Più soldi, per più persone, per lavori utili e dignitosi, per creare nuovi posti di lavoro!

A Pasqua due dei cinque licenziati politici FCA di Pomigliano, Mimmo Mignano e Marco Cusano, si sono arrampicati sul campanile della chiesa del Carmine di Napoli per protestare contro l’ingiusta esclusione dalle liste per il Reddito di Cittadinanza (RdiC) a causa dei parametri di selezione sulla base dell’ISEE: allo stato attuale per ottenere il RdiC bisogna presentare l’ISEE del 2018, che riporta i redditi del 2017; per un operaio licenziato nel corso del 2018 e che quindi ha lavorato nel 2017, l’accesso al Reddito per via dell’ISEE è negato, pur essendo attualmente privo di reddito.

Da subito gli operai, sostenuti da un presidio solidale sotto il campanile, hanno dichiarato che non sarebbero scesi fino a che il governo non avesse dato un segnale chiaro e che la protesta non riguardava solo il loro specifico caso, ma tutti i licenziati.

E il segnale è arrivato: Tridico, il Presidente dell’INPS, ha contattato gli operai sul campanile, ha riconosciuto il problema che essi segnalavano e ha fissato un incontro fra una delegazione dei manifestanti e il Direttore dell’INPS dell’area metropolitana di Napoli, incontro che ha portato alcuni primi risultati: entro maggio 2019 il Governo riconoscerà il Reddito di Cittadinanza a chi ne farà richiesta secondo i parametri ISEE dell’anno in corso anziché dei precedenti.

Per rafforzare la pressione sul governo, il 4 maggio i licenziati di Pomigliano si sono presentati all’AVIO dove era in visita Di Maio e, di fronte a una platea di operai (in gran parte avevano votato il M5S alle elezioni del 4 marzo 2018), lo hanno incalzato rispetto alle modifiche del RdiC e hanno annunciato che dall’assemblea operaia del 18 maggio sarebbero emerse le principali proposte di modifica e miglioramento.

Fin qui, la mobilitazione è una grande e pratica dimostrazione del fatto che forzare per costringere il governo a prendere misure favorevoli alle masse popolari (migliorando misure già prese o prendendone di nuove) è possibile ed è possibile ottenere grandi risultati (ai sostenitori della tesi che il governo M5S-Lega sia “il più reazionario dopo il fascismo” bisognerebbe far notare che un risultato simile non è mai stato raggiunto nemmeno quando “gli amici del popolo” del PRC erano al governo e Paolo Ferrero era Ministro….).

Gli sviluppi della mobilitazione sono particolarmente importanti poiché vanno nel senso di valorizzare i risultati ottenuti e promuovere l’organizzazione dei disoccupati su ampia scala per allargare le maglie dei parametri di selezione per i percettori del RdiC e per l’individuazione di lavori veramente utili, necessari, attorno a cui costruire nuovi posti di lavoro.

Il 18 maggio si è dunque svolta un’assemblea operaia a Pomigliano, nonostante i tentativi di sabotaggio ad opera dell’Amministrazione Comunale, che ha persino negato la sala in cui l’assemblea avrebbe dovuto tenersi, e dalla discussione sono emersi i pilastri attorno cui promuovere la costruzione di un “Comitato di lotta per il Reddito di Cittadinanza”:

 – lotta per l’abolizione dei parametri ISEE e del calcolo sulla base del nucleo famigliare (molti operai licenziati, nell’impossibilità di pagare l’affitto, si sono trasferiti da parenti, entrando, così nel nucleo familiare e facendo cumulo con il reddito di chi li ha accolti;

 – lotta per la revisione delle misure di obbligo al lavoro “pilotato”, il cosiddetto workfare (misure divisive, vincolanti, punitive verso i ricettori del reddito) e l’adozione di criteri trasparenti per l’individuazione di lavori di reale pubblica utilità.

Adesso la battaglia è coordinare le varie esperienze che a livello nazionale si sono attivate e stanno elaborando: dai compagni di Pomigliano e Napoli a quelli di Piombino (vedi articolo su Camping CIG), di Milano (vedi “Usare gli appigli del Reddito di Cittadinanza…” su Resistenza n. 3/2019 sull’esperienza di GTA a Gratosoglio)

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