Brescia. L’iniziativa “Di armi, acciaio, malattie e debito pubblico – L’Africa tra neocolonialismo, conflitti e guerre finanziarie” si è svolta domenica 19 maggio, presso una sala del Museo Ken Damy. La costruzione dell’evento è partita dall’idea della sezione locale del P. CARC di fare un’iniziativa in solidarietà con la popolazione del Mozambico, colpita recentemente da due devastanti cicloni. L’idea era di valorizzare una compagna nostra simpatizzante, originaria di quel paese, per conoscerne le vicende e la storia, a partire dalla lotta per l’indipendenza dal dominio portoghese e la successiva fase socialista.

L’idea proposta ai compagni del PCI bresciano ha portato a ulteriori sviluppi: sono stati coinvolti nella costruzione dell’iniziativa altri compagni, come alcuni militanti del Fronte Popolare Ivoriano (Costa d’Avorio), una compagna antropologa che lavora nel circuito delle scuole di italiano per gli stranieri che ha recentemente visitato il Mali e uno studente originario del Burkina Faso. Fra i relatori del convegno è stato invitato anche Youssouf Diop di Urgences Panafricanistes, organizzazione che mette al centro il problema della sovranità delle ex colonie francesi alle quali è imposto il Franco CFA come moneta corrente, un vero e proprio cappio che drena risorse alle economie dei paesi che ne sono sottoposti.

L’evento è, quindi, diventato l’occasione ideale per sviluppare il dibattito franco e aperto fra comunisti e per ragionare su quello che serve fare per dare una vera e concreta solidarietà ai popoli dei paesi oppressi dall’imperialismo. La sezione di Brescia, in preparazione all’evento, ha chiesto e ottenuto l’orientamento della Segreteria Federale della Lombardia e del (n)PCI, che hanno entrambi sostenuto i compagni della sezione con materiali utilissimi.

Gli interventi degli ospiti hanno esposto le condizioni oggettive dei paesi di cui si sono occupati; per motivi di spazio non possiamo riportarli qui, ma prossimamente li pubblicheremo sul sito del partito. Ci limitiamo a mettere in evidenza gli aspetti comuni emersi da tutte le esperienze descritte: ogni tentativo di emancipazione dal giogo coloniale e capitalista è stato fortemente avversato dalla Comunità Internazionale, rendendo evidente che per costruire una vera sovranità occorre liberarsi dalla dipendenza economica e politica nei confronti degli oppressori.

La sezione di Brescia ha voluto cogliere l’occasione per alimentare il dibattito ideologico con i compagni del PCI e per esporre la nostra linea e le nostre proposte politiche partendo dalla questione coloniale. Se comune è la spinta a trovare qual è il modo migliore per favorire una reale liberazione dei popoli oppressi, differente è l’orientamento su come farlo e su questo il dibattito è aperto. I compagni del PCI si pongono nell’ottica di aiutare i popoli oppressi a fare la rivoluzione anticoloniale, di partecipare al loro avanzamento ideologico e organizzativo, ma lo fanno convinti che dovrà essere una nuova ondata di rivoluzioni anticoloniali a riaprire la strada alla rinascita del movimento comunista internazionale e che compito degli internazionalisti sia soprattutto favorire questo corso. Richiamandosi a Domenico Losurdo, sostanzialmente individuano la causa del declino del vecchio movimento comunista nei paesi imperialisti nel fatto di avere abbandonato al loro destino le lotte anticoloniali.

Gli interventi dei nostri compagni sono stati mirati a dimostrare: il legame profondo fra la decolonizzazione, l’onda lunga della Rivoluzione d’Ottobre e il ruolo dell’Internazionale Comunista; il ruolo dell’affermazione del revisionismo moderno nel movimento comunista nel determinare i limiti e l’arretramento di quelle esperienze; l’apporto innovativo del maoismo con la teoria della Rivoluzione di Nuova Democrazia; i limiti dei comunisti nei paesi imperialisti che, non avendo portato a fondo il loro compito storico rivoluzionario, hanno determinato l’esaurimento di quella grande ondata; la conseguente necessità ineludibile di fare la rivoluzione nei paesi imperialisti per riaprire la strada, stavolta in maniera definitiva, alla liberazione di tutta l’umanità. Questo è il più alto contributo che abbiamo indicato come sostegno alla rivoluzione dei popoli oppressi dall’imperialismo.

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