Editoriale

 

Moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari, portarle ad agire da nuove autorità pubbliche, promuovere il loro coordinamento e la loro azione comune è l’aspetto centrale dello sviluppo della lotta di classe e per il coinvolgimento nella lotta politica rivoluzionaria di settori più ampi di masse popolari. A questo obiettivo

  1. chiamiamo a partecipare tutti coloro che si definiscono comunisti, che hanno la falce e il martello nel cuore, che credono, vedono e indicano il socialismo come l’unica soluzione positiva per farla finita con il capitalismo e per schiudere la via dell’emancipazione dell’umanità. Sono ancora molte e profonde le distanze organizzative e le differenze ideologiche fra partiti, circoli e organismi che si definiscono comunisti e aspirano al socialismo: la sola strada realistica per perseguire e avanzare efficacemente nella direzione dell’unità dei comunisti è l’azione comune per rafforzare ed estendere la mobilitazione spontanea della classe operaia e delle masse popolari e indirizzarla verso la costituzione del Governo di Blocco Popolare e del socialismo. A questo proposito è bene riaffermare l’insegnamento che la Carovana del (nuovo)PCI ha elaborato dall’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale: il partito comunista non è la più grande ed efficace organizzazione di lotta (non è l’unione delle organizzazioni rivendicative e sindacali e non si sostituisce ad esse) e non è neppure principalmente il partito che raccoglie il consenso della classe operaia e delle masse popolari nelle elezioni borghesi per fare il portavoce delle loro istanze nelle assemblee elettive borghesi e nelle istituzioni borghesi. Il partito comunista è lo stato maggiore della classe operaia, il dirigente della mobilitazione rivoluzionaria della classe operaia e delle masse popolari, il pilastro attorno a cui ruota e si sviluppa la costruzione del nuovo potere alternativo e antagonista al potere della borghesia imperialista. Far confluire e valorizzare la mobilitazione spontanea delle masse popolari nella lotta politica rivoluzionaria è il campo pratico in cui il movimento comunista cosciente e organizzato rinasce e si rafforza.
  2. Chiamiamo a contribuire anche coloro che non sono comunisti, ma sono consapevoli che bisogna farla finita con il corso disastroso che la classe dominante sta imponendo all’umanità e sono indisponibili a lasciare terreno libero alla destra reazionaria. è contrario ai nostri obiettivi e agli interessi della classe operaia e delle masse popolari essere settari e “puristi”: vasti settori della società civile sono allo sbando, orfani dell’orientamento di quella sinistra borghese che è politicamente quasi scomparsa e che culturalmente è al carro della destra reazionaria. Tocca ai comunisti valorizzare gli elementi più coscienti e progressisti della società civile, delle amministrazioni locali, della sinistra borghese e del movimento sindacale e avvalersi di quanto alcuni di loro fanno già, anche in modo spontaneo e disorganico, a sostegno della mobilitazione e organizzazione della classe operaia e delle masse popolari.

Le elezioni non sono più, da decenni, uno strumento utile alla classe dominante per affrontare e risolvere la crisi politica, anzi sono causa di crescente ingovernabilità e instabilità. è una tendenza inevitabile e senza soluzione di alcun tipo nella società borghese poiché ad essere in crisi è l’intero sistema: è una crisi che nasce dall’economia, si ripercuote nella devastazione dell’ambiente, si riversa nella politica e si estende alle questioni culturali e morali. Nessuna elezione borghese può risolvere la situazione, poiché nessuna istituzione e autorità borghese è disposta a fare (e non può fare, pena sconfessare la propria funzione di classe) ciò che è necessario per invertire il corso delle cose. C’è bisogno della rivoluzione socialista. C’è bisogno che l’attuale classe dominante, la borghesia imperialista e il suo clero, sia scalzata dalla sua posizione e che la classe operaia e le masse popolari diventino la nuova classe dirigente della società, instaurando la dittatura del proletariato.

Fare la rivoluzione socialista in un paese imperialista è un obiettivo che fino a oggi il movimento comunista non è riuscito a raggiungere nonostante l’ampiezza e la forza della prima ondata. Troviamo tanti compagni convinti che sia necessario ripetere oggi “i passaggi” che consentirono ai comunisti italiani di rendere grande e forte il vecchio PCI, come se questa fosse la condizione essenziale per “far scoppiare la rivoluzione”. Questi compagni dimenticano o non considerano che il vecchio PCI era diventato forte dirigendo nella clandestinità una ventennale lotta contro il fascismo (1921-43) e la Resistenza contro i nazifascisti (1943-45), è diventato grande solo dopo la Liberazione; per i limiti della sinistra non ha usato la sua forza e la sua grandezza per fare la rivoluzione socialista ed è finito sotto la direzione dei revisionisti moderni (Togliatti, Berlinguer) che lo hanno portato alla disfatta.

Dobbiamo imboccare e perseguire, invece, una strada coerente con il patrimonio del vecchio movimento comunista, usandone gli insegnamenti e le scoperte (la scienza), ma innovando per superare i limiti del vecchio movimento comunista, in modo conforme alle condizioni concrete; osando, ma consapevoli delle nostre forze, oggi ancora esigue; imparando a far valere la forza della classe operaia e delle masse popolari per avanzare nella rinascita del movimento comunista.

Per chi è convinto che il comunismo è il futuro dell’umanità e il socialismo è il salto che l’umanità ha di fronte e può compiere, la questione decisiva è operare, manovrare per convogliare tutte le forze, le spinte e le tendenze positive che oggettivamente vanno nel senso di favorire l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari (indipendentemente da quello che pensano e dagli obiettivi che ne hanno i promotori) nella costruzione del nuovo potere e usare a questo proposito ogni appiglio e intervenire in ogni ambito (elezioni borghesi, scioperi e mobilitazioni indetti dai sindacati di regime, manifestazioni e iniziative promosse dalla sinistra delle Larghe Intese e dalla sinistra borghese, iniziative delle amministrazioni locali, ecc.).

L’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria dimostra che la rivoluzione socialista non scoppia: dimostra che i comunisti devono promuoverla e dirigerla conducendo coscientemente una serie di operazioni, battaglie e campagne. Questo è il compito e la responsabilità dei comunisti: non limitarsi a indicare il socialismo come un qualcosa di necessario che prima o poi “avverrà” spontaneamente, ma darsi i mezzi per fare la rivoluzione socialista; indicare la strada alla classe operaia e alle masse popolari, dare gli strumenti ideologici, organizzativi e pratici alle organizzazioni operaie e popolari per diventare la forza che trasforma la realtà.

Gli articoli di questo numero di Resistenza affrontano alcuni degli aspetti essenziali dei compiti che abbiamo di fronte, alla luce della breccia che le masse popolari hanno aperto nel sistema politico: sostenere le mobilitazioni spontanee delle masse popolari e portare quelle più avanzate come esempio da diffondere, emulare, replicare; promuovere l’organizzazione della classe operaia e delle masse popolari. Segnaliamo, in particolare, l’intervista al compagno Ulisse, Segretario Generale del (nuovo)PCI, a pag. 1, che affronta in modo esaustivo ciò che qui è stato solo accennato: continuità (usare la scienza e gli insegnamenti della prima ondata della rivoluzione proletaria) e innovazione (sperimentare, scoprire, correggersi) sono la combinazione con cui la Carovana del (nuovo)PCI si fa promotrice della costruzione del nuovo potere, promotrice della rivoluzione socialista.

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