Reggio Emilia. L’inizio del ciclo di letture collettive del libro di Babuskin Militante bolscevico è stato occasione per raccogliere una breve intervista per conoscere meglio la Domenica Rossa, un’iniziativa promossa da alcuni operai di vari orientamenti (“dall’operaio poeta anarchico al giovane operaio comunista”) che si riuniscono per discutere di cultura e di politica. La classe operaia non “guarda solo al proprio ombelico”!

 

Potete raccontarci come è nata l’idea della “Domenica Rossa”?

Il dialogo tra colleghi in azienda è difficile perché devi produrre in tempi stretti e durante la settimana ci sono tanti altri impegni, oltre il turno: il tempo è ristretto per tutti e abbiamo concordato fosse necessario trovare un momento buono per noi operai per incontrarci. Dopo aver cambiato diversi posti, abbiamo trovato un circolo, l’ARCI Pieve, dove possiamo scambiarci idee e pensieri: insomma, per dirla con Eduardo de Filippo, è un momento in cui ci “raccogliamo”.

Non parliamo di “fatti e fatterelli”, ma di ciò che succede a noi e intorno a noi, cercando di portare un pensiero lungimirante oltre il singolo aspetto. Questi incontri rispondono all’esigenza di trovare uno spazio per parlare dei problemi che sentiamo sulla nostra pelle.

Vi ritrovate stabilmente?

È un momento di aggregazione che va avanti da un paio di anni e non saltiamo nessuna domenica mattina, compatibilmente con gli impegni dei singoli: sì, è diventato un incontro settimanale fisso.

Un momento di aggregazione operaia fuori dalla fabbrica: ancora più in dettaglio, cosa mettete al centro dei vostri incontri?

Parliamo soprattutto dei problemi aziendali e sindacali con lo sforzo di guardare alle questioni specifiche nel quadro politico generale, oltre il singolo caso. Il nostro obiettivo è cercare di trovare soluzioni concrete: “due ore” di incontro volano perché sono incontri attivi e vivi.

Non solo, ma ormai si parla sempre e solo di discorsi comuni, rincorrendo la TV e l’intossicazione che promuove e che in definitiva manipola l’informazione. Per questa ragione, tra il “guardare la luna o il dito” vogliamo guardare alla “luna” e viste le 8 ore in fabbrica e il sistema consumistico fuori, questo è un momento di “ricreazione costruttiva”.

 

Oltre alle discussioni politiche e sindacali, quanto è importante l’aspetto e la formazione culturale per voi?

Da 1 a 100? Sicuramente 101! È tutto. Il confronto ci sta facendo crescere perché alimenta domande e riflessioni che cerchiamo anche altrove, oltre al fatto che leggere insieme è un modo per sostenerci, tra chi è più “indietro” nella lettura e chi invece legge più “speditamente”.

 

Come iniziative pratiche, fate letture collettive di testi, racconti, articoli, poesie?

Le abbiamo fatte in passato, non solo materiale sindacale ma anche romanzi, come il progetto di leggere ad alta voce “Correvo pensando ad Anna” di Pasquale Abatangelo. Questa per noi è sana e costruttiva aggregazione.

 È così che la proposta, all’interno della campagna “Il Primo Assalto al Cielo”, della sezione “Lidia Lanzi” di Reggio Emilia di leggere insieme il testo Militante bolscevico (ed. Lotta Comunista) ha trovato in questa organizzazione operaia un alleato “naturale”. Il testo si presta bene per ragionare sul rapporto tra il Partito Comunista e la classe operaia, con la precisa messa al centro della formazione politica e ideologica degli operai attraverso il marxismo.

Il ciclo di letture è solo all’inizio ma l’obiettivo è proseguire anche con altri testi, perché è nella nostra storia che risiedono le radici del futuro: infatti, questo primo libro è scritto da Babuskin stesso nei primi anni del Novecento su richiesta di Lenin – con cui collaborava nell’Iskra – affinché facesse conoscere l’attività svolta nella costruzione del Partito, come esempio da seguire e come stimolo per altri compagni a unirsi a loro. In sintesi, come strumento di propaganda finalizzato a promuovere l’emulazione socialista.

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