Dopo la vittoria del NO al referendum non c’è altra strada da imboccare che spingere sull’acceleratore per cacciare il governo Meloni. La manifestazione “No Kings: contro i re e le loro guerre” del 28 marzo può essere una tappa di peso di questo percorso. Può e deve essere una giornata di lotta, radicale e di massa. Una giornata che può suonare la carica per la nuova ondata di mobilitazioni che sta montando contro il governo Meloni e per la sua cacciata.
L’Italia è sempre più coinvolta nella Terza guerra mondiale che già dilaga. La Meloni e i suoi accoliti sono complici del genocidio del popolo palestinese e dei peggiori crimini di guerra che la Nato compie nel mondo. Il nostro paese grazie alla sottomissione agli imperialisti Usa è diventato possibile bersaglio della legittima resistenza dei popoli sotto attacco imperialista come l’Iran. Questa la situazione attuale. A cui si sommano lo smantellamento dell’apparato produttivo e dei servizi pubblici, il costo della vita, l’emergenza abitativa.
Non è il momento di aspettare e vedere cosa succede. Non è il momento di pensare ognuno al proprio orticello, di promuovere ognuno la propria manifestazione. È invece il momento di superare divisioni e settarismi per costruire con decisione un fronte di forze che sia in grado non solo di cacciare il governo Meloni, ma anche di impedire al Pd e agli altri guerrafondai di rientrare dalla finestra.
Tutti quelli che sono stati centri autorevoli di mobilitazione a settembre-ottobre dello scorso anno devono riempire quella piazza. Compito di tutti quelli che si rendono conto della necessità urgente di sottrarre il paese a speculatori, affaristi e criminali di guerra per prenderlo in mano è attivarsi in questo senso. Compito di tutta la base delle organizzazioni che ancora non hanno aderito è spingere affinchè siano presenti ufficialmente e presenziare nella piazza.
Usb, ad esempio, per il 28 mattina ha organizzato un’assemblea operaia nazionale a Roma. Quella assemblea, quei lavoratori che sono stati avanguardia delle mobilitazioni di settembre-ottobre devono confluire nella piazza del pomeriggio. La classe operaia e i lavoratori devono essere la forza trainante e unitaria in grado di suonare la carica dal 28 in poi, per la prossima ondata di mobilitazioni che attraverserà il paese fino a maggio.
Quella forza che è in grado di mobilitare e farsi seguire dalla larga base di Cgil, M5s, Avs e Pd. Capace di far sfuggire la cosa di mano al polo Pd e di far marciare la loro base oltre i loro propositi. Bisogna approfittare dell’estrema debolezza con cui proprio il PD esce da questa campagna referendaria spaccato in mille correnti e per nulla credibile come “oppositore” del governo Meloni.
Per fare questo è fuori tempo massimo ogni idea di poter affrontare da soli la situazione e ogni settarismo. Non è marciando divisi che cambieremo il corso delle cose nel paese, ma costruendo un fronte quanto più ampio, unito su obiettivi precisi, che si costruisce con azioni comuni e che deve iniziare anche a pensare e progettare insieme l’alternativa ai governi delle Larghe intese.
La grande ondata di mobilitazioni di settembre-ottobre non è nata da divisioni, ma dalla mobilitazione di tutte le masse popolari che hanno costruito nei fatti l’unità sindacale e politica di diverse organizzazioni. Per questo sono state manifestazioni che hanno superato sé stesse, che hanno coinvolto milioni di persone, che hanno di nuovo dato fiducia e combattività a tantissimi nel paese. Combattività che si è tradotta anche in organizzazione: nei porti, negli stabilimenti Leonardo, tra i docenti, tra i sanitari, tra gli studenti ecc. Questa è la forza che oggi può far rivivere quello spirito unitario e combattivo, facendo fare passi decisi in avanti al movimento di nuova liberazione del paese.
Non è il tempo di dividere e spaccare in mille pezzi il fronte di forze che nei fatti è unito nella lotta contro la guerra e il governo Meloni. È il tempo invece di marciare uniti. È il momento di compattare le forze, di allargarle alimentando la fiducia e la volontà di lottare perché si può fare, si può vincere. Dipende solo da noi!
Il 28 marzo inneschiamo di nuovo quel movimento che è nato il 22 settembre. Come la base della Cgil si riversò in quelle piazze superando le divisioni al vertice, così la base di Usb di Potere al Popolo, della Rete, di Osa, Cambiare Rotta, di tutte le organizzazioni che sono restie a partecipare, devono riversarsi a Roma.
Per far partire una nuova ondata, un’ondata di lotta e liberazione come fu quella dei partigiani. Che sia quella decisiva per dare una spallata finale alla Meloni e imporre un governo di emergenza popolare, che attui davvero le parti più progressiste della Costituzione del ’48, che incarni davvero la “sovranità popolare”.




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