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Riflessioni sul convegno del 19 marzo alla Camera

Teresa Noce by Teresa Noce
Marzo 22, 2026
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Torneremo nei prossimi giorni a trattare del valore e del contenuto politico del convegno che si è svolto il 19 marzo nella sala di rappresentanza dei gruppi parlamentari della Camera “Per un governo che attui la Costituzione”.

Nel frattempo l’Agenzia Stampa Staffetta Rossa sta pubblicando le interviste e le dichiarazioni raccolte fra i partecipanti (sono pubblicate sulle pagine social del P.Carc, Facebook e Instagram).

Qui di seguito alcune prime considerazioni che poniamo alla discussione degli organismi operai e popolari, dei movimenti sociali, delle organizzazioni politiche e sindacali anti Larghe Intese e a quelle del movimento comunista cosciente e organizzato.

1. È evidente che le adesioni all’iniziativa e la voglia di partecipare mostrano che il convegno ha interpretato un’esigenza collettiva che va ben al di là della cerchia di chi lo ha promosso e di chi vi ha partecipato. Questa esigenza collettiva è ciò che ci interessa, a cui ci interessa rispondere e ciò a cui diamo importanza.

Quando si parla di attuare la Costituzione inevitabilmente lo sguardo deve essere distolto dalle aule parlamentari, dalle commissioni parlamentari, dagli scranni dei governi delle Larghe Intese e deve puntare su quello che una miriade di organismi operai e popolari fanno già con forze ridotte, con pochi strumenti, con pochi mezzi e con mille conseguenze e implicazioni legali, poliziesche, giudiziarie, dovendo fronteggiare la repressione sempre più dispiegata.

Il 19 marzo non si è genericamente parlato di “attuare la Costituzione”, si sono condivise esperienze, visioni e valutazioni, si è iniziato a ragionare insieme del governo che serve per attuare la Costituzione.

Oggi la Costituzione non è attuata dal governo Meloni, che è anzi il promotore di continue violazioni, ma da chi occupa le aziende, come la Gkn, contro lo smantellamento dell’apparato produttivo, dagli attivisti di Ultima Generazione ed Extinction Rebellion che denunciano la complicità delle aziende italiane – in primis Eni e Leonardo – nella Terza guerra mondiale, dalle organizzazioni sindacali di base che difendono il diritto di sciopero, dai docenti che si ribellano alla cultura del libro e moschetto, dai sanitari che rivendicano il diritto universale alla salute, da chi si attiva contro il coinvolgimento dell’Italia nella Terza guerra mondiale e nel genocidio contro il popolo palestinese.

Eravamo a quel convegno, in tanti e tante, non per cercare spazi di ascolto e rivendicazione, ma per compiere un passo nel “regime change” di cui c’è bisogno in Italia.

2. Il percorso di questo “regime change” è in parte conosciuto e in parte sperimentale. È conosciuto nel senso che rientra pienamente nel solco già aperto dai tanti che si propongono di “attuare la Costituzione”. Per essere più precisi prendiamo a prestito le parole di un docente intervenuto: non si tratta solo di imboccare il percorso di un governo che attua la Costituzione, si tratta di riprendere il percorso che ha portato alla Costituzione, un percorso di lotta e di liberazione che fu quello dei partigiani. Ed è anche un percorso sperimentale, nell’Italia del 2026, perché tutte le strade previste dalla stessa Costituzione per formare un governo che incarna “la sovranità popolare” sono state sbarrate e sono precluse alle masse popolari: le stesse istituzioni che pretendono di operare “in nome della Costituzione” ne sono diventate strumento di violazione, sono strumenti di eversione, oppressione.

Ecco dunque la necessità di pensare e progettare insieme un percorso plurale e trasversale per definire le forme e il contenuto della lotta che conduce alla formazione di un governo che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948. Questo è, nell’Italia del 2026, il testimone che la lotta di liberazione dai nazi-fascisti nel 1945 pone nelle nostre mani.


3. E questo è esattamente il bersaglio delle strumentalizzazioni, degli attacchi e delle denigrazioni della destra più reazionaria. Sui giornali del ras dell’editoria, Angelucci, sono comparsi attacchi e criminalizzazioni di ogni tipo, i provocatori sionisti e atlantisti di +Europa hanno cercato il loro palcoscenico e uno stuolo di politicanti (diversamente) “democratici”, ha cercato in ogni modo di sfilarsi dal convegno. L’ostracismo della stampa mainstream, Fatto quotidiano compreso, ne è un indice. Ma tutti gli attacchi e tutte le denigrazioni, come tutti i “motivi di imbarazzo”, si basano su argomenti pretestuosi, strumentali, ridicoli. La criminalizzazione delle specifiche posizioni di ogni singolo partecipante al convegno, su questo o quel tema, sono solo una cortina di fumo per distogliere dal contenuto del convegno.

Per quanto ci riguarda non ci siamo fatti né ci faremo intimidire dalle strumentalizzazioni e dagli attacchi perché siamo consapevoli che essi sono funzionali a dividere il fronte di chi vuole attuare la Costituzione, di chi vuole rompere il sostegno dell’Italia al genocidio in Palestina, alla guerra in Medio Oriente, l’economia di guerra, lo smantellamento della scuola e della sanità, le piccole e grandi discriminazioni, gli abusi.

Sono degni di plauso quei deputati e senatori, quelle organizzazioni nazionali o locali e quei giornalisti che sono stati presenti,che sono intervenuti e che si sono così posti al servizio delle masse popolari organizzate.

Una menzione particolare per Stefania Ascari. Perché ha messo gli obiettivi del convegno al di sopra di ogni polemica, di ogni attacco, di ogni pressione. Le sue parole in apertura e in chiusura del convegno sono la risposta migliore agli attacchi “da destra” e agli “imbarazzi” del campo largo, sono un invito al ragionamento per chi “si è tirato indietro” strada facendo.

La grande partecipazione, per certi versi inattesa, ha creato alcuni problemi nella gestione lineare degli interventi. Alcuni interventi previsti non è stato possibile ascoltarli, alcuni collegamenti sono saltati, alcuni video messaggi – anche molto significativi – sono stati sacrificati.

Questo è l’aspetto negativo del “disordine” provocato dalla grande partecipazione. Che porta con sé anche un aspetto positivo, però. Il convengo del 19 marzo non è stato un’iniziativa isolata. Ce ne saranno altre: simili, diverse, più ristrette (tematiche) e più ampie. Tutte saranno inclusive, trasversali, plurali. Aperte a tutti coloro che si sentono responsabili e di voler e poter dare al paese un governo che attui la Costituzione del 1948.

Pubblichiamo qui uno dei video che non sono stati trasmessi, quello di Brahim Baya.

E concludiamo con il video integrale dell’iniziativa.

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