L’indicazione di voto che il P.CARC diede in occasione del ballottaggio per le elezioni amministrative a Piombino dello scorso giugno sollevò molte polemiche a “sinistra”: da più parti siamo stati accusati di “sostenere i fascisti”, poiché abbiamo dato indicazione di voto contro il PD e per il candidato sindaco sostenuto dalle liste civiche – espressione dei comitati e degli organismi popolari cittadini – ma anche dalla Lega e da Fratelli d’Italia.

Abbiamo già trattato l’argomento su Resistenza n. 7/8 – 2019, ribadendo che quella indicazione di voto è nata dall’analisi specifica su uno specifico territorio; infatti, in tutti gli altri comuni al ballottaggio abbiamo indicato l’astensione – che “votare a destra” a Piombino significava votare PD, che il voto al ballottaggio era uno strumento per rafforzare gli organismi popolari e sostenerli nel ruolo che stavano assumendo e non era, invece, una scorciatoia per una soluzione ai problemi e alle contraddizioni della città. Torniamo oggi sull’argomento perché le evoluzioni della situazione ci permettono di chiarire ulteriormente, approfondire quei concetti e fare un ulteriore passo avanti nel ragionamento.

Ovviamente, come avevamo affermato chiaramente già nel comunicato contenente l’indicazione di voto (vedi “Indicazione per i ballottaggi del 9 giugno: astensione ovunque, tranne a Piombino!” del 4 giugno 2019), la nuova giunta è alle prese con le contraddizioni “tipiche” di chi ha fatto molte promesse, su quelle promesse ha raccolto consenso, su quel consenso basa la sua forza, ma non ha il coraggio e la volontà di usare quella forza per rompere con interessi consolidati, leggi, norme e prassi per affermare gli interessi della classe operaia e delle masse popolari. È una situazione che ne ricorda altre mille a livello locale, ma che ricorda anche la parabola del governo M5S-Lega.

La particolarità di Piombino attiene allo specifico ruolo degli organismi popolari. Sulla base del fatto che hanno condotto attivamente la campagna elettorale per le amministrative, che vi si sono immersi e hanno contribuito alla vittoria dell’attuale sindaco Ferrari (peraltro le liste civiche hanno eletto nella maggioranza 8 consiglieri comunali su 15, su un totale di 24) e sulla base del fatto, soprattutto, che non si sono adagiati sul “lasciamo lavorare la Giunta”, ma continuano l’opera di informazione, mobilitazione, denuncia e organizzazione da una posizione di forza rispetto all’Amministrazione, essi sono esempio, ispirazione e stimolo per gli organismi di base, le organizzazioni operaie e popolari di tutto il paese.

La situazione di Piombino è ben descritta, al netto delle “normali” speculazioni politiche e giornalistiche, dal titolo del quotidiano Il Tirreno del 13 agosto scorso: “Il comitato ordina alla giunta Ferrari e polemizza con gli assessori”.

Il titolo si riferisce a un comunicato del Comitato di Salute Pubblica (CSP), uno fra i più attivi nell’attuazione della linea “sia dato immediato seguito alle promesse elettorali!”, ma non l’unico. Il CSP continua a informare i cittadini della Val di Cornia di quanto accade sul territorio per organizzarsi e farvi fronte, ogni settimana promuove incontri con i cittadini per la campagna di tesseramento, costituisce un punto di ascolto permanente sulle problematiche del territorio, ma soprattutto un “laboratorio” in cui si propongono delle soluzioni e ci si comincia a dare i mezzi per attuarle direttamente dal basso.

Stesso lavoro di incalzo dell’Amministrazione lo fanno il Comitato Lasciateci Nascere a Piombino, che si batte per il funzionamento del reparto neonatale, e Camping CIG che prosegue la lotta per un lavoro utile e dignitoso mentre le acciaierie sono ancora ferme (Jindal continua a non presentare uno straccio di piano industriale). A ottobre scadono gli ammortizzatori sociali per quasi duemila operai. Il comitato ha continuato a girare per la Toscana e il paese per presentare e condividere il documento sui Lavori di Pubblica Necessità (vedi l’articolo “Il piano per la rinascita di Piombino” uscito su Resistenza 6/2019), confrontandosi con altri operai, tecnici, studenti ed elementi di comitati popolari. Lo hanno presentato anche all’assessore al Lavoro di Piombino e a breve ne tratteranno anche con il nuovo Sindaco, in quanto “lavoro e ambiente” erano il nome e il contenuto politico di una lista civica che lo ha appoggiato e che devono diventare fatti.

Il riassunto della situazione è il seguente: se la Giunta vuole stare in piedi, il Sindaco è costretto – convintamente o facendo buon viso a cattiva sorte – ad attuare le misure indicate dalle organizzazioni operaie e popolari. Quanto più le organizzazioni operaie e popolari lo incalzano, tanto più si fa pressante la decisione per il Sindaco: o dare seguito concreto alle loro sollecitazioni oppure finire a gambe all’aria. Come è facile intuire, che il sindaco sia “di destra” o “di sinistra” è del tutto secondario: chi si ostina a sottostare alle etichette di facciata e a subordinare l’azione concreta è destinato a rincorrere le parole e le promesse dei politicanti borghesi. L’attuazione di misure favorevoli alle masse popolari oppure, al contrario, la prosecuzione del programma che hanno attuato i partiti borghesi nati dalla dissoluzione del PCI che hanno governato Piombino per decenni è questione che dipende esclusivamente e per intero dalla mobilitazione delle masse popolari organizzate. Mentre l’indicazione di voto del P.CARC al ballottaggio di giugno attiene alla tattica (cioè alle scelte da compiere in un preciso contesto, in una precisa fase e per ottenere un preciso e specifico risultato immediato), il rafforzamento e lo sviluppo delle organizzazioni operaie e popolari e la loro assunzione di ruolo come nuove autorità pubbliche attiene al compito strategico dei comunisti, attiene ai passi da compiere per la costituzione del Governo di Blocco Popolare e nell’organizzazione della rivoluzione socialista.

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