«Ai cittadini di Russia. Il governo provvisorio è stato abbattuto. Il potere statale è passato nelle mani dell’organo del Soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado, il Comitato militare rivoluzionario, che è alla testa del proletariato e della guarnigione di Pietrogrado. La causa per la quale il popolo ha lottato, l’immediata proposta di una pace democratica, l’abolizione della grande proprietà fondiaria, il controllo operaio della produzione, la creazione di un governo sovietico, questa causa è assicurata. Viva la rivoluzione degli operai, dei soldati e dei contadini!».
Lenin proclamò trionfalmente con queste parole il rovesciamento del Governo provvisorio in Russia il 7 novembre 1917.
Oggi, 7 novembre 2025, si celebrano i 108 dalla rivoluzione d’ottobre. Nell’immaginario di milioni di lavoratori e di comunisti in tutto il mondo questa data rappresenta il colpo di cannone che diede impulso a decine di rivoluzioni socialiste, di liberazioni dei paesi coloniali e semicoloniali dal giogo dell’imperialismo e una fase di grandi lotte e conquiste di civiltà per le masse popolari di tutto il mondo.
Un’impresa che vide il prevalere del sistema di potere dei soviet, guidato dai comunisti, sul vecchio potere guidato dallo Zar, anello debole della catena imperialista mondiale. I soviet furono la base materiale su cui lo slancio rivoluzionario del proletariato e del resto delle masse popolari russe si è sviluppato, un modello di organizzazione che ha permesso di incanalare la lotta di classe nella lotta politica rivoluzionaria e che, in definitiva, ha permesso alla classe operaia e alle masse popolari russe di prendere il potere. Un “modello organizzativo” che ancora rappresenta la più alta forma di democrazia, quella proletaria.

Nell’azione, intervento e conquista della direzione dei soviet ha vissuto il centro della strategia dei comunisti russi per costruire – con buona pace dei cantori attendisti della “rivoluzione che scoppia” ancora oggi ben rappresentati in tutto il mondo – la prima rivoluzione socialista della storia. Qual è stato questo percorso? Inizialmente i soviet erano organizzazioni di lotta (combinavano rivendicazioni, denunce, proteste e rivolte). Il loro ruolo cambiò progressivamente man mano che il partito comunista assumeva la direzione della mobilitazione popolare.
La funzione rivoluzionaria dei soviet, cioè il ruolo di consigli rivoluzionari, di centri locali del nuovo potere, si incarnò grazie alla politica rivoluzionaria del partito comunista che li concepiva come la nuova struttura del potere politico attraverso cui il proletariato esercitava la sua dittatura. La rivoluzione socialista consiste in questo: sostituire il sistema di potere della borghesia imperialista con il potere della classe operaia e delle masse popolari, organizzate in consigli (soviet, appunto). Il partito comunista ha il compito di dirigere questo percorso, questa guerra rivoluzionaria.
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Da questo punto di vista l’esperienza della rivoluzione d’ottobre è straordinariamente attuale. Ancora oggi l’aspetto decisivo è creare in ogni luogo di lavoro collettivi di lavoratori in cui organizzarsi e mobilitarsi per portare avanti le principali battaglie di questa fase contro il carovita, la riconversione militare delle aziende, la militarizzazione delle scuole e delle università, lo smantellamento della sanità pubblica, ecc. Laddove questi organismi esistono già l’aspetto decisivo è invece coordinarli con il resto del movimento operaio e popolare del paese. Farli confluire nel fiume del cambiamento che straripa ovunque in queste settimane.
É evidente – a chi vuole vederlo – che laddove esistono simili organismi che si mettono alla testa di una battaglia e su questa chiamano alla mobilitazione, lavoratori e masse popolari esprimono la loro forza, la loro capacità di costruire un’alternativa e di fermare politiche di guerra e miseria. Esempi più lampanti sono il Calp di Genova per il blocco del traffico di armi e del paese intero; il collettivo di fabbrica Gkn di Firenze che ha fatto di un’azienda in chiusura un centro promotore di lotta contro lo smantellamento dell’apparato produttivo del paese e per un lavoro sostenibile; i No Tav della Val Susa che bloccano la devastazione del territorio e le grandi opere speculative; i compagni di Extinction Rebellion o Ultima generazione e così via.

Se nel paese ci fossero anche solo un centinaio di organismi simili, coordinati tra loro e orientati a costituire un governo di emergenza che sia loro espressione basterebbero per rendere ingovernabile il paese alla Meloni e ai suoi soci e costringerli a ingoiare un simile governo l’avanzamento nella costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese vedrebbe un significativo salto in avanti. Ogni iniziativa, manifestazione e sciopero deve essere un passo che va in questa direzione, deve alimentare organizzazione e coordinamento verso questo obiettivo.
I soviet furono per la Russia ciò che le organizzazioni operaie e popolari devono diventare per l’Italia. Questo è “il cuore” della rivoluzione socialista. Questo è il compito dei comunisti di oggi!



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