Editoriale

Il 4 marzo 2018 le masse popolari hanno aperto una breccia nel pluridecennale sistema politico del nostro paese scacciando i partiti delle Larghe Intese (PD e Berlusconi) e hanno espresso una chiara volontà di cambiamento: il governo M5S-Lega è stato il frutto di questa breccia. Esso ha fallito non per “i colpi di testa” di Salvini o per “la sottomissione alla Lega del M5S”, non per l’esito delle elezioni europee e regionali che si sono svolte nel corso del 2019 e nemmeno per particolari disaccordi fra M5S e Lega: al contrario, esso è caduto perché non ha saputo dare sbocco (non si è dato i mezzi) alle aspettative e alle aspirazioni delle ampie masse (vedi articolo L’eredità politica del governo M5S-Lega a pag. 3).

Con la caduta del governo M5S-Lega, si apre una fase di aggravamento della crisi politica in cui “gli esponenti dei vertici della Repubblica Pontificia, dell’Unione Europea, della NATO e del sistema finanziario internazionale si azzannano tra loro: ognuno vuole un governo più adatto ai suoi interessi, un governo peggiore per le masse popolari del governo M5S-Lega. In comune hanno il problema di come imporlo alle masse popolari: se prendere tempo o rompere anche le apparenze della democrazia parlamentare (con gli annessi rischi per la loro già traballante direzione sulla massa della popolazione)” – dal Comunicato del (nuovo)PCI n. 17 del 13 agosto 2019.

Nessun inciucio e nessun “accordo di palazzo” darà al paese un governo stabile, duraturo ed efficace, come nessun governo simile uscirà dai risultati di eventuali elezioni anticipate.

La situazione politica offre enormi possibilità di conquistare posizioni al movimento rivoluzionario e alle masse popolari organizzate in organizzazioni operaie e popolari, comitati e associazioni: prima fra tutte, la possibilità di imporre il Governo di Blocco Popolare facendolo ingoiare ai poteri forti del nostro paese.

Sfruttare queste possibilità dipende dal salto che i comunisti sapranno fare nel diventare dirigenti effettivi della resistenza spontanea delle masse popolari, dirigenti che guidano le masse popolari verso obiettivi del tutto possibili, ma irraggiungibili senza una direzione adeguata, giusta, rivoluzionaria.

Dobbiamo lavorare per la causa del proletariato, la causa del comunismo e non al servizio di questo o quel gruppo dei politicanti della borghesia.

Alla luce di ciò, ai fini della rinascita del movimento comunista e dell’organizzazione della rivoluzione socialista nel nostro paese, i comunisti – e quanti fra gli operai e le masse popolari vogliono contribuire a farla finita con il capitalismo – devono affrontare quattro questioni e devono essere disposti a mettere le mani in pasta per dare seguito pratico e concreto alle prospettive che consentono di affermare la via costruttiva e positiva – rivoluzionaria – contro la rassegnazione, l’attendismo, la sottomissione ai padroni e alle loro autorità.

Una questione di orientamento. L’incompatibilità tra gli interessi della classe operaia e delle masse popolari da una parte e quelli della borghesia imperialista dall’altra è la leva per il cambiamento dell’ordinamento sociale. Pertanto, non bisogna farsi intossicare e deviare dalle mille posizioni, tesi e teorie che animano il teatrino della politica borghese: bisogna imparare, invece, a far coincidere gli schieramenti politici con la contrapposizione degli interessi di classe e a mettere il contrasto di interessi di classe davanti ai contrasti di idee e opinioni.

Una questione legata alla pratica. In ogni lotta rivendicativa, in ogni lotta di difesa e in ogni lotta di conquista, l’aspetto decisivo e di prospettiva non è la vittoria della battaglia. La vittoria è un risultato da perseguire con ogni mezzo e una lotta può essere efficacemente diretta solo da chi è disposto a vincere, ma nel capitalismo ogni vittoria è parziale – per forza di cose – e temporanea: i padroni torneranno alla carica alla prima occasione per riprendersi con gli interessi quanto le masse popolari li hanno costretti a concedere con la lotta. L’aspetto decisivo è operare per formare le organizzazioni operaie o le organizzazioni popolari che continuano ad operare indipendentemente dall’esito della battaglia, che diventano punto di riferimento per altri, che mantengono un ruolo rispetto alla mobilitazione e che si legano e si coordinano con altri organismi.

In ogni città, in ogni territorio e in ogni zona esistono già organismi popolari di ogni genere: essi vanno individuati, rafforzati, spinti al coordinamento, all’attivismo e all’iniziativa non sulla base di quello che noi vorremmo che facessero, ma sulla base di ciò che sono già disposti a fare, sulla base di quello che già possono fare e sulla base di quello che fanno già. Attraverso il loro coordinamento e la pratica comune, quelli che sono più avanzati insegneranno a quelli che hanno meno esperienza o sono più arretrati. Il loro coordinamento costituisce la rete di attivismo e protagonismo di cui il movimento comunista cosciente e organizzato si avvale per rafforzarsi e svilupparsi, la rete del nuovo potere che impone dal basso il Governo di Blocco Popolare, di cui territorio per territorio le organizzazioni operaie e popolari saranno autorità locali e spina dorsale che attua le misure di emergenza che servono, facendo fronte alle manovre e agli attacchi della borghesia e della sua Comunità Internazionale.

Una questione attiene al metodo. Essa consiste nell’essere, in ogni contesto e in ogni ambito, promotori del bilancio dell’esperienza collettiva. La classe operaia e le masse popolari imparano e si emancipano principalmente grazie alla loro pratica e non perché qualcuno più o meno abile le convince di qualcosa che è fuori dalla loro esperienza. Imparare a fare il bilancio dell’esperienza significa imparare a ragionare in termini di guerra di posizione: quali erano le condizioni di partenza prima della mobilitazione, quali le posizioni conquistate, quali gli errori commessi e i limiti emersi, quali insegnamenti e quali le linee di sviluppo per dare continuità alla mobilitazione al di la dell’esito immediato (consolidare l’organismo, rafforzarlo, allargarlo, coordinarsi con altri, ecc.), imparare a fare di ogni sconfitta o battuta d’arresto l’occasione per correggere errori, superare limiti e avanzare. Gli insegnamenti che derivano dall’esperienza pratica sono, di norma, quelli più incisivi ed efficaci: essi rappresentano la base materiale dell’elevazione della coscienza del collettivo e degli individui che lo compongono. I comunisti si distinguono da ogni altro oppositore al capitalismo e da ogni altro ribelle perché dedicano parte della loro attività (tempo, energie, risorse) all’elaborazione del bilancio dell’esperienza pratica e alla individuazione delle linee di sviluppo di ogni esperienza pratica; in sintesi applicano il metodo scientifico alla lotta di classe. Essere comunisti significa avere una comprensione superiore delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe in corso e usarla per spingere in avanti la lotta del proletariato, fino al socialismo.

Riguardo al contenuto dell’attività pratica, una specifica questione riguarda la continuità di intervento su tre filoni:

1) l’intervento sulla classe operaia (non solo durante vertenze, lotte e scioperi, costruire una relazione stabile con gli operai di un’azienda capitalista e i lavoratori di un’azienda pubblica intervenendo con volantini, strumenti di inchiesta e propaganda anche quando non sono in corso mobilitazioni); 2) il lavoro per costruire le condizioni per il Governo di Blocco Popolare (creazione di organizzazioni operaie e popolari in ogni azienda, in ogni scuola e in ogni quartiere, rafforzare quelle esistenti, promuovere il coordinamento fra tutte, alimentare l’ingovernabilità del paese alle vecchie autorità borghesi in favore dell’assunzione del ruolo di nuove autorità pubbliche da parte degli organismi popolari); 3) la propaganda del socialismo come unica soluzione alla crisi del capitalismo, come superamento del capitalismo e strada per avanzare verso il comunismo. Il comunismo è il futuro dell’umanità! Bando alle scemate sul fatto che “i padroni hanno vinto”!

Per la classe dominante il paese è già ingovernabile a causa della diffusa e articolata resistenza delle masse popolari al procedere della crisi generale e della guerra per bande fra le fazioni in cui essa si divide, in lotta fra loro nel tentativo di affermare ognuna i propri specifici interessi a discapito delle altre. Nonostante le divisioni e i contrasti, le varie fazioni della classe dominante sono tutte unite nel riversare gli effetti della crisi sui lavoratori e sulle masse popolari. La resistenza dei lavoratori e delle masse popolari è l’ingrediente decisivo per ribaltare il tavolo e imporre al paese una nuova governabilità basata sull’attivismo e il protagonismo della parte già organizzata delle masse popolari. Questo è, in questa precisa e specifica fase, il contenuto (la farina) della lotta politica rivoluzionaria, il processo attraverso cui, su ampia scala, le masse popolari iniziano a trasformarsi grazie all’intervento dei comunisti (il lievito), da classi oppresse a classi dirigenti; il processo che sarà sviluppato nel corso della rivoluzione socialista ed entrerà in una fase nuova, per i paesi imperialisti sconosciuta, con l’instaurazione del socialismo. A questo processo, chiamiamo a partecipare attivamente e da subito gli operai avanzati, i lavoratori avanzati e tutti i compagni e le compagne che hanno la falce e il martello nel cuore.

Operai, lavoratori e giovani! Non facciamoci deviare dal sistema di intossicazione della borghesia e dal teatrino della politica borghese. Lottiamo per la nostra causa, quella del proletariato: il socialismo.

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