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[Italia] Commento alla lettera di un nostro lettore all’Agenzia Stampa

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Novembre 22, 2021
in In breve, In breve 2016
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Alfio Bernardi, nostro lettore attento, stamani ha scritto alla nostra Agenzia Stampa:

<Più volte voi del P.CARC e i vostri “fratelli” del (n)PCI avete presentato Luciana Castellina come un’esponente un po’ “suonata” della sinistra borghese. Vi segnalo questo articolo (il manifesto 06.12.2016), perché in esso conferma sì di essere un’esponente della sinistra borghese (infatti parla della democrazia in generale, come se la democrazia delle società borghesi fosse la stessa cosa della democrazia dei padroni di schiavi dell’Atene di Pericle o della democrazia proletaria di cui abbiamo visto bagliori nella Comune di Parigi e ancora più nella Russia sovietica: evidente manifestazione di sconfinamento dall’idealismo nel nominalismo), ma mostra anche un’intelligenza non comune del corso delle cose.
Infatti
– connette l’eliminazione della democrazia borghese in corso nei paesi imperialisti all’“inizio reale della lunga crisi che ancora oggi viviamo” negli anni ’70 (anche se non la chiama crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale e rimuove l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale iniziata con la vittoria dell’Ottobre 1917),
– afferma che l’acquisto della Monsanto da parte della Bayer “avrà assai maggiori conseguenze sulle nostre vite di quante non ne avranno molte decisioni dei parlamenti” (anche se non conclude che l’unico rimedio è la proprietà pubblica delle aziende e quindi la gestione pubblica della vita economica: uno dei tre pilastri portanti del socialismo),
– mette in chiaro che proteste e denunce da sole servono a poco dato che vi sono cose che “potrebbe fare solo un governo” (quindi non lo dice ma dà ragione a voi che ponete la costituzione del Governo di Blocco Popolare come condizione indispensabile perché denunce e proteste abbiano uno scopo e un ruolo positivo),
– afferma che “dobbiamo fare subito, laddove siamo”, che è una sintesi del ruolo che voi assegnate nei vostri piani agli esponenti, personaggi e organismi, della sinistra borghese: usare forze e risorse di cui già oggi dispongono per promuovere mobilitazione e organizzazione delle masse popolari e sostenere l’orientamento degli organismi operai e popolari a costituire un loro governo d’emergenza e farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia (come Flores d’Arcais vorrebbe da Micromega far ingoiare un governo Rodotà/Zagrebelsky di coerenza costituzionale”),
– infine ammette che “quasi tutto quello di buono oggi cerchiamo di difendere coi denti” le masse popolari lo hanno strappato “dall’opposizione”, dice Luciana Castellina, perché da sinistra borghese rimuove la prima ondata della rivoluzione proletaria.
Non è che finirà per costituire il Comitato di Salvezza Nazionale che voi assegnate alla sinistra borghese?>

L’articolo di cui parla Bernardi è l’editoriale che segue:

“Il governo conta, ma dobbiamo ricominciare dall’opposizione
Evviva. Le vittorie, da un bel pezzo così rare, fanno bene alla salute. E poi questa sulla Costituzione non è stata una vittoria qualsiasi, come sappiamo, nonostante le contraddittorie motivazioni che hanno contribuito a far vincere il No.
La cosa più bella a me è comunque sembrata la lunghissima campagna referendaria.
Contrariamente a quanto è stato detto – «uno spettacolo indecente», «una rissa», ecc. – quel che è accaduto contro ogni attesa è stato un rinnovato tuffo nella politica di milioni di persone che non discutevano più assieme da decenni. Come se si fosse riscoperta, assieme alla Costituzione, anche la bellezza della partecipazione.
In questo senso mi pare si possa ben dire che contro il tentativo di ridurre la politica alla delega ad un esecutivo che al massimo risponde solo ogni cinque anni di quello che fa si sia riaffermata l’importanza dell’art.3, quello in cui si riconosce il diritto collettivo a contribuire alle scelte del paese. Pur non formalmente toccato dalla riforma Boschi, è evidente che la cancellazione della sua sostanza era sottesa a tutte le modifiche proposte. Evviva di nuovo.
Per noi sinistra il vero impegno comincia adesso.
Non vorrei tuttavia turbare i nostri sogni nel sonno del dovuto riposo dopo questa cavalcata estenuante e però credo dobbiamo essere consapevoli che per noi sinistra il vero impegno comincia adesso.
Quella che abbiamo combattuto non è stata infatti solo una battaglia per difendere la nostra bella democrazia da una deplorevole invenzione di Matteo Renzi: abbiamo dovuto impedire che venisse suggellata un’ulteriore tappa di quel processo di svuotamento della sovranità popolare, che procede, non solo in Italia, ormai da decenni. E che il nostro No non basterà di per sè, purtroppo, ad arrestare.
Viene da lontano, si potrebbe dire dal 1973, quando all’inizio reale della lunga crisi che ancor oggi viviamo, Stati Uniti, Giappone e Europa,su sollecitazione di Kissinger e Rockfeller, riuniti a Tokio, decretarono in un famoso manifesto che con gli anni ribelli si era sviluppata troppa democrazia e che il sistema non poteva permettersela. Le cose del mondo erano diventate troppo complicate per lasciarle ai parlamenti, ossia alla politica, dunque ai cittadini.
E’ da allora che si cominciò parlare di governance (che è quella dei Consigli d’amministrazione prevista per banche e per ditte) e ad affidare via via sempre di più le decisioni che contano a poteri estranei a quelli dei nostro ordinamenti democratici, cui sono state lasciate solo minori competenze di applicazione.
Abbiamo protestato contro molte privatizzazioni, poco contro quella principale: quella del potere legislativo.
Qualche settimana fa Bayer ha comprato Monsanto: un accordo commerciale, di diritto privato. Che avrà però assai maggiori conseguenze sulle nostre vite di quante non ne avranno molte decisioni dei parlamenti.
Ci siamo illusi che la globalizzazione producesse solo una catastrofica politica economica – il liberismo, l’austerity – e invece ha stravolto il nostro stesso ordinamento democratico. Mettendo in campo per via estralegale quello che dal Banking Blog è stato definito l’acefalo aereo senza pilota del capitale finanziario, impermeabile alla politica.
Per svuotare il potere dei parlamenti, un po’ ovunque, ma in Italia con maggiore vigore, sono stati delegittimati, anzi smontati, quegli strumenti senza i quali quei parlamenti non avrebbero comunque più potuto rispondere ai cittadini: i partiti politici, addirittura ridicolizzati e resi “leggeri”, cioè inconsistenti e incapaci di costituire l’indispensabile canale di comunicazione fra cittadini e istituzioni.
Si sono via via annullate le principali forme di partecipazione, o, quando non è stato possibile, sono stati recisi i legami che queste tradizionalmente avevano con una rappresentanza parlamentare.
Se adesso vogliamo che la vittoria del No non sia di Pirro dobbiamo ricominciare a costruire la sostanza della democrazia, e cioè la partecipazione
Se adesso vogliamo che la vittoria del No non sia di Pirro dobbiamo ricominciare a costruire la sostanza della democrazia, e cioè la partecipazione, i soggetti sociali – ma anche politici – in grado di non renderla pura protesta o mera invocazione a ciò che potrebbe fare solo un governo.
Dobbiamo cioè uscire dall’ossessione governista che sembra aver preso tutta la sinistra, e cominciare a ricostruire l’alternativa dall’opposizione.
La democrazia è conflitto (accompagnato da un progetto), perchè solo questo impedisce la pietrificazione delle caste e dei poteri costituiti. Se non trova spazi e canali, diventa solo protesta confusa, manipolabile da chiunque.
Tocca a noi aprire quei canali, costruire le casematte necessarie a creare rapporti di forza più favorevoli; e poi, sì, cercare le mediazioni (che non sono di per sé inciuci) per raggiungere i compromessi possibili (rifiutando quelli cattivi e lavorando per quelli positivi).
Del resto, non è stato forse proprio per via delle lotte e dell’esistenza di robusti canali e presenze parlamentari che fino agli anni ’70 siamo riusciti ad ottenere quasi tutto quanto di buono oggi cerchiano di difendere coi denti, dall’opposizione e non perchè avevamo un ministricolo in qualche governo?
Dobbiamo fare subito, laddove siamo.
Non voglio dire che un governo non sia importante, vorrei solo superassimo l’ossessione che si incarna negli slogan elettorali: «Se andremo al governo, faremo…». Dobbiamo fare subito, laddove siamo.
Nella mia penultima iniziativa referendaria, a Gioiosa Jonica (in piazza come non si faceva da tempo) una splendida cantante locale è arrivata a concludere: con la canzone che ben conosciamo “Libertà è partecipazione”.
Propongo divenga l’inno della nostra area No. (E speriamo anche che quest’area preservi l’unità di questi mesi).”

Sempre nel Manifesto di oggi interviene Tonino Perna, dicendo che difendere la Costituzione non basta, perché bisogna attuarla. In effetti “le masse popolari organizzate nelle fabbriche, nelle scuole e nei quartieri (organizzazioni operaie e popolari, organismi e reti sindacali di base, organizzazioni studentesche e giovanili, comitati popolari ambientali e territoriali) che sono state i veri artefici della vittoria del NO, devono organizzare e praticare da subito l’attuazione diretta delle parti progressiste della Costituzione del 1948 violate apertamente, aggirate e eluse dai governi che si sono succeduti in questi 70 anni: diritto a un lavoro e a condizioni di vita utili e dignitose, diritto a un’abitazione decente e a un ambiente salubre, diritto a un sistema scolastico, sanitario e culturale pubblico e al servizio delle masse popolari.” (in https://www.carc.it/2016/12/05/renzi-a-casa-e-ora-di-cambiare-eora-del-governo-di-emergenza-popolare/).
Allego anche l’articolo di Perna. Lui e Castellina, effettivamente, possono farsi avanti per costituire un Comitato di Salvezza Nazionale.

Paolo B.

“Pochi se l’aspettavano: è dal nostro Sud, impoverito, marginale, umiliato, imbrogliato dagli annunci miracolosi, proprio da questa terra che da troppi anni soffre una possente ondata migratoria, che è arrivato un No forte, alla controriforma renziana.
Mentre i ceti medio residuali, sopravvissuti alla crisi, hanno votato in massa per il Si, nel timore di perdere qualche beneficio e qualche risparmio in banca, i giovani, sottopagati, disoccupati, inoccupati, hanno detto No a Renzi. Non crediamo più alle tue chiacchiere, ci sentiamo presi in giro dalle tue notizie strabilianti sull’occupazione che cresce, il reddito che aumenta e il futuro radioso che si avvicina. Proprio lui, il rottamatore è stato rottamato dai giovani, secondo il famoso motto evangelico: chi di spada ferisce, di spada perisce.
Dobbiamo ammettere che questo referendum confermativo della C.R.R. (Contro-Riforma-Renziana) ci ha dato un risultato insperato. Innanzitutto perché ha messo in moto energie democratiche sopite, ha dato nuova vita ad una associazione prestigiosa, ma che viveva aggrappata ad un glorioso passato, come l’Anpi, ha fatto riscoprire a tanti il valore ed i valori della Costituzione. Per questo dovremmo dire «Grazie Renzi». Ma, anche perché grazie al suo delirio di onnipotenza, con questo risultato inizia la fase discendente della sua parabola. Di contro, Renzi ha spaccato il paese come nessun altro era riuscito a fare proprio sulla nostra Carta fondamentale ed ha fatto emergere una profonda divisione politico-culturale tra ceti medi e proletariato marginale e, soprattutto, tra Nord e Sud, tra chi è vittima dell’economia della paura e chi non ha più niente da perdere.
Detto questo, dobbiamo fare una riflessione seria e responsabile: non è possibile continuare a giocare in difesa. In questi ultimi cinque anni abbiamo perso importanti diritti sociali perché non abbiamo fatto altro che resistere, resistere, resistere. Ed un giorno, anche per la nostra amata Costituzione, potrebbe non bastare una eroica resistenza. Dobbiamo da domani prendere l’iniziativa per attuarla. Un calendario di iniziative perché i valori fondanti, dal diritto ad un lavoro degno e ad un reddito di cittadinanza, al rifiuto della guerra di ogni tipo, siano finalmente praticati.”

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