La vicenda emersa nei giorni scorsi riguardante alcuni tranvieri della linea 15 di ATM, accusati di aver condiviso fotografie di passeggere e commenti sessisti in una chat privata, ha suscitato indignazione e rabbia in larga parte dell’opinione pubblica.
Si tratta di fatti gravi, che non possono essere liquidati come semplice goliardia. La riduzione delle donne a oggetti di valutazione, giudizio e sessualizzazione è una delle espressioni della cultura patriarcale che ancora permea la nostra società e che alimenta quelle dinamiche di discriminazione e violenza che troppo spesso vengono denunciate solo nelle occasioni simboliche del calendario civile.
Come Partito dei CARC – Sezione Milano Sud esprimiamo piena solidarietà alle donne coinvolte e a tutte le lavoratrici e cittadine che ogni giorno subiscono forme più o meno esplicite di sessismo nei luoghi di lavoro, negli spazi pubblici e nella vita quotidiana.
Allo stesso tempo riteniamo necessario affrontare questa vicenda senza semplificazioni e senza prestare il fianco a campagne di criminalizzazione collettiva.
Non siamo di fronte a un “problema dei tranvieri”. Il sessismo non appartiene a una categoria professionale specifica, ma attraversa l’intera società. Si manifesta negli uffici, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro pubblici e privati. Pensare che il problema riguardi soltanto alcuni individui significa nascondere le sue radici profonde.
Il patriarcato e il sessismo trovano terreno fertile nei rapporti sociali prodotti dal sistema capitalista, che continua a mercificare il corpo delle donne e a relegarle a un ruolo subordinato nella società. Le donne subiscono una doppia oppressione: come lavoratrici e come donne. Per questo la lotta contro il sessismo è parte integrante della lotta per l’emancipazione sociale e della classe lavoratrice.
Proprio per questa ragione respingiamo ogni tentativo di utilizzare quanto accaduto per attaccare nel suo complesso i lavoratori ATM o i tranvieri milanesi. Una lunga storia di scioperi, mobilitazioni e conquiste sociali dimostra il ruolo che questi lavoratori hanno avuto nella difesa dei diritti collettivi. I comportamenti sbagliati di alcuni non cancellano questa storia, ma richiamano piuttosto alla necessità di affrontare il problema attraverso gli strumenti della solidarietà, dell’organizzazione e della responsabilità collettiva.
La lotta contro il sessismo non può essere scaricata esclusivamente sulle donne, ma deve essere intersezionale. Servono strumenti di tutela efficaci, canali di segnalazione sicuri e sostegno concreto per chi denuncia. Ma serve soprattutto che gli uomini assumano un ruolo attivo nel contrastare comportamenti sessisti, rompendo il meccanismo della complicità passiva e dell’omertà che troppo spesso li rende possibili.
Particolarmente grave è inoltre l’eventuale utilizzo di strumenti e dispositivi, già destinati al controllo, per umiliare e oggettificare. Non viene meno soltanto il rispetto delle persone coinvolte: viene tradita la funzione stessa del servizio pubblico e viene meno l’alleanza e il supporto all’interno della classe lavoratrice.
La risposta a quanto accaduto non può limitarsi alla ricerca di capri espiatori o a misure esclusivamente repressive. Occorre promuovere discussione, formazione, confronto e organizzazione nei luoghi di lavoro. Le organizzazioni sindacali, gli organismi operai e le organizzazioni popolari devono assumere la lotta contro il sessismo come parte integrante della battaglia per l’emancipazione della classe lavoratrice.
Una classe lavoratrice che tollera discriminazioni e rapporti di dominio al proprio interno è una classe più debole e più facilmente divisibile. Al contrario, una classe lavoratrice che combatte ogni forma di oppressione è una classe più forte, più cosciente e più capace di trasformare la società.
Condannare senza ambiguità quanto accaduto, sostenere le donne coinvolte, rompere il muro dell’omertà e promuovere la responsabilizzazione di chi lavora e si identifica come uomo nella lotta contro il sessismo: questa è la strada che indichiamo.
Non la criminalizzazione di un’intera categoria, ma la mobilitazione cosciente e organizzata delle masse popolari contro la cultura patriarcale che il sistema continua a produrre e riprodurre ogni giorno.
Partito dei CARC – Sezione Milano Sud

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