Il 15 settembre Luca Abbà, storico attivista e militante del Movimento NO TAV, è stato tradotto, in attesa della semilibertà, al carcere torinese delle Vallette, con una condanna a un anno di reclusione, per un episodio di (ritenuta) resistenza a pubblico ufficiale avvenuto nel lontano 2009 durante lo sgombero di una casa occupata: la natura politica dell’ennesimo attacco repressivo è lampante e va letta nel più generale “stato d’assedio” con cui gli speculatori e le forze dell’ordine cercano di imporre il TAV in Val Susa. Quest’ennesimo episodio non arresta la giusta e legittima lotta del Movimento NO TAV nel far valere gli interessi sociali e ambientali di chi vive il proprio territorio, battendosi contro un’ulteriore grande opera inutile e dannosa e diventando così un esempio per il resto del paese.

Da qui anche il carattere persecutorio nei confronti di Luca, evidente fin dal rigetto della richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali o agli arresti domiciliari, soluzioni respinte dal Tribunale di sorveglianza di Torino. Il perché è presto detto tramite le stesse argomentazioni addotte dal Tribunale: le motivazioni sono politiche, poiché Luca è un noto militante del movimento NO TAV e la sua abitazione si trova in uno dei principali punti di incontro del Movimento. L’intento principale è chiaro, tenerlo lontano dalla lotta.

Quest’attacco si inscrive nella costante e decennale campagna repressiva contro esponenti, militanti e simpatizzanti del Movimento NO TAV e le 82 denunce e i 28 fogli di via per le proteste estive al Cantiere di Chiomonte emessi ad agosto ne sono la conferma: ma decine e decine sono i casi di fogli di via obbligatori che si susseguono in Val Susa e nel resto del paese e la risposta della Valle è stata ancora una volta esemplare, come scrive Alessandro, compagno del P. CARC in Val Susa, nella sua lettera al numero di settembre di Resistenza: “con questa operazione portata avanti dalla Questura di Torino (il foglio di via non è una disposizione di un Tribunale, ma un’operazione di polizia decisa arbitrariamente dal Questore per limitare la libertà di movimento e di manifestazione di soggetti ritenuti “pericolosi”) stanno cercando di intimidire i compagni del movimento e tenerli lontani dall’area del cantiere, forse in previsione di una ripresa dei lavori. Però anche in questo caso la risposta del movimento No Tav è stata immediata e subito è stato organizzato un presidio al cancello del cantiere in cui sono stati bruciati pubblicamente i fogli di via”.

Il piano è sferrare un colpo al Movimento, puntando a mettere fuori combattimento i suoi militanti più determinati e cercando di tenere il Movimento stesso il più possibile lontano dal Cantiere di Chiomonte perché è ormai chiaro che TELT (la società metà francese e metà italiana che ha il compito di realizzare la linea AV Torino – Lione) con la partecipazione dello Stato Italiano, sta preparando il terreno per l’allargamento del Cantiere nel comune di Giaglione. A riprova di questo ci sono le lettere di esproprio che stanno arrivando ai proprietari di terreni intorno all’attuale area del Cantiere per infrastrutture provvisorie (bretelle) che produrranno enormi danni irreversibili al territorio: eliminazione di boschi, distruzione di un’antica borgata e sradicamento degli abitanti da una porzione del proprio territorio. Il Movimento, conforme agli interessi che difende, si prepara a resistere.

In quest’ottica, non bisogna chiedersi se il nuovo governo M5S-PD-LeU è “più o meno amico” e nemmeno limitarsi alle dichiarazioni della neo ministra alle Infrastrutture De Micheli che, nemmeno il tempo di insediarsi, ha già dichiarato di voler “andare fino in fondo con il TAV”: non ci sorprende, il Partito Democratico è da sempre in prima fila in questa e altre speculazioni simili! La riuscita del TAV non dipende dal governo di turno, piuttosto il suo definitivo stop dipende principalmente dall’organizzazione e del coordinamento che il Movimento NO TAV sa e saprà costruire in Val Susa e nel resto del paese, legandosi sempre più strettamente alla lotta di classe in corso, come nel caso della manifestazione nazionale a Roma per il clima e contro le grandi opere inutili e dannose del 23 marzo scorso!

La solidarietà valsusina non si è fatta attendere, con la battitura alle reti del Cantiere e al traliccio da cui la Polizia nel 2012 fece cadere Luca rischiando di ucciderlo e il presidio alla Casa Circondariale Lorusso e Cutugno del 16 settembre, pomeriggio in attesa che venga definito il dispositivo di semi libertà.

Quindi, avanti No Tav! Chi afferma che ormai i giochi sono fatti e il TAV si farà o non è informato bene, o mente!

In Val di Susa c’è la parte più determinata e cosciente delle masse popolari che è decisa a non fare un passo indietro.

Mettiamo al centro la solidarietà di classe contro ogni repressione, rigettando l’attacco al nemico!

 

 

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