Pubblichiamo il video integrale dell’iniziativa “Per un osservatorio dal basso contro il riarmo e il traffico di armi” che si è tenuta venerdì 5 dicembre a Ravenna, organizzata insieme al Coordinamento No Nato Emilia Romagna e parte della campagna nazionale “l’ora della riscossa popolare è ora”.
Abbiamo discusso con Linda Maggiori e Leonardo Biguzzi della necessità di organizzarsi dal basso per fermare il traffico di armi nel porto di Ravenna e l’utilizzo del nostro territorio come retroterra delle guerre imperialiste e del genocidio in corso in Palestina.
Ci siamo confrontati con le realtà che si mobilitano sul territorio contro la guerra e l’economia di guerra, con i Sanitari per Gaza, con esponenti della FILT di Ravenna, SGB, con il Comitato Autonomo Portuale, con i Giovani Palestinesi d’Italia, con le compagne de La Comune di Ravenna, sui passi da fare e le questioni da affrontare per costruire quel fronte ampio e unitario che si organizza e si mobilita per rompere ogni complicità dei governi nazionali e locali con il genocidio in corso in Palestina e l’asservimento agli interessi guerrafondai della NATO, dell’UE e dei sionisti. La guerra è un affare, un affare che serve a tenere in piedi un sistema morente, il sistema capitalista. La mano che promuove guerra e genocidio è la stessa mano che smantella il sistema sanitario, che intossica e svende scuola e università, che smantella le fabbriche e calpesta la dignità del lavoro.
Costituire dal basso un Osservatorio (il nome è del tutto secondario), come indicato nella petizione Basta complicità – Emilia Romagna che in queste settimane sta organizzando banchetti per la raccolta firme in tutta la Regione, è uno strumento che serve per organizzare i lavoratori, a tessere una rete nel porto, a sostenere i lavoratori che vogliono attivarsi, incontrarsi, discutere sui passi da fare. Le grandi manifestazioni di settembre e ottobre insegnano che raggiungere e organizzare sempre più lavoratori in tutta l’area del porto e non solo (pensiamo ai sanitari, agli insegnanti…) è la prima e ineludibile frontiera per imporre l’embargo popolare che serve.
Costituire dal basso un Osservatorio serve anche per fare pressioni sulle Autorità locali, che rispondono con una timidezza che è muro di gomma. Sulla questione del codice etico della SAPIR (l’azienda pubblica che gestisce il traffico dei container) e per far rispettare la legge 185/90 senza farsi legare le mani da lacci, laccioli per cui con la mano sinistra si fanno le leggi per far fronte alle rivendicazioni delle masse popolari e con la mano destra le si eludono tramite mille cavilli.
Lo sviluppo dell’attività di militanza, di organizzazione, di coordinamento e il dibattito politico che inevitabilmente l’accompagna e che dobbiamo promuovere in maniera franca, aperta e sana, permetteranno di affrontare le contraddizioni concrete che incontriamo sul cammino. Dalla questione di estendere il blocco dalle armi a tutte le merci dirette verso Israele, che è questione anche politica, cioè riguarda quale altro utilizzo del porto vogliamo per il territorio, nell’interesse di chi e quale governo locale dovrebbe portare avanti un cambiamento di rotta, fino alla questione dei metodi di lotta: “diplomazia” o blocchi? Chi mette in opposizione le cose, da una parte o dall’altra, frena lo sviluppo della lotta. La questione decisiva è che in ogni organismo, coerentemente a specifiche e diverse nature e progettualità, prevalga chi è determinato a mettendo al centro l’obiettivo, a portare avanti la lotta, a imparare dagli altri, a guardare a quello che fanno gli altri come a una risorsa. Questo è anche il miglior modo per combattere posizioni e atteggiamenti arretrati.
Nel mentre che scriviamo apprendiamo a mezzo stampa che ci sarebbero decine di denunce per la giornata di mobilitazione nel porto di Ravenna del 28 novembre. Proseguire con l’attività di monitoraggio e boicottaggio dei traffici è anche il miglior modo per far fronte alla repressione. Criminale è il genocidio sionista e chi lo sostiene non chi vi si oppone.
Con l’occasione rilanciamo la nota stampa prodotta dal Coordinamento popolare in solidarietà ai denunicati e spingiamo tutti e tutte a firmare in solidarietà qui.
Abbiamo appreso dalla stampa che 32 persone sono state denunciate per il blocco di due ore del traffico nel porto di Ravenna, il 28 novembre scorso, in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base.
Sono stati bloccati Tir che portavano Container per le navi Zim, MSC e Maersk, le compagnie che più di ogni altra alimentano Israele, e hanno supportato il suo intento genocida. Per questo secondo la Campagna #NoHarbourForGenocide sono da bloccare e boicottare.
C’erano almeno 100 persone quel giorno al porto a manifestare pacificamente (cittadini e cittadine, sanitari, portuali, sindacalisti, giovani palestinesi, giornalisti), e nessuno finora ha ricevuto l’avviso di garanzia. La ‘velina’ data al Corriere di Romagna è un evidente modo di anticipare punizioni e fare paura, proprio ora che è nato un Coordinamento Popolare di monitoraggio sui traffici nel porto e in tutta la regione si sta portando avanti una petizione popolare per il blocco del commercio con Israele dal porto di Ravenna.
Solo ieri (lunedì 15 dicembre), la nave MSC Eagle III proveniente da Koper, della rotta Adriatic to Israel linea A è attraccata nel porto di Ravenna.
Ha caricato componenti e motori Toyota provenienti dalla filiale di Casalecchio (BO) diretti alla Union Industrial Vehicle Ltd (distributore ufficiale Toyota in Israele), che ha stipulato accordi con la polizia e l’aeronautica israeliana.
In questi mesi sono passate merci dual use e molto probabilmente altro materiale bellico. Nei primi 20 mesi di genocidio a Gaza, il porto di Ravenna ha spedito 618 tonnellate di esplosivi e 48.000 tonnellate di comburenti, precursori di esplosivi come il nitrato di ammonio, verso il Medioriente, con la destinazione privilegiata Israele. Traffici aumentati enormemente dopo l’ottobre 2023.
Il dossier “La flotta del Genocidio” pubblicato per Altreconomia ricostruisce anche spedizioni di merci dirette a colonie illegali israeliane in Cisgiordania passate in questi mesi dal porto ravennate.
Siamo indignati per la repressione del dissenso che queste denunce dimostrano, conseguenza dell’applicazione del famigerato decreto sicurezza sui blocchi stradali, provvedimento voluto da questo governo che si nasconde dietro il concetto di sicurezza per comprimere la libertà di manifestare pacificamente, garantita dalla Costituzione.
Ma soprattutto siamo indignati, sconvolti, arrabbiati, per i bambini morti di freddo nelle tende allagate a Gaza, morti ammazzati dalla finta pace dell’esercito occupante.
Siamo arrabbiati e indignati perché se a Gaza non possiamo spedire nemmeno uno spillo, nemmeno una coperta o un gioco da bimbo, dal porto di Ravenna continuiamo a spedire tonnellate di merci civili e militari, precursori di esplosivi e merci pericolose, beni per costruire nuove colonie illegale continuare occupazione e genocidio.
La Corte internazionale di Giustizia ha avvertito che, secondo il diritto internazionale, ogni supporto economico e logistico a Stati che violano i diritti umani e che commettono genocidio, è illegale.
Non siamo noi dalla parte sbagliata della storia, né dalla parte sbagliata del diritto.
E non abbiamo paura della repressione.
Non ci arrenderemo al traffico di morte, al genocidio e alla repressione e continueremo a lottare per costruire un embargo popolare e supportare l’autodeterminazione del popolo palestinese e la sua liberazione.
ADESIONI IN SOLIDARIETA’
Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna
Arci Brigante di Pieve Cesato
Associazione di Amicizia Italia Cuba circolo Ravenna
Assopace Palestina
BDS Faenza
BDS Marche
BDS Milano
BDS Modena
BDS Ravenna
BDS Roma
Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova (CALP)
Collettivo La Comune Ravenna
Consulta Provinciale Antifascista di Ravenna
Coordinamento Nazionale NO NATO
Coordinamento Overall Rete Multiculturale Faenza
Coordinamento Ravennate Fuori dal Fossile
Ecomapuche
Europa Verde Forlì Cesena
Faenza per la Palestina
Fondamenta – Alleanza Verdi e Sinistra Cesena
Forlì città aperta
Fronte Comune – Faenza
Giovani di Modena per la Palestina
Giovani Palestinesi d’Italia (GPI)
Greenpeace-Gruppo locale di Rimini
Gruppo Prometeo(Ra)
Ipri-ccp ( istituto italiano ricerche per la Pace-rete corpi civili di Pace)
Lavoratori Autorganizzati Ravenna
Local march for Gaza
Mani Rosse Antirazziste Forli
Mediterranea Saving Humans Bologna
Mediterranea Saving Humans Forlì-Cesena
Mercoledì per la Palestina Faenza
Modena per la Palestina
Osa
Partito Comunista dei Lavoratori – sezione Romagna
Partito dei CARC Emilia Romagna
Piceno per la Palestina
Pondus Libra APS Arci
Potere al Popolo Ravenna
Presidio per la Palestina di Cesena
Prometeo Faenza APS Arci
Ravenna in Comune
Resistenza Popolare Ravenna
Rete no Rigass no Gnl
Rifondazione Comunista Cesena
Rifondazione Comunista Emilia-Romagna
Rifondazione Comunista Rimini
Rimini con Gaza
Rimini in Comune
Rimini4Gaza
Salaam Ragazzi dell’Olivo – Comitato di Milano ONLUS
Sanitari per Gaza Bologna
Sanitari per Gaza Cesena
Sanitari per Gaza Emilia Romagna
Sanitari per Gaza Faenza
Sanitari per Gaza Ferrara
Sanitari per Gaza Forlì
Sanitari per Gaza Modena
Sanitari per Gaza Parma
Sanitari per Gaza Piacenza
Sanitari per Gaza Ravenna
Sanitari per Gaza Reggio Emilia
Sanitari per Gaza Verona
Sezione ANPI Alta Valmarecchia (RN)
SGB Emilia Romagna
Sinistra Italiana Cesena
Sinistra italiana Forli
Ultimo giorno di Gaza Rimini
Unione Giovani di Sinistra Forlì-Cesena
USB Emilia-Romagna
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