Da qualche mese mi sono trasferito in Valsusa, quindi ho potuto seguire da vicino e contribuire alle iniziative che si sono tenute in valle ultimamente.

Le dichiarazioni di Luigi Di Maio del 13.07.19 (“Il movimento resta No Tav, ma tornare indietro adesso richiede il triplo delle energie”), di Giuseppe Conte del 23.07.19 (sì del Governo all’opera) e il voto del Parlamento del 07.08.19 con cui sono state approvate le mozioni a favore del TAV, hanno incendiato gli animi in Valsusa.

La rabbia del movimento No Tav che ha visto la spudorata affermazione degli interessi del “partito del cemento e del tondino”, degli affaristi e degli speculatori anche a fronte di un governo come quello M5S-Lega, che aveva preso voti anche grazie alla dichiarazione di voler fermare questa grande opera inutile e dannosa, si è legata alle consuete mobilitazioni estive che da anni vengono organizzate in valle.

Già da fine giugno il movimento No Tav ha messo in campo delle iniziative contro la militarizzazione dell’area intorno al cantiere, ormai completamente fermo da circa due anni, ma costantemente presidiato da un numero massiccio di agenti come una vera e propria zona militare. Questo stato di militarizzazione rende la vita difficile agli abitanti della zona e in particolare a chi nelle terre intorno all’area del cantiere ha delle colture e produce ad esempio il vino locale (il vino Avanà).

Anche in occasione dell’annuale campeggio dei Giovani No Tav si sono svolte iniziative di lotta rivolte contro il cantiere del TAV, presidi contro i cancelli simbolo dell’occupazione della valle da parte di chi intende ad ogni costo imporre un’opera inutile e dannosa sulle spalle delle masse popolari.

Queste iniziative di lotta sono culminate con lo svolgimento del Festival Alta Felicità (dal 25 al 28 luglio) a Venaus: una quattro giorni di dibattiti, musica, cibo e attività aggregative promosse dal movimento No Tav che ha visto la partecipazione di circa 60.000 persone e che rappresenta il principale appuntamento dell’anno in valle. All’interno delle giornate del Festival si è tenuta una grande manifestazione (il sabato 27 luglio) che da Venaus si è diretta fino alla “zona rossa” (un’ampia zona di interdizione al transito intorno al cantiere stabilita dal Prefetto di Torino). I manifestanti hanno abbattuto il cancello di ferro che chiude la zona rossa e sono arrivati, al termine del corteo, a ridosso della recinzione del cantiere. E’ stata una risposta chiara alla presa di posizione del Governo: la valle dice No al Tav ed è pronta a lottare per impedire lo scempio del territorio e i danni che ricadranno sulle generazioni future. Intanto il Governo M5S-Lega è già crollato, mentre il movimento No Tav esiste da trent’anni e continua a lottare con determinazione.

Nel mese di agosto è partita l’operazione repressiva per colpire i partecipanti alle mobilitazioni dell’estate: sono state notificate decine di fogli di via dai Comuni di Chiomonte e Giaglione (i due Comuni dove si trova il cantiere). Anche io sono stato convocato dai carabinieri di Susa per ritirare il mio foglio di via.

Con questa operazione portata avanti dalla Questura di Torino (il foglio di via non è una disposizione di un Tribunale, ma un’operazione di polizia decisa arbitrariamente dal Questore per limitare la libertà di movimento e di manifestazione di soggetti ritenuti “pericolosi”) stanno cercando di intimidire i compagni del movimento e tenerli lontani dall’area del cantiere, forse in previsione di una ripresa dei lavori. Però anche in questo caso la risposta del movimento No Tav è stata immediata e subito è stato organizzato un presidio al cancello del cantiere in cui sono stati bruciati pubblicamente i fogli di via.

Sempre nel mese di agosto è arrivata la notizia dei primi espropri di terreni nel Comune di Salbertrand in cui dovrebbero sorgere i 110 mila metri quadrati di capannoni per smaltire le rocce contenenti amianto che verrebbero estratte dal tunnel Tav. Salbertrand che in passato era un Comune Sì Tav, nelle ultime elezioni amministrative ha visto l’affermazione del sindaco Roberto Pourpour, contrario all’opera: anche qui le masse popolari cominciano a rivoltarsi. E senza un posto dove mettere questo materiale pericoloso per la salute pubblica, l’opera non va avanti!

Quindi avanti No Tav! Chi afferma che ormai i giochi sono fatti e il Tav si farà o non è informato, o mente! Qua c’è la parte più determinata e cosciente delle masse popolari che è decisa a non fare un passo indietro.

Alessandro DM

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