“Noi lotteremo tutte insieme per riuscire a sconfiggere questa malagiustizia”

Dichiarazione video di Lucia Uva sulla sentenza del 17 settembre e in solidarietà a Rosalba Romano.

Il 17 settembre si è svolta presso il Tribunale di Milano l’udienza che, ribaltando la precedente sentenza, ha condannato Lucia Uva per diffamazione. Questo processo è stato imbastito a seguito della denuncia di 6 carabinieri e di 2 poliziotti, accusati, processati (e assolti) per l’omicidio di Giuseppe Uva (morto a Varese il 14 giugno 2008, vedi il documentario Nei secoli fedeleclicca qui per il link del video) e che successivamente si sono sentiti offesi dalle dichiarazioni di dolore e di rabbia di Lucia.

Ribadiamo la nostra solidarietà con Lucia e il nostro sostegno alla lotta per la verità e giustizia che lei e che tutti i famigliari degli assassinati dallo Stato stanno conducendo con coraggio, forza e determinazione.

Abbiamo incontrato Lucia e abbiamo raccolto una sua dichiarazione video in cui spiega lucidamente lo stato e le prospettive della battaglia che con determinazione sta portando avanti e in cui ribadisce la solidarietà con Rosalba, della redazione di Vigilanza Democratica e militante del Partito dei CARC, sotto processo per “diffamazione” e “colpevole” di lottare per l’attuazione della Costituzione, contro gli abusi di polizia e l’impunità.

Rilanciamo, di seguito, anche l’intervista che Lucia Uva ha rilasciato a Vigilanza Democratica lo scorso anno , il 2 marzo 2018, quindi prima dell’assoluzione dei carabinieri accusati per la morte di Giuseppe e prima della sentenza che in primo grado il 21 marzo 2018 ha condannato Rosalba per “diffamazione” (Scaricabili qui Motivazioni sentenza della condanna di Rosalba).

Dalla dichiarazione e dall’intervista a Lucia, come dalla campagna che stiamo conducendo, emerge bene come, sulla base dell’esperienza pratica delle masse popolari, si sta diffondendo la consapevolezza che non basta denunciare il cattivo presente per fermare abusi e violenze da parte delle Forze dell’Ordine (FdO) ma serve andare alla radice, cambiare la struttura della società ed eliminare la classe che la mantiene in piedi.

Il 25 settembre 2019, in occasione del processo di appello per la condanna di Rosalba, chiediamo a singoli cittadini, organismi, personaggi politici, del mondo delle associazioni e della società civile di prendere pubblicamente posizione in solidarietà a Rosalba, di schierarsi, di metterci la faccia, di farsi sentire partecipando fisicamente all’udienza che inizierà alle ore 9, al tribunale di Milano, presso Largo Biagi.

****

21 marzo 2018

Intervista a Lucia Uva

Ciao Lucia, puoi aggiornarci sul processo: quando saranno le prossime udienze e dove? Ci sono novità?

Il processo doveva essere il 28 marzo ma è stato rinviato all’11 aprile presso il Tribunale di Milano: stiamo aspettando di assistere alla nuova puntata di questa che ormai sembra una telenovela. Questo processo è stato aperto grazie a un nuovo Procuratore che ha rinviato a giudizio i carabinieri precedentemente assolti.

La novità bella è che proprio oggi, il giorno del 53° compleanno di Giuseppe, ho saputo che hanno aperto un processo contro Abate per falso e corruzione e questo è importante anche per il mio processo: Abate è stato il primo PM a cui era stato assegnato il caso di Giuseppe e che insisteva nel dire che Giuseppe era morto per i farmaci e che le FdO non avevano nessuna colpa. Dopo tre anni e mezzo di processo a carico di medici che non avevano nessuna colpa, si è “scoperto” che Giuseppe non è morto di farmaci ma di altro.

Stiamo ancora aspettando di sapere perché Giuseppe è morto: se non è morto di farmaci e botte, è morto forse da solo?!

Giuseppe aveva 78 macchie di sangue sui vestiti, aveva l’ano da cui usciva sangue: loro dicono a causa delle emorroidi…, in tanti anni non abbiamo mai saputo che soffrisse di emorroidi…, gli sono scoppiate proprio quella notte, il 14 giugno del 2008? Lui, Abate, mi deve dire di tutti quei colpi sul naso, sulle mani, sulle costole. Abate ha avuto un ottimo collaboratore nel professor Motta, che con l’autopsia fatta ha dato ragione a lui. Hanno dato la colpa a dei medici, padri di famiglia che lavoravano per salvare delle vite. Io ho lottato a fianco di questi medici perché non avevano colpa e per questo non sono stati condannati. Ho dovuto aspettare 3 anni e mezzo e hanno dovuto riaprire la bara di mio fratello, per sapere che Giuseppe non era morto di farmaci.

Abate ha coperto in tutti questi anni le FdO. Sai, non voglio dire a tutti i costi che i colpevoli sono loro, ma il PM doveva fare il suo lavoro: capire perché proprio nei momenti in cui Giuseppe era in caserma e al Pronto Soccorso le telecamere non c’erano, perché questi 8 uomini hanno tenuto in caserma un uomo di 43 anni per una notte intera e hanno rifiutato l’ambulanza? Perché non è mai stato ascoltato per anni l’unico testimone della vicenda, Alberto Biggiogero? [Alberto è l’amico che la notte del 14 giugno 2008 fu fermato e portato insieme a Giuseppe in caserma e che quando si accorse che le FdO stavano massacrando Giuseppe chiamò l’ambulanza per cercare di fermare il massacro, ndr].

Se penso ai nostri processi…, il mio, quello di Budroni, di Michele Ferulli, Cucchi e Aldrovandi, ….. tutti assolti e nessun colpevole! I nostri familiari sono morti da soli per strada!? Noi ci troviamo a combattere contro la giustizia…, ci trattano come fossimo noi le mele marce! I processi vengono fatti a noi e non a coloro che portano la divisa e che dovevano tutelarci ma non l’hanno fatto.

Biggiogero, il testimone chiave del processo, ora si trova in carcere per avere ucciso a giugno del 2017 il padre. Pensi che la pressione e lo stress subiti, abbiano influito e abbiano causato un suo disagio? Pensi inoltre che questa situazione sarà strumentalizzata per continuare a coprire le FdO e assolverle?

Alberto Biggiogero oggi si trova in una brutta situazione. Non lo giustifico per aver ucciso il padre, ma questo ragazzo è stato portato alla disperazione: lui aveva già dei piccoli problemi, ma la pressione per la morte di Giuseppe, il non essere stato ascoltato per molti anni e soprattutto l’interrogatorio subito al processo che, attraverso dei montaggi, l’hanno reso ridicolo su Facebook…. Hanno indotto Alberto a comportarsi così, bastava fare le indagini, mettersi una mano sulla coscienza anziché nascondere la verità: questo è costato la vita a delle persone e anche al papà di Alberto.

Ai fini del mio processo loro non aspettavano altro, aspettavano che qualcuno sgarrasse. Non penseranno certo all’”atto” di dolore di Alberto, ma diranno che sia lui che Giuseppe erano fuori di testa, brutta gente. Hanno provato a farlo anche con me. Penseranno di avere questo trofeo tra le mani e di poter dimostrare ai giudici che Alberto e Giuseppe erano fuori di senno e che sono stati loro a far male agli otto carabinieri che però non sono stati refertati. Mio fratello invece ci ha rimesso la vita e lui sì che è stato refertato bene, è morto dopo due ore.

Prima citavi altri casi di abusi e violenze da parte delle FdO: nella battaglia che stai portando avanti, quanto ti è stata utile la rete di familiari delle vittime di questi abusi? Esiste ancora e siete sempre in contatto tra di voi?

La rete di solidarietà delle famiglie è importante: abbiamo unito i nostri dolori ma anche le nostre battaglie, e uniti si è più forti. Come le FdO si uniscono e si difendono nella loro falsità, noi uniamo le nostre verità!

Noi conoscevamo i nostri figli e fratelli, sapevamo che avevano dei problemi come possono averli tutti. Il problema è che poi non vengono fatte le indagini e anzi si nascondono le prove, come si è scoperto ora, dopo 28 anni, per il caso di Bergamini.

Ringrazio Patrizia [la mamma di Federico Aldrovandi, ndr] che è stata il nostro perno, e anche Haidi [la mamma di Carlo Giuliani, ndr]. Le madri che hanno sofferto tanto e hanno portato avanti questa battaglia sono state loro, io mi sento più debole, loro mi hanno dato la forza e questo è importante perché spesso quella forza te la fanno mancare.

Cosa pensi degli abusi da parte delle FdO? Pensi si tratti di casi isolati, che valga la teoria delle “mele marce” o che alla radice ci sia un sistema che promuove l‘impunità (basta pensare alla difficoltà per far approvare una legge efficace sul reato di tortura o il codice identificativo sulle divise delle FdO) e spesso il carrierismo (come per i funzionari e i dirigenti delle FdO che guidarono i massacri al G8 di Genova)?

C’è un sistema di impunità per cui si proteggono tra di loro. Non c’è nulla da fare se non cambiare radicalmente questo sistema, altrimenti saremo sempre in queste condizioni, anche tra vent’anni.

I casi di abusi e violenza sono tantissimi, è un marciume che parte dalle carceri e dalle caserme e questi soldatini di latta scaricano le loro frustrazioni contro i deboli.

Come facciamo a fidarci dei Salvini e di quei porci che sono al governo (perché non ho altri nomi per loro!) che sono i primi che non permettono che si svolgano le indagini su questi “grandi uomini”… che in verità sono piccoli altrimenti quella notte avrebbero fermato il pestaggio di mio fratello. Giuseppe in quella caserma è stato picchiato… proprio come quel carabiniere alla manifestazione [si riferisce agli scontri durante la manifestazione antifascista di Vicenza il 10 febbraio, ndr]! Cosa c’è di diverso? La giustizia è come vogliono loro, alla rovescia!

A proposito di carrierismo e delle implicazioni tra le FdO e la Lega [abbiamo spiegato a Lucia della candidatura di Tonelli, segretario del SAP, tra le fila della Lega a Bologna a queste amministrative, ndr] anche Marsico, l’avvocato dei carabinieri, così come anche il sindaco di Varese Fontana sono candidati alle elezioni, mi pare con la Lega [Luca Marsico in verità è candidato con Forza Italia ma a sostegno di Fontana che è invece candidato direttamente con la Lega di Salvini e che corre per la presidenza alla Regione Lombardia-finito anche sulle prime pagine per le sue dichiarazioni razziste, ndr]. Con Fontana avevo avuto un confronto durante una trasmissione televisiva: lui disse che non sapeva nulla, che Giuseppe non era un suo cittadino. Gli misi il fascicolo di Giuseppe tra le mani e gli dissi di informarsi su chi erano i suoi cittadini. Tutta questa corruzione è oscena: questa gente non è in grado di fare nulla per noi cittadini. Sanno solo dare colpa agli immigrati, ma sono loro a rovinare tutto.

Utimamente la Polizia di Stato ha fatto un appello affinché i cittadini inoltrino alle FdO video che riprendono atti di micro-criminalità comune tra le masse popolari, mentre al contrario si continuano a coprire abusi e violenze delle stesse FdO, “tagliando” i video che riprendono chi tra loro li commette. Cosa ne pensi: non suona come un appello alla delazione, che diffonde anche paura e diffidenza, che alimenta la guerra tra poveri?

Quei video non servono a noi. Servono a loro, ad esempio per riprendere il pezzo di quando il CC è per terra e ci sono i ragazzi che lo colpiscono [si riferisce agli scontri durante la manifestazione antifascista di Vicenza il 10 febbraio, ndr]. Non fanno però vedere cos’è successo prima! Non si vede ad esempio quando si mettono tutti schierati con i loro scudi e manganelli e partono e picchiano. Bisogna mostrare anche quel pezzo, perché è da loro che partono le provocazioni, loro incitano i ragazzi ad essere aggressivi. Molti ragazzi che stanno manifestando e camminano per la loro strada vengono manganellati e giustamente si ribellano, ne segue una rivolta.

Invece loro vogliono far passare che la colpa è dei ragazzi: riprendono il soggetto per terra e lo lasciano lì a prenderle. Io non giustifico la violenza, ma quando vedo quelle immagini, poi penso a mio fratello che era per terra ed era in mezzo a otto uomini con la divisa. Perché non c’è il video di quando Giuseppe era in caserma?

E’ giusto promuovere il copwatching, la vigilanza e la denuncia pubblica degli agenti delle FdO che promuovono abusi e violenze?

Certo, è un nostro diritto metterli alla gogna come fanno loro con noi. Perché non dovremmo farlo, solo perché loro hanno la divisa? Io li rispetterei se loro rispettassero noi.

Perché non ha senso che loro ci picchiano e vogliono avere ragione, ma senza far vedere la provocazione che loro mettono in campo per indurre allo scontro.

Abbiamo visto il video di Adriano Chiarelli, “Fedele nei secoli” e gli abbiamo fatto un’intervista che ti ho portato. Anche Adriano ora è sotto processo per l’opera di inchiesta e denuncia degli abusi in divisa. Sei in contatto con lui?

Io sono in contatto con tutti, più che altro ci sentiamo.

Adriano ha fatto un lavoro giusto e degno, per far conoscere la verità. Non ha fatto nulla di illegale, noi siamo nella legalità, sono loro ad essere nell’illegalità. Nonostante questo, noi veniamo processati anche se non abbiamo ucciso nessuno! Invece chi uccide, picchia e massacra viene lasciato a piede libero.

Vuoi fare un appello a chi ti leggerà a sostenerti? E come si può fare, partecipando ad esempio al processo?

Si, invito chi può e chi se la sente (capisco anche chi magari ha problemi familiari e non se la sente) ad essere presente in aula e non lasciarci sole: entrare dentro a un Tribunale e in aula da sola, circondata da CC e poliziotti, è bruttissimo.

Anche la nostra compagna Rosalba è sotto processo per aver svolto delle attività a sostegno della lotta contro gli abusi e le impunità, perché faceva parte della redazione di Vigilanza Democratica che aveva lanciato un appello alla società civile per il scioglimento del VII Reparto Mobile di Bologna, per aver applicato la Costituzione. Vuoi mandare un messaggio di solidarietà a Rosalba?

Si. Voglio dire a Rosalba che le sono vicina, di non aver paura! Noi siamo abituati ad essere processati [per le dichiarazioni fatte alle Iene, Lucia ha subito un processo per diffamazione in cui le FdO le chiedevano migliaia di euro come risarcimento, ndr] ma abbiamo una grande forza e ricchezza: l’onestà e la grande voglia di giustizia. Perciò, Rosalba, combatti e andiamo avanti nella nostra giustizia. Un abbraccio grande.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here