4 aprile 2026 – 77° anniversario di fondazione della NATO
Presidio davanti alla base militare di Ghedi (BS) h. 15 e in piazza dei Mercanti a Milano h. 16
Nessuna base, arma o soldato per la guerra di USA, sionisti e UE.
𝗙𝘂𝗼𝗿𝗶 𝗹𝗲 𝗯𝗮𝘀𝗶 𝗨𝗦𝗔 𝗲 𝗡𝗔𝗧𝗢 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮, 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶 𝗹’𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗡𝗔𝗧𝗢!
L’Italia è in guerra. La Terza guerra mondiale si dispiega sempre più e i suoi promotori hanno un nome e un cognome: gli imperialisti USA con al carro la loro NATO.
Ma la guerra parte anche dal nostro paese: droni e aerei a sostegno dell’aggressione criminale di USA e sionisti contro la Repubblica Islamica dell’Iran partono da Sigonella e sono orientati dal MUOS e dalle antenne NRTF di Niscemi, munizioni e mezzi militari vengono mobilitati da Camp Darby. Contingenti di marinai italiani a difesa delle basi NATO e sioniste a Cipro sono già partite ed è in previsione la partenza di altre. Le basi USA e NATO in Italia sono l’emblema della sottomissione del nostro paese agli imperialisti USA, rendendolo un bersaglio di guerra. Ma sono anche lo strumento attraverso cui il governo italiano partecipa attivamente alla guerra mondiale in corso.
La NATO è attualmente il principale problema per i popoli di tutto il mondo e per la sicurezza delle masse popolari del nostro paese. La lotta contro la NATO e l’adesione del nostro paese al Patto Atlantico sono uno dei principali fronti di lotta per fermare la terza guerra mondiale a partire da qui, iniziando a rompere il meccanismo bellico proprio da uno dei paesi NATO.
Facciamo della mobilitazione del 4 aprile una giornata di lotta contro le basi NATO e USA, contro la guerra, quindi per l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione che sancisce che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Il 4 aprile in Lombardia si terranno due iniziative che abbiamo contribuito a costruire e a cui parteciperemo: la principale è il presidio a Ghedi (BS), davanti alla base militare al cui interno è stata installata una zona franca, in mano ai militari Usa e dove sono stoccate armi atomiche. Un secondo presidio si terràin piazza dei Mercanti a Milano.
Ma la giornata del 4 aprile sarà attraversata da altre iniziative in tutto il territorio nazionale. Iniziative legate da un unico filo rosso, che costituiscono già nei fatti una rete nazionale fatta di comitati e organizzazioni che quotidianamente si organizza e si mobilita contro la guerra, la NATO e le sue infrastrutture strategiche. Una rete che può arrivare a rovesciare i rapporti di forza attuali fino a bloccare la guerra nel nostro paese, farla finita con la sottomissione alla NATO e imporre l’attuazione dell’Articolo 11.
È un obiettivo tutt’altro che impossibile. La pratica di molti organismi pone già oggi un freno alla guerra in corso. Lo fa il movimento No Base né a Coltano né altrove bloccando il treno carico di forniture militari alla stazione di Pisa. Lo fanno i portuali, i lavoratori della logistica, i ferrovieri, i lavoratori degli aeroporti che bloccano il traffico bellico. Lo fanno i lavoratori Leonardo che si organizzano per rafforzare la produzione civile a scapito di quella militare. Lo fanno insegnanti, sanitari, studenti e comitati che ogni giorno denunciano e mettono un freno alle manovre di guerra, al genocidio che tuttora i sionisti stanno perpetrando in Palestina.
È nel coordinamento di queste realtà, nell’estensione e sviluppo di queste iniziative che è possibile davvero fermare le guerre della NATO. È l’insieme di queste esperienze che può bloccare la macchina bellica; attuare fin da subito la rottura con la NATO e le sue attività, incompatibili con un futuro di progresso e benessere per i lavoratori del nostro paese. Sono questi organismi che nei fatti applicano, azienda per azienda e territorio per territorio, l’articolo 11 della Costituzione. Ed è solo il coordinamento di queste realtà che deve cacciare il governo Meloni, servo di USA, UE, sionisti e NATO e sostituirlo NON con uno a trazione PD (che sarebbe ugualmente asservito) ma con un governo che abbia la forza di impedire l’uso delle basi militari per la guerra della Nato, di rifiutarsi di essere complice di ogni tipo di crimine compiuto in ogni angolo del mondo: un Governo di blocco popolare. Compito di tutti coloro che vogliono fermare realmente questa spirale di guerra è quindi mettersi su questa strada, contrastare il settarismo e lo spirito di concorrenza, collaborare e fare rete, per sostenere la costruzione e rafforzamento di organizzazioni popolari e di lavoratori, promuoverne il coordinamento, il protagonismo e la mobilitazione. L’esempio più recente sono state le mobilitazioni dell’autunno scorso del “Blocchiamo tutto”: l’unità d’azione (trattando e confrontandosi apertamente sulle divergenze che è normale che emergano) ha dato un nuovo impulso al movimento di resistenza contro la guerra e il genocidio in Palestina, lo ha contaminato di fiducia e protagonismo riempiendo le piazze e mobilitando anche chi “non ci credeva più”.
La sottomissione del Governo Meloni agli imperialisti USA e NATO, all’UE e ai sionisti d’Israele mostra che siamo in paese occupato e sta a noi liberarlo.
77 anni di NATO sono abbastanza: costruiamo la nuova Liberazione!

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