Organizziamoci per fermare l’ecatombe!
A pochi giorni dalla morte dell’operaio nel crollo a Roma se ne aggiunge un’altra alle officine Bertocci di Piombino.
Salvatore Parlato, 64 anni, se n’è andato dopo 10 giorni di agonia, nel silenzio assoluto.
Gli artefici delle attuali politiche di guerra, che dirottano i fondi per la sicurezza, per il lavoro, per i servizi sociali nell’acquisto di armi e strumenti di distruzione e morte, fingono cordoglio e si lavano la coscienza con parole vuote e colpevoli. Parole che non ridaranno la vita a questo operaio e ai quattro morti sul lavoro che ogni giorno si contano nel nostro paese.
Numeri di un bollettino di guerra, della guerra di sterminio non dichiarata che i padroni conducono ogni giorno contro i lavoratori. Morti causati dalla repressione aziendale, dall’aumento della precarietà e dell’età pensionabile, dai tagli agli investimenti pubblici sui controlli, dai tagli aziendali nella sicurezza e nella manutenzione.
A Piombino, lo smantellamento produttivo, porta i lavoratori ad adattarsi a qualsiasi lavoro, a tacere se manca la sicurezza e addirittura se accade l’irrimediabile, come in questo caso. Porta a situazioni di grande pericolo, come alle acciaierie, dove l’abbandono delle strutture da parte della multinazionale indiana, espone gli impianti al deterioramento, al saccheggio rendendoli ancora più insicuri per i lavoratori impiegati.
Per fermare quest’ecatombe la soluzione principale è organizzarsi come lavoratori nelle aziende. Uniti e organizzati i lavoratori hanno, ad esempio, la forza di costringere il padrone ad applicare alla lettera le leggi che già esistono. E per farlo possono imporre corsi di formazione sulla sicurezza, per i patentini ecc. da espletare nell’orario di lavoro; per denunciare, anche anonimamente, all’ispettorato del lavoro; per costringere i sindacati a portare proposte di leggi in parlamento e per imporre con la mobilitazione la loro approvazione (come è stato per la legge su gli omicidi sul lavoro, per ora in stallo); per promuovere iniziative sui territori di formazione e confronto tra i lavoratori.
Negli ultimi mesi, i portuali di Genova hanno innescato un grande sommovimento popolare grazie ad una parola d’ordine chiara: Blocchiamo tutto!
Bloccare tutto: questo deve essere messo in pratica ad ogni morto sul lavoro, ad ogni infortunio, altro che un’ora di sciopero a fine turno!
I lavoratori, gli studenti, le casalinghe, il personale sanitario, si devono organizzare per rendere ingovernabile il paese, per far cadere il governo Meloni e tutti gli altri che vi succederanno e che non faranno gli interessi delle masse popolari, per costruire un governo dal basso, per non morire più sul lavoro, per non andare verso una terza guerra mondiale, per un futuro di pace e lavoro, questo è il più alto contributo che possiamo dare a Salvatore!
Il Partito dei CARC si stringe al dolore della famiglia e spinge all’organizzazione e alla lotta.

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