Il 28 novembre sarà sciopero generale. Uno sciopero contro la finanziaria di guerra proclamato dalla Usb e dalla Cub, a cui Cobas, Si Cobas e altri sindacati di base hanno aderito. L’Usb ha inoltre rilanciato con una manifestazione nazionale a Roma per il giorno successivo. La Cgil ha invece proclamato sciopero generale per il 12 dicembre, sempre contro la finanziaria di guerra del governo Meloni. Un passo indietro dunque rispetto all’unità sindacale che era stata costruita sul campo il 22 settembre e che aveva portato milioni di lavoratori il 3 e il 4 ottobre a fermarsi e bloccare tutto.
A questa nuova divisione sugli scioperi del 28 novembre e del 12 dicembre si è contrapposta nelle ultime settimane la spinta all’unità venuta da alcuni iscritti e delegati di sindacati di base e Cgil. Si sono alternati infatti appelli fatti da delegati Cgil e da delegati di altri sindacati di base verso la Cgil affinché confluisse nello sciopero del 28 novembre.
C’è stata poi la presa di posizione di alcuni delegati Usb affinché il sindacato si facesse promotore di un appello agli iscritti Cgil per favorire questo movimento. In ultimo, per le prossime settimane diverse realtà si stanno organizzando per partecipare a entrambi gli scioperi. Chi dividendosi in forma organizzata per aderire alle due giornate, chi decidendo di partecipare ad entrambe le giornate nonostante le decurtazioni sugli stipendi.
Leggi anche Un appello per le giornate di mobilitazione del 28 e 29 novembre
I vertici di alcuni sindacati stanno invece difendendo questa divisione. In particolare Usb ha spiegato che la divisione dipende dalla divergenza sulle piattaforme e che la convergenza del 3 ottobre è stata un caso eccezionale mentre la normalità è la contrapposizione con la Cgil (vedi l’articolo di Usb).
A ben guardare però le piattaforme degli scioperi hanno svariati punti di contatto, tanto da poter essere sovrapposte. Entrambe mettono al centro l’adeguamento dei salari all’inflazione, il rinnovo dei Contratti collettivi nazionali, la diminuzione dell’età pensionabile, la necessità di combattere precarietà e esternalizzazioni, l’urgenza di finanziare sanità, istruzione e servizi pubblici; il rifiuto del riarmo e la volontà di interrompere rapporti e complicità con lo stato d’Israele. Due piattaforme che rifiutano le politiche di guerra della Meloni e che a queste contrappongono una serie di misure urgenti da prendere. Una “finanziaria del popolo” come dice giustamente Usb.
Leggere per credere. Questa è la Piattaforma Usb per lo sciopero del 28 novembre. Questa la Piattaforma CGIL per lo sciopero del 12 dicembre. Il punto non è stabilire cosa bisogna fare ma convergere tutti per cambiare tutto!
Il punto infatti è questo, come arrivare ad attuare queste misure? Qual è la forza che può renderle realtà? È evidente che non sarà il governo Meloni ad attuarle e che nemmeno a suon di rivendicazioni questo cambierà rotta.
Per applicare una finanziaria “popolare” serve un governo “popolare” deciso ad applicarla, deciso ad applicare tutti gli articoli della Costituzione che oggi sono calpestati. Un governo fatto di esponenti che emergono dalle iniziative e dalle lotte che quotidianamente di battono per difendere diritti e per trovare soluzioni urgenti. Da quelle di chi lotta dentro le aziende per il rinnovo dei Contratti collettivi nazionali e contro la precarietà; di chi occupa le fabbriche in chiusura; da chi già blocca la produzione e il traffico di armi nella logistica; da chi ogni giorno interrompe relazioni di farmacie, aziende e scuole con lo stato sionista d’Israele.
Queste sono le gambe che reggono la finanziaria che serve alle masse popolari. Che possono lottare per attuarla ogni giorno e alimentare la mobilitazione generale in grado di far cadere la Meloni e imporre un proprio governo che le renda leggi. Questo l’obiettivo che può e deve esser messo al centro dai lavoratori e le lavoratrici nel paese, su cui costruire l’unità per far valere la forza di tutte le masse popolari del paese passo dopo passo.

Oggi sta ai lavoratori, alla base dei diversi sindacati, imprimere questa spinta verso la convergenza e l’unità, trovando e mettendo davanti gli obiettivi comuni. A iniziare dal prossimo sciopero generale del 28 novembre.
Gli iscritti e i delegati della Cgil possono e devono fare di tutto per attuare nella pratica la convergenza nello sciopero del 28 novembre, come hanno già fatto in quello del 22 settembre. Gli iscritti e delegati Usb e degli altri sindacati di base possono e devono invece alimentare i loro sindacati ad assumere l’iniziativa politica, come fatto già da alcuni delegati Usb. Per diventare punti di riferimento per tutte le masse popolari, per chiamare alla mobilitazione e alla convergenza tutte le forze. Per non dividere i lavoratori tra “buoni” e “meno buoni” ma portarli tutti su una strada di riscossa.
Lo sciopero unitario del 3 ottobre non va derubricato come un episodio dovuto a una situazione eccezionale, è l’esempio che mobilitarsi uniti e su un obiettivo politico chiaro non solo è possibile ma è necessario perché dà forza alle masse popolari e fa tremare i padroni e i loro governi. È in questo modo che questi sindacati possono far montare l’onda contro la finanziaria e il governo Meloni e anche guadagnare autorevolezza! È in questo modo che il paese si incammina verso la riscossa!






