Dallo sciopero del 22 settembre alla manifestazione nazionale a Roma del 4 ottobre, passando per lo sciopero generale unitario del 3 ottobre, i lavoratori e le masse popolari organizzate hanno dato una dimostrazione della loro forza.
Un movimento enorme che ha bloccato i porti, le stazioni, le autostrade e le tangenziali, occupato le scuole e le università, fatto saltare leggi antisciopero e divieti.
Un movimento come non se ne vedevano da decenni ha fatto tremare il governo Meloni e l’ha messo con le spalle al muro. Lo ha fatto tremare, ma non l’ha fatto cadere.
Ora il governo Meloni sta per approvare una finanziaria di guerra con cui prosegue e porta più a fondo lo smantellamento della scuola, della sanità e dell’apparato produttivo in favore della corsa al riarmo e del sostegno delle guerre Usa/Nato. Allo stesso tempo rinsalda i legami fra Italia e lo stato sionista di Israele e prova a imporre una nuova stretta repressiva (decreto Gasparri che equipara antisionismo e antisemitismo e nuovo pacchetto sicurezza).
È nell’interesse di tutti i lavoratori e di tutte le masse popolari cacciare il prima possibile il governo Meloni e impedire che la suo posto si installi un altro governo delle Larghe Intese, magari di “diverso colore”, ma che attua lo stesso programma. È nell’interesse di tutte le masse popolari imporre un governo di emergenza popolare.
Le forze ci sono. Le possibilità anche. Un ostacolo è costituito dallo spirito di concorrenza e dal settarismo che caratterizzano i gruppi dirigenti delle organizzazioni sindacali, sia quelle confederali (la Cgil) che quelle di base. Ma esiste anche la strada per aggirarlo.
Così come i lavoratori, i movimenti, le reti sociali, gli organismi operai e popolari hanno costretto i vertici delle organizzazioni sindacali a convergere nello sciopero generale del 3 ottobre, allo stesso modo possono spingerli a convergere nella mobilitazione contro la finanziaria di guerra e per cacciare il governo Meloni.
Il primo passo è trasformare i due scioperi generali, quello indetto dai sindacati di base per il 28 novembre e quello indetto dalla Cgil per il 12 dicembre, in mobilitazioni concatenate anziché contrapposte e in concorrenza fra loro: aderire e partecipare in massa a entrambi gli scioperi. È vero che due giornate di sciopero costano, sono un sacrificio per tanti lavoratori e tante lavoratrici. Dove non è possibile scioperare due volte bisogna coordinarsi nei posti di lavoro per decidere quando si sciopera e quando bisogna adottare forme di mobilitazione per abbassare drasticamente la produttività (ad esempio lo sciopero bianco).
Il secondo passo è trasformare l’irresponsabilità per la quale i vertici sindacali continuano a spaccare i lavoratori in occasione per alimentare il protagonismo dei lavoratori. Significa costruire momenti e ambiti di discussione, formali o meno, per organizzarsi fra compagni e compagne di lavoro. Anche in questo caso indipendentemente dalle organizzazioni sindacali di riferimento: se la base vuole unità, i vertici sindacali devono promuovere l’unità. Non importa essere subito in tanti, importa creare la rete di relazioni che sta alla base di ogni embrione di organizzazione.
Il terzo passo è coinvolgere senza preclusioni, settorialismi, categorie… Nelle scuole gli studenti possono coinvolgere docenti e personale amministrativo (e viceversa), nelle aziende gli operai possono coinvolgere gli impiegati (e viceversa), ecc. Cacciare il governo Meloni è nell’interesse di tutti!
Il quarto passo è manifestare in piazza. Grandi manifestazioni in concomitanza con gli scioperi, ma anche manifestazioni, presidi, assemblee diffuse, piccole o grandi che siano, prima e dopo gli scioperi costituiscono il terreno su cui la mobilitazione più generale mette radici e si sviluppa.
Il quinto passo è pensare che è possibile, oltre che necessario. Pensa: unità di lotta tra sindacati, blocchi e occupazioni anziché scioperi rituali e passeggiate, disobbedienza di massa e violazione di regole e leggi antisciopero, ampie alleanze. Quanto rimarrebbe in carica il governo Meloni?
Usare in ogni lotta e in ogni mobilitazione i principi e gli strumenti usati nella mobilitazione contro il genocidio a Gaza. Ecco come far cadere questo governo di razzisti, questurini e nostalgici del ventennio! Ecco la strada per sostituirlo con un governo di emergenza popolare.
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