L’entrata in vigore del Decreto dignità, una delle prime misure del governo M5S-Lega ha provocato la reazione dei padroni, subito alla ricerca del modo per aggirarlo. I casi della GKN di Campi Bisenzio (FI) e della Piaggio di Pontedera (PI) sono emblematici. Entrambe le aziende sono coinvolte in processi più o meno avanzati di delocalizzazione (dalla GKN sono stati spostati il 20% dei macchinari in un anno e la Piaggio sta delocalizzando, da anni, interi reparti, verso il Vietnam e l’India); entrambe le aziende richiamano periodicamente lavoratori “extra” oltre agli operai che già lavorano in fabbrica, per sopperire a ferie e picchi produttivi, senza però mai assumerli a tempo indeterminato. Attraverso gli accordi integrativi gli assunti a tempo determinato erano in genere sempre gli stessi, seguendo una graduatoria di anzianità (cosa che è anche nell’interesse del padrone, visto che così non deve formare ogni volta un nuovo operaio).

In GKN i padroni vogliono aggirare il Decreto dignità facendo assumere i precari a tempo indeterminato dall’agenzia interinale che li invia a lavorare in fabbrica (il cosiddetto “staff leasing”) e la risposta degli operai non si è fatta attendere: il 13 febbraio gli hanno bloccato i cancelli (alla faccia del Decreto Salvini che impedisce i blocchi) ed è stata formalizzata la denuncia contro l’azienda per condotta antisindacale (in quanto l’operato della GKN viola i precedenti accordi interni) e il 4 maggio hanno organizzato una giornata di mobilitazione, dibattito, confronto e solidarietà di fronte all’azienda a cui hanno partecipato anche operai di altre fabbriche: della Magneti Marelli (un altro pezzo di patrimonio tecnologico recentemente svenduto dagli Agnelli), della stessa Piaggio, i facchini della STS in subappalto alla All.Co di Pisa; i candidati di Potere al Popolo e del PC di Rizzo di Firenze, famiglie e amici degli operai.

Alla Piaggio Colaninno è stato più diretto e ha sbattuto per strada più di 50 operai, alcuni licenziati dopo 14 anni di lavoro precario, senza battere ciglio. La dura contestazione dei licenziati ha spinto alla mobilitazione i sindacati, che hanno indetto uno sciopero di più ore; hanno promosso presidi e proteste sotto il Comune e hanno usato le elezioni amministrative per spingere i candidati a prendere posizione in loro solidarietà. L’8 maggio, gli operai hanno occupato il tetto della ASL davanti a un ingresso della fabbrica mentre al Teatro Era si teneva un congresso della CGIL con il segretario Landini e il presidente della Regione Toscana (ed ex sindaco di Pontedera) Enrico Rossi, ottenendo un tavolo in Prefettura in cui riprendere la vertenza.

 

Quali prospettive? Il Decreto Dignità (la restrizione del lavoro a tempo determinato senza limitare le libertà di manovra dei padroni) spinge i padroni a licenziare? Vero, finché ai padroni viene lasciata libertà di manovra. Oggi, un capitalista costretto in una zona o in un paese a fare una cosa contraria alla valorizzazione del suo capitale se ne va altrove (delocalizza) o cambia settore (vende l’azienda). Qui sta in definitiva il motivo per cui il governo M5S-Lega non è in grado di mantenere le sue promesse e le misure che prende vengono aggirate e producono risultati parziali o opposti rispetto agli obiettivi per cui sono state introdotte.

Il governo M5S-Lega non vuole (data la sua natura di governo di compromesso che vuole tenere insieme interessi contrapposti) e in ogni caso non può (dato che non si dà i mezzi) imporre ai capitalisti di mantenere l’attività produttiva in Italia, migliorando le condizioni di lavoro e le tutele degli operai.

Solo la mobilitazione della classe operaia può costringere il governo M5S-Lega a fare quello che non vuole e sostiene di non poter fare. La lotta degli operai GKN e Piaggio è un esempio per tutta la classe operaia.

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