Rilanciamo il video dell’intervento fatto dal segretario nazionale del Partito dei Carc, Pietro Vangeli, al congresso fondativo del Partito Comunista di Unità Popolare che si è svolto a Roma il 24 e il 25 gennaio.
Il Partito dei CARC condivide il proposito del Partito Comunista di Unità Popolare che occorre lavorare per la rinascita del movimento comunista del nostro paese e che occorre sviluppare un confronto proficuo tra i partiti e le organizzazioni del movimento comunista. Un confronto che rompe con settarismi, steccati, personalismi, concorrenza e denigrazioni e avvii una nuova stagione di relazioni tra le forze comuniste del nostro paese che poggia necessariamente su tre pilastri: 1. il confronto politico (un confronto franco e aperto su analisi, linea strategica e tattica, legame teoria e pratica), 2. la proficua collaborazione pratica e 3. la solidarietà reciproca.
Nell’incontro abbiamo portato tre questioni alla riflessione.
La prima è che noi comunisti dobbiamo mettere sempre e comunque al centro lo sviluppo della lotta di classe e della rivoluzione socialista. A questo fine dobbiamo condurre una lotta ideologica e politica nel movimento comunista. Questo è l’insegnamento principale che ricaviamo dai padri del movimento comunista cosciente e organizzato da Marx a Lenin, da Stalin a Mao Tse-tung e, per quanto riguarda il nostro paese, a Gramsci. Per avanzare noi comunisti dobbiamo riprendere e continuare, in condizione cambiate e quindi in forme nuove ma sulla base dei suoi risultati e insegnamenti, la stessa rivoluzione che ha portato alla vittoria dell’Ottobre 1917 e alla fondazione dell’URSS, prendendo atto che la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato nei paesi imperialisti è il fattore decisivo dello sviluppo della rivoluzione proletaria e del futuro dell’umanità.
La seconda questione riguarda la caratteristica della situazione in cui viviamo (le condizioni oggettive in cui svolgiamo la nostra lotta). Quella in corso non è una delle tante crisi economiche in cui il capitalismo ciclicamente si imbatte sopravvivendo, oggi eventualmente nell’ambito di un nuovo mondo multipolare, ma è una crisi generale generata dalla sovrapproduzione assoluta di capitale (come aveva previsto Marx), che porta a un’era di guerra e rivoluzione e di cui la soluzione definitiva è l’instaurazione dell’ordinamento socialista a partire dai paesi imperialisti: o la rivoluzione previene la guerra oppure lo sviluppo della guerra degli imperialisti accelera la rivoluzione come già indicò Lenin.Una crisi che può avere soluzione solo nell’ambito di un rivolgimento politico e dunque con una nuova ondata di rivoluzioni proletarie (rivoluzioni socialiste nei paesi imperialisti e rivoluzioni di liberazione nazionale e di nuova democrazia nei paesi oppressi dall’imperialismo). In questa fase due sono le vie che si scontrano sempre più apertamente in tutto il mondo: l’allargamento della Terza guerra mondiale promossa dalla Comunità internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, europei e annessi, in alleanza e concorrenza tra loro, su diversi teatri in ognuno dei quali con ragioni ben precise e lo sviluppo della rivoluzione proletaria.
La terza questione riguarda lo sviluppo della lotta di classe nel nostro paese e i compiti di noi comunisti.Le grandi mobilitazioni dell’autunno del 2025 “Blocchiamo tutto” contro il genocidio a Gaza, contro la complicità del governo Meloni con i sionisti di Israele e gli imperialisti USA, contro la Terza guerra mondiale in corso, il riarmo e l’economia di guerra, le mobilitazioni di queste settimane in solidarietà con il Venezuela Bolivariano, contro la repressione del movimento popolare (multe e inchieste per le manifestazioni di ottobre, sgomberi centri sociali come Askatasuna), contro gli arresti movimento palestinese in Italia sono segnali importanti per noi comunisti. Ci spingono e ci obbligano a rompere indugi, a superare steccati e ad adottare nuove forme di lotta per rafforzare l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari contro il governo Meloni (con l’obiettivo di cacciarlo) e il sistema di potere delle Larghe Intese e per avanzare nella lotta instaurare il socialismo in un paese imperialista come è il nostro. L’Italia è un anello debole della catena Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA-NATO, sionisti, europei (come lo era la Russia nel 1917). Il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti aprirà la strada della rivoluzione socialista anche alle masse popolari degli altri paesi imperialisti e darà un grande impulso alla lotta che vari popoli stanno conducendo per liberarsi dal giogo del sistema imperialista mondiale. Che l’Italia diventi questo primo paese dipende da noi comunisti, dai progressi che faremo nell’assolvere ai compiti teorici e pratici che la fase della lotta di classe ci pone.
Questa è la situazione in cui noi comunisti svolgiamo la nostra attività. Questo è il nostro internazionalismo. Questo indica il senso di responsabilità con cui dobbiamo considerare il lavoro che svolgiamo. Ai comunisti italiani tocca trovare la loro strada per fare la rivoluzione socialista. Per porre fine alla Terza guerra mondiale in corso, alla devastazione del pianeta e del nostro paese le masse popolari hanno bisogno di un partito comunista all’altezza del suo compito storico di instaurare il socialismo.
L’unità dei comunisti in partito è una questione di grande importanza pratica, ma l’unica unità che regge alla prova dei fatti e che dobbiamo perseguire è l’unità sulle posizioni giuste, sulle posizioni avanzate: è l’unica unità che porta alla vittoria della classe operaia e delle masse popolari sulla borghesia imperialista.






