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Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Giugno 3, 2019
in Resistenza n. 6/2019
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“L’esito delle elezioni europee conferma che la crisi del sistema politico e sociale borghese si aggrava in ogni paese e a livello internazionale e ovunque crescono l’insofferenza, l’indignazione e la resistenza delle masse popolari; che la borghesia imperialista, la sua Comunità Internazionale e le sue istituzioni (UE, BCE, ecc.) incontrano sempre più difficoltà a governare i contrasti di classe nei vari paesi e a gestire le elezioni; che continua inesorabilmente la svolta politica in corso in tutti i principali paesi imperialisti a partire dal 2016 con la connessa crisi del sistema di governo dei partiti e degli esponenti delle Larghe Intese che aveva governato per quarant’anni (1976-2016).

La prima forma di distacco tra masse popolari e sistema di potere dell’UE è data dall’astensionismo: la partecipazione al voto nei principali paesi rimane intorno al 50%.

La seconda forma è che in diversi paesi (a partire dalla Gran Bretagna alla presa con la Brexit, Francia, Italia e in altri) hanno vinto le elezioni e si sono affermati partiti che (almeno a parole) sono antiUE e contro la politica della BCE: questo indebolirà le istituzioni dell’UE (Commissione Europea e Banca Centrale Europea in primis che, ricordiamo, non sono elette dal parlamento europeo che risulterà dalle votazioni di ieri), alimentando così una situazione di maggiore ingovernabilità nelle stesse istituzioni europee e nei governi dei vari paesi.

La terza forma è che i partiti delle Larghe Intese (l’equivalente di PD e FI in Italia, presenti nei vari paesi) hanno subito flessioni e in alcuni paesi un vero tracollo (le Larghe Intese tedesche perdono il 20%). In diversi paesi aumentano i voti i partiti verdi-ecologisti (i verdi tedeschi diventano il secondo partito) a dimostrazione della ricerca esistente anche tra le forze della sinistra borghese di una diversa gestione (non capitalista basata sul profitto e lo sfruttamento senza regole di uomini e ambiente) delle risorse e del pianeta

La quarta forma è che i tentativi dei governi della sinistra borghese di conciliare interessi inconciliabili (borghesia imperialista e masse popolari, UE/BCE e popolazione di un singolo paese) portano al ritorno della destra: Tsipras, che ha attuato il programma di completa sottomissione all’UE in Grecia, subisce una sonora sconfitta e ha preparato il terreno per il ritorno della vecchia destra che aveva scalzato dal governo nel 2015.

Per quanto riguarda il nostro paese, l’esito delle elezioni europee ci offre diversi insegnamenti su come agire verso il governo M5S-Lega non per tornare alle Larghe Intese (come ha fatto Tsipras) ma per andare oltre, verso il governo di emergenza delle masse popolari organizzate”. – Dichiarazione del 27 maggio 2019 di Pietro Vangeli, Segretario Nazionale del P.CARC.

“Per quanto riguarda il nostro paese, la maggioranza degli elettori ha confermato il sostegno al governo M5S-Lega. Questo è il principale dato di cui tener conto: la crisi delle Larghe Intese prosegue! Forza Italia è in caduta libera. Il PD la segue: Zingaretti canta vittoria solo perché pensava di perdere più voti, ma ha “contenuto i danni” perché il PD negli ultimi 11 mesi ha mobilitato i suoi elettori contro quelle misure del governo M5S-Lega che sono in continuità con quelle che per quarant’anni le Larghe Intese hanno imposto (in sostanza nell’ultimo anno il PD ha mobilitato contro la linea che il PD ha seguito fino al 2018) e la benedizione del Vaticano ha fatto il resto. Ma il PD è ormai un “morto che cammina ancora”.

La Lega cresce a 9.2 milioni di voti succhiando voti in larga parte da Berlusconi (2.3 milioni dei 3.5 che ha preso in più rispetto alle politiche del 2018). Inoltre l’appartenenza della Lega ad un largo schieramento europeo (a differenza del M5S che a livello europeo è isolato) ha incanalato verso di essa buon parte del “voto utile” di chi voleva colpire le politiche della Commissione Europea e della BCE. Non a caso già alle elezioni europee del 2014 il M5S aveva perso voti rispetto alle elezioni politiche del 2013 (era passato da 8.7 milioni di voti a meno di 5.8 milioni di voti), per poi salire a 10.7 milioni alle politiche del 2018. Non bisogna quindi prestare attenzione alle grida di gioia delle Larghe Intese per il “collasso del M5S”: esiste una differenza tra i voti che il M5S raccoglie nelle elezioni politiche e in quelle europee. È tuttavia un fatto che il M5S perde voti. Questo è avvenuto perché il M5S prosegue nel mediare tra borghesia e masse popolari (tra interessi antagonisti, incompatibili) e con l’illusione di poter cambiare le cose a colpi di leggi e decreti, senza la mobilitazione delle masse popolari. Il M5S paga 1. le promesse non mantenute (ILVA, NO TAP, NO MUOS, Alitalia, Ponte di Genova-Benetton, ecc.), 2. i tentennamenti (NO TAV, ecc.), 3. il consenso alle politiche reazionarie della Lega (decreto sicurezza, legittima difesa, immigrazione, ecc.), 4. il cedimento alla Commissione Europea, alla BCE e alla NATO. Negli undici mesi di governo il M5S è stato al carro della Lega. Se proseguirà su questa strada, di cedimento in cedimento, perderà credibilità e seguito tra le masse popolari e finirà come l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Se il M5S prosegue su questa strada non può che essere fagocitato dalla Lega, che è la lunga mano della Larghe Intese nel governo: per vent’anni ha governo il paese con la banda Berlusconi, ha una serie di personaggi che sono stati ministri, funzionari e consiglieri dei governi Berlusconi (da Giancarlo Giorgetti a Roberto Calderoli), governa tutt’ora regioni con il centro-destra e con esso ha legami di affari, corruzione e clientele (le inchieste di questi mesi sono lì a dimostrarlo). Non è inoltre un caso che all’alleanza ventennale con il mafioso Berlusconi, corrisponde l’estensione delle Organizzazioni Criminali proprio nelle regioni che la Lega governa: l’infiltrazione della Ndrangheta in Lombardia e Veneto e il traffico di rifiuti tossici in Veneto sono emblematici.

M5S è la maggiore forza di governo, ma non usa la sua forza perché teme che la Lega rompa, mentre in realtà è la Lega che non può fare a meno del M5S.

La Lega minaccerà elezioni anticipate, se il M5S non esaudirà i voleri dello sciacallo Salvini (grandi opere, regionalismo differenziato stile “modello tedesco” ossia abbandono a se stesse delle regioni in difficoltà, aumento della repressione verso le masse popolari, aggravamento delle politiche razziste inaugurate dal PD, ecc.). I parlamentari, attivisti ed elettori del M5S che hanno a cuore il futuro del movimento e vogliono cambiare il paese, devono giocarsi il tutto per tutto: il M5S è davanti ad un bivio storico, che deciderà del suo futuro. Sottostare alle minacce della Lega, porterà alla fine del M5S. I parlamentari, attivisti ed elettori del M5S devono legarsi alle masse popolari che lottano nel nostro paese, sostenere le loro rivendicazioni, alimentare la loro mobilitazione, usare i grandi mezzi a loro disposizione per estenderla e rafforzarla, sfidare le minacce della Lega e delle Larghe Intese, tenere testa ad esse, combattere dentro e soprattutto fuori il Parlamento, non cedere alla minaccia di elezioni anticipate!

Così facendo il M5S influenzerà anche gli elettori e attivisti della Lega che hanno a cuore la difesa dei posti di lavoro, delle aziende e la creazione di nuovi posti di lavoro, la salvaguardia dell’ambiente, della scuola e della sanità pubblica, delle pensioni, ecc. Se il M5S gioca d’attacco, la Lega è costretta ad inseguirlo per non perdere seguito.

(…) Questa è la situazione. Quali sono i compiti dei comunisti?

Tutti i comunisti del nostro paese devono mettere al centro dei loro sforzi la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato. Solo l’instaurazione del socialismo metterà fine alla crisi generale del capitalismo.

Come promuovere la rinascita, stante le condizioni create dall’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria e la sconfitta subita dal movimento comunista?

In un suo recente articolo No compagni, lasciare spazio ai fascisti è un grave errore, comparso il 7 maggio sul periodico lariscossa.com, Alessandro Mustillo, membro dell’Ufficio Politico del PC di Marco Rizzo, il frammento del PRC di Cossutta e di Bertinotti più legato alla memoria e all’eredità del vecchio movimento comunista, ha invocato “una riflessione seria per discutere insieme di quello che manca a sinistra: una strategia”. Ben detto, elaborare e attuare una strategia è proprio quello che ci vuole. Ma bisogna passare dalle parole ai fatti! Il partito comunista non nasce grande e forte, lo diventa, lo dobbiamo far diventare grande e forte. Oggi non esiste “partito comunista grande e forte”: bisogna crearlo. Le elezioni europee lo hanno ben mostrato anche ai compagni che invocano un “partito comunista grande e forte” come premessa per elaborare e mettere in opera una strategia per l’instaurazione del socialismo. Il seguito elettorale del PC di Marco Rizzo, presente in queste elezioni europee in tutte le circoscrizioni e in tutti i seggi del paese col proprio simbolo grazie alla collaborazione internazionalista del Partito Comunista Greco (KKE), è risultato di 235 mila voti (a convalida dei 105 mila ottenuti nelle elezioni politiche del 2018 quando si era presentato solo a poco più della metà degli elettori: a 25.8 milioni su 46.5). (…) Un partito che fa propaganda e aspetta che le masse capiscano e vengano al partito, non ha futuro. Siamo in una fase di passaggio della nostra storia e il progresso in ultima istanza dipende dalla rinascita del movimento comunista, dal consolidamento e rafforzamento del partito comunista, dalla capacità degli organismi e dei membri del partito di tradurre nel particolare e applicare nel concreto la linea del Partito. La linea non la si inventa: è dettata dalle condizioni oggettive del paese e dalla sua storia e la scopriamo studiandole con il materialismo dialettico. In questa fase la linea si riassume nel creare le condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare” – dal comunicato del (nuovo)PCI del 27 maggio 2019 “Quello che insegna l’esito delle elezioni europee del 26 maggio e le conclusioni che i comunisti devono tirarne”

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