La storia del movimento comunista insegna che i comunisti devono promuovere e dirigere la rivoluzione socialista conducendo coscientemente una serie di operazioni, battaglie e campagne, non limitandosi a indicare il socialismo come un qualcosa di necessario che prima o poi “avverrà” spontaneamente, ma adoperarsi per indicare la strada alla classe operaia e alle masse popolari, dare gli strumenti ideologici, organizzativi e pratici alle organizzazioni operaie e popolari per diventare la forza che trasforma la realtà.

Per questo rilanciamo due comunicati di due sezioni del Partito dei CARC di Napoli (Napoli nord e Napoli Sanità) che in modi diversi alimentano la mobilitazione delle masse popolari nell’assumere la direzione dei rispettivi territori e vertenze, per avere l’iniziativa in mano e non farsi dettare tempi, modi e criteri dalle istituzioni ufficiali, imponendo i loro, quelli delle masse popolari organizzate.

Ruolo delle masse popolari oggi è quello di organizzarsi e spingere gli esponenti delle autorità locali e nazionale a fare, finendola con chiacchiere e tatticismi elettorali. La realtà è concreta e i fatti hanno la testa dura. Chi rispetta e serve gli interessi, le leggi e i trattati dei capitalisti e delle loro autorità, frappone mille ostacoli alla forza creatrice della classe operaia e delle masse popolari. Impedisce nei fatti che gli operai e i lavoratori avanzati si organizzino in ogni azienda, prendano l’iniziativa in campo economico e organizzino cantieri per tutti i lavori utili e necessari di manutenzione del territorio, delle strade e delle altre vie di comunicazione, delle infrastrutture, delle strutture e degli edifici pubblici e privati, li mettano in sicurezza e con questo offrano un lavoro utile e dignitoso, adeguatamente remunerato a tutti quelli che sono disposti a lavorare.

La mobilitazione, la partecipazione, il protagonismo delle masse popolari sono il fattore decisivo per far fronte almeno in qualche misura, da subito, agli effetti più gravi della crisi e soprattutto per avanzare verso l’obiettivo di salvaguardare e ricostruire il nostro paese. Tutti i singoli, i comitati operai e popolari dell’intero paese devono porsi l’obiettivo di non dare tregua alle amministrazioni locali e al governo M5S-Lega imponendo con la mobilitazione e la lotta le misure che servono alle masse popolari per far fronte agli effetti più gravi della crisi generale del sistema capitalista.

Nei comunicati che riportiamo di seguito ci sono alcuni esempi che vanno studiati, replicati e moltiplicati in lungo e in largo in tutto il paese. Costruiamo la governabilità delle masse popolari organizzate territorio per territorio, azienda per azienda; rendiamo il paese ingovernabile ai padroni. Si può fare. Facciamo valere la nostra forza!

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[Napoli nord] Chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata: il Comune di Napoli si schieri con i comitati popolari!

Il Partito dei CARC Napoli Nord sostiene la lotta del Comitato Vele e il Cantiere 167 di Scampia. Una battaglia che è patrimonio della lotta di classe della nostra città e di tutto il paese, un esempio utile a dare fiducia ed entusiasmo agli operai, ai lavoratori, ai precari e ai disoccupati di tutta Italia.

Una lotta che mostra la forza di cui le masse popolari sono capaci se si organizzano e puntano a governare dal basso il territorio, imponendo al Comune di Napoli e al governo centrale le misure e i lavori che servono al quartiere per fare fronte alla crisi dei padroni e che i padroni hanno generato. Un’esperienza di autorganizzazione che mostra come le masse popolari se vogliono vincere devono tenere sempre in mano l’iniziativa, dettare tempi, misure e condizioni della vita sociale del territorio e delle vertenze che portano avanti. Un organismo popolare che mostra cosa voglia dire agire da Nuova Autorità Pubblica senza delegare il proprio futuro alle istituzioni e alle autorità dei padroni.

L’Amministrazione Comunale di Napoli se vuole dare seguito al ruolo di amministrazione ribelle e del popolo deve dare forza e forma di legge alle misure che i comitati popolari indicano, anche violando leggi, norme e procedure. Le lotte per bande tra correnti interne a Dema non sono altro che un teatrino tipico della politica borghese che intralciano il protagonismo e l’avanzata delle masse popolari nella gestione della società. In una situazione di emergenza occorre un’Amministrazione Locale di Emergenza e su questo si misurerà l’esperienza amministrativa napoletana.

La resistenza spontanea delle masse popolari nel nostro paese e nella nostra città cresce e l’ingovernabilità generale in tutto il paese richiede uno schieramento netto e senza ambiguità: o si sta senza se e senza ma dalla parte delle masse popolari che si organizzano o si sta dalla parte dei padroni, del loro sistema politico, delle loro leggi e interessi.

Chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata. Il Comune di Napoli se non sta dalla parte delle masse popolari organizzate sarà travolto dalla loro mobilitazione. Non sono i padroni ad essere forti, sono le masse popolari che devono fare valere la propria forza!

“Abbiamo occupato la stanza dell’Assessora al patrimonio Alessandra Clemente ed alcuni uffici del Palazzo del consiglio comunale perché siamo stanchi, come realtà di lotta di Scampia, di aspettare interventi che ad ogni incontro ci vengono raccontanti come imminenti.

Innanzitutto il Cantiere 167, lo spazio che è stato il laboratorio fisico del progetto di partecipazione che ha supportato l’abbattimento delle vele, chiuso da mesi per un guasto alle condutture idriche. Intanto uno dei pochi luoghi di socialità di un quartiere difficile come il nostro resta chiuso e nessuno si pone il problema di legittimare e di valorizzare quello che è un bene comune prezioso.

La stessa lentezza vale per i tanti interventi che attendiamo negli appartamenti per quali ad ogni ritardo perdiamo un pezzo di fiducia di quegli abitanti che sono stati collaborativi, responsabili e disponibili in questi mesi di difficoltà.

Riconosciamo all’amministrazione de Magistris di aver rispettato le volontà che venivano dal popolo delle vele, ma non possiamo più permettere che mentre c’è chi lavora quotidianamente al compimento di un processo storico c’è chi si sottrae alle proprie responsabilità e snobba il nostro punto di vista.

Ecco perché oggi siamo qui.

Noi rispettiamo il rapporto di collaborazione con questa amministrazione ma pretendiamo di non essere lasciati soli con i disagi delle persone.

Comitato Vele – Cantiere 167 – Disoccupati Cantiere 167”

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Sul progetto di riqualificazione del Rione Sanità

LA SANITA’ ALLA RISCOSSA: DECIDIAMO DAL BASSO I LAVORI CHE SERVONO AL QUARTIERE!

Da quanto si legge su vari organi di informazione, il progetto di rigenerazione urbana previsto per il quartiere Sanità tramite un accordo tra il Ministero dei beni culturali, il Comune di Napoli e Tangenziale di Napoli SPA (parte della galassia affaristica degli speculatori Benetton), trasformerà uno dei più sovrappopolati quartieri della città in una sua porta di accesso attraverso il prolungamento della linea di alta velocità, la costruzione di una rampa di accesso alla Tangenziale, la conversione di alcune cave di tufo in una rete di parcheggi da duemila posti per auto e bus (si tratta di un’area di 60mila metri quadrati).

Lo stanziamento dei fondi utili alla riqualificazione urbana del Rione Sanità è certamente una misura positiva e una possibilità per il miglioramento delle condizioni di vita dei suoi abitanti. Per essere effettivamente dei lavori che servono alle masse popolari del quartiere, tali opere devono essere discusse e decise dal basso con tutte le realtà popolari e autorganizzate del territorio.

I progetti di riqualificazione del quartiere, grandi o piccoli che siano, vanno discussi con le masse popolari della Sanità e non presentati, come è successo, a cose già decise in un’assemblea che di decisionale aveva ben poco. Bisogna ribaltare la visuale, a decidere devono le masse popolari! Gli abitanti della Sanità devono imporre le misure che servono al quartiere e alla città, ossia quei provvedimenti pratici che sintetizzano decenni di dura lotta sui temi più spinosi per chi vive in questo quartiere, degradato per mancanza di lavoro, dispersione scolastica, la salute messa a repentaglio da chiusure di ospedali e per elevati costi della sanità e il benessere dei cittadini.

Se non sarà questa la bussola che le masse popolari (e su loro spinta la III Municipalità) imporranno al progetto, questi lavori finiranno invece per minacciare la vivibilità del quartiere. Alimenteranno la trasformazione del rione in vetrina per turisti, fregandosene degli interessi degli operai, dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti e dei precari del quartiere. Si tratta di un’idea di quartiere che sta portando già tanti problemi alle masse popolari del Rione Sanità: dagli affitti sempre più alti alle case adibite a B&B, dalla congestione perenne causata dal traffico e l’aumento del carovita.

Se non saranno le masse popolari a prendere l’iniziativa in mano questo programma di riqualificazione finirà per essere l’ennesima vacca da mungere per ingrassare i soliti azionisti di punta del quartiere, i caporioni delle Larghe Intese locali, in particolare la Curia, al carro della quale si muoveranno gli interessi della criminalità organizzata e pezzi di imprenditoria a questi connessa. Non bisogna lasciare a questi soggetti l’iniziativa in mano, perché si tratta degli stessi personaggi che nella Sanità hanno spalleggiato e sostenuto (chi apertamente, chi sottobanco) la chiusura dell’Ospedale San Gennaro, la speculazione sul patrimonio storico della città (vedi uso privatistico della Curia delle Catacombe di San Gennaro, la cui gestione ha generato un’acuta lotta tra fazioni interne al sistema di potere Vaticano) e tutti quegli affari piccoli e grandi portati avanti alla faccia dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati del quartiere.

È altrettanto sbagliato limitarsi a denunciare le speculazioni e gli affari che potrebbero abbattersi su questi progetti, come alcune organizzazioni politiche si stanno limitando a fare. Questo modo di fare alimenta disfattismo e senso di impotenza rispetto al nemico, quindi rafforza la borghesia e nasconde il ruolo decisivo che le masse popolari devono e possono prendersi per far valere la propria forza. Non bisogna dare per persa una battaglia che è appena cominciata!

La politica della sola denuncia e della lamentela a oltranza non risolverà i problemi del quartiere, finirà solamente per portare lo scontro sul terreno delle opinioni, delle idee e degli interessi di bottega di questa o quella forza politica. Il centro di tutto devono essere le masse popolari e la loro mobilitazione per far valere i propri interessi. Le opere di riqualificazione del quartiere vanno giudicate rispetto all’effettivo miglioramento per la qualità di vita che generano per le masse popolari e da quanto esse siano frutto della volontà, dell’organizzazione e della mobilitazione popolare.

Nel nostro paese ci troviamo in una fase politica favorevole a tutti quelli che si organizzano e si mobilitano sui territori. Il governo Movimento 5 Stelle-Lega da un lato attua misure che vanno negli interessi delle masse popolari che lo hanno votato, dall’altro fa compromessi con i padroni con cui si sono dovuti accordare per andare al governo. Per questo bisogna mobilitarsi per imporre le misure più favorevoli alle masse popolari (vedi Reddito di Cittadinanza, Quota Cento ecc.) e contrastare in qualsiasi forma le misure antipopolari di questo governo (vedi Decreto Sicurezza, attacchi agli immigrati, ecc.). Se le misure del governo, dei comuni e delle municipalità saranno negli interessi delle masse popolari dipende dalla capacità di mobilitazione, organizzazione e coordinamento delle masse popolari stesse.

La situazione generale alimenta nel Rione Sanità una lotta per bande interna a tali gruppi d’interesse e la pioggia di fondi che arriveranno nel quartiere saranno oggetto di contesa e contraddizioni interne alle Larghe Intese locali (come già accaduto tra padre Loffredo e il Vaticano rispetto alla gestione delle Catacombe San Gennaro).

Dobbiamo approfittare della situazione! È fondamentale mettere in campo, sin da subito, banchetti per raccogliere le esigenze reali del quartiere, stabilire a livello popolare quali siano i lavori che servono (sanità, istruzione, ambiente, manutenzione delle strade, ecc.) con la collaborazione dei disoccupati e di tutti i cittadini, i veri decisori del futuro del quartiere che vivono quotidianamente, a partire dalle sue difficoltà materiali. Bisogna promuovere la realizzazione di assemblee popolari in cui discutere dei lavori utili, col fine ultimo di attuarli e imporne l’attuazione. Solo così le masse popolari del quartiere impareranno sulla base dell’esperienza pratica che si può fare, che il protagonismo popolare e la loro partecipazione alla gestione collettiva della società è una manifestazione concreta della capacità di contendere potere alla borghesia, al Vaticano e vincere.

Bisogna fare come il Comitato San Gennaro che lotta per il servizio ambulanza fisso nell’ospedale e realizza banchetti sui servizi sanitari offerti e su quelli che servono al quartiere, dimostrando che il diritto alla salute per le masse popolari deve essere imposto con la lotta e l’organizzazione dalle masse popolari stesse! Bisogna fare come il Comitato Fontanelle che battaglia per il ripristino della linea bus interna al quartiere! I lavoratori, i giovani, i precari e i disoccupati del quartiere devono puntare a imporre queste soluzioni e queste misure come l’allargamento del reddito di cittadinanza su cui è necessario incalzare la Municipalità, il sindaco De Magistris a impiegare i beneficiari del reddito in lavori di manutenzione del quartiere decisi dal basso.

L’Amministrazione Comunale e la III Municipalità di Napoli se vogliono dare seguito al ruolo di amministrazioni ribelli e del popolo, devono dare forza e forma di legge alle misure che i comitati popolari indicano, anche violando leggi, norme e procedure. Le lotte per bande tra correnti interne a tali gruppi politici non sono altro che un teatrino tipico della politica bor-ghese che intralciano il protagonismo e l’avanzata delle masse popolari nella gestione della società. In una situazione di emergenza, occorrono Amministrazioni Locali di Emergenza e su questo si misurerà l’esperienza amministrativa napoleta-na sia al Comune che alla III Municipalità. Luigi De Magistris e Ivo Poggiani si mettano alla testa di un modo nuovo di ge-stire città e quartiere, alimentino e sostengano la mobilitazione popolare per decidere quali sono i lavori che servono al Rio-ne Sanità.

Come sezione Napoli Sanità, abbiamo sempre spinto affinché si sviluppasse il protagonismo popolare senza più delegare i propri interessi e il proprio futuro ad amministrazioni o alla classe dominante, ma abbiamo indicato dovunque interveniamo che il nemico è il padrone e chi pensa a fare affari sulle spalle delle masse popolari. Continueremo a sostenere le masse popolari che nel quartiere si organizzeranno per risolver i problemi che la crisi generale ha provocato, e le spingeremo ad incalzare, su quanto scritto in questo comunicato, le amministrazioni e soggetti che godono di un certo prestigio e seguito presso le masse popolari. In questa situazione di crisi generale saranno sempre più costretti a prendere posizione o dalla parte delle masse popolari o dalla parte dei padroni.

Non diamo per persa una battaglia che è appena cominciata!

Decidiamo dal basso i lavori che servono al Rione Sanità!

Non sono i padroni ad essere forti, sono le masse popolari che devono fare valere la propria forza!

Per la sezione Napoli Sanità

Il segretario Roberto De Gregorio

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