimento comunista. Nelle scorse settimane si sono svolti alcuni incontri fra partiti e organizzazioni che vanno in quel senso: il PC di Marco Rizzo ha incontrato PaP e il PCI di Mauro Alboresi, PaP ha incontrato il PCL, il PCI di Mauro Alboresi prosegue la collaborazione con Fronte Popolare. Il discorso del fronte comune contro il governo M5S-PD-LeU si combina con la discussione sull’unità dei comunisti e in certi casi con i passi per la costituzione di liste elettorali (anche se è l’argomento più sottaciuto). Rispetto all’unità dei comunisti è giusto essere chiari e netti. Di fronte ai sommovimenti politici e alle potenzialità che la situazione offre:

– ridurre l’unità dei comunisti ai tentativi di costruire cartelli o progetti elettorali è manifestazione di grave irresponsabilità sia perché, ammesso che l’eventuale cartello o progetto elettorale raccolga consensi abbastanza sostanziosi da “contare qualcosa” (ma è un’ipotesi remota), far confluire la spinta, la disponibilità e la necessità di mobilitazione delle masse popolari in un cartello o progetto elettorale significa sottomettere le masse popolari a quel teatrino della politica borghese da cui è invece positivo emanciparle, sia perché questa strada elettoralista è un modo come un altro per seminare a piene mani attendismo e disfattismo;

– ridurre l’unità dei comunisti alla costruzione di un coordinamento di forze che alimenti la linea della moltiplicazione del conflitto e si limita a promuovere “lotte, lotte, lotte” significa ripercorrere, in condizioni diverse ma con il medesimo contenuto, la strada fallimentare intrapresa dai comunisti e dal movimento rivoluzionario all’epoca del Biennio Rosso (vedi articolo a pag. 1); significa attestarsi al livello più alto che le masse popolari organizzate esprimono già, rifiutandosi di assumere il compito e il ruolo di elevarlo ed estenderlo per farlo diventare movimento organizzato e diretto per la conquista del potere politico.

L’unità dei comunisti che promuoviamo e perseguiamo è la combinazione di due fattori:

– la lotta ideologica, cioè la lotta fra idee giuste e idee sbagliate sulla base del bilancio dell’esperienza su quattro temi specifici: 1. l’analisi del movimento economico della società borghese, la natura e le caratteristiche della crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale, 2. l’analisi sul regime di controrivoluzione preventiva che caratterizza i paesi imperialisti, 3. la strategia della guerra popolare rivoluzionaria come via per la rivoluzione socialista, 4. il ruolo di Stato Maggiore della rivoluzione socialista del partito comunista , anziché il ruolo di partito di opposizione radicale al catastrofico corso delle cose, promotore di denunce, proteste e rivendicazioni;

– la sperimentazione dell’attività pratica comune: la principale e accessibile a tutti è il sostegno alle lotte degli operai contro la morte lenta e la chiusura di aziende (a partire dalle 160 vertenze di aziende in corso al Ministero dello sviluppo economico e delle altre centinaia piccole e medie aziende) e il sostegno degli organismi popolari che lottano per la scuola, la sanità e altri servizi pubblici, contro la devastazione dell’ambiente e dei territori per rafforzarli e coordinarli, facendo assumere alle organizzazione operaie e popolari il ruolo di punto di riferimento della vita sociale del resto delle masse popolari.

Siamo consapevoli che l’unità dei comunisti è un risultato di un percorso di unità e lotta, che passa dalla loro azione cosciente: non può nascere dalla “necessità” e dal “bisogno” individuale o di gruppo.

Quanto e come i comunisti agiscono nella lotta di classe in corso è indice e dimostrazione dei passi avanti che i comunisti sapranno compiere nell’assunzione delle loro responsabilità storiche in questa fase.

Avanti! Cacciare il governo M5S-PD-LeU e sostituirlo con il Governo di Blocco Popolare!

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