Mobilitazioni di lavoratori, studenti e organizzazioni di massa contro le misure di Trump e a sostegno della lotta del popolo palestinese dei mesi si settembre e ottobre
Legenda
| Nome inglese | Nome italiano | Sigla | Zona di interesse |
| Chicago Coalition for Just in Palestine | Coalizione di Chicago per la Giustizia in Palestina | CJP | Chicago |
| Divest From Genocide Network | Rete per il disinvestimento dal genocidio | DFGN | Illinois |
| Immigration and Custom Enforcement | Controllo Immigrazione e Dogana | ICE | USA |
| Party for Socialism and Liberation | Partito per il Socialismo e la Liberazione | PSL | Nazionale |
Settembre e Ottobre
Nazionale
Mobilitazioni in solidarietà alla causa palestinese
Sia nel mese di settembre che in quello di ottobre sono proseguite in modo incessante mobilitazioni che hanno coinvolto tutti gli US, in sostegno alla causa palestinese e alle vittime della repressione del movimento Pro-Palestina. Tra i luoghi che hanno visto il maggior numero di mobilitazioni continua a spiccare Chicago, città nella quale, dal 7 ottobre 2023, viene svolta almeno una protesta a settimana contro il genocidio protratto dallo stato sionista. Gli eventi sono promossi in primis dalla CJP e in ognuno sono coinvolte dalle decine alle diverse centinaia di persone tramite marce, occupazioni delle strade e proteste di fronte a centri di spicco della città. Alle proteste della CJP si aggiungono le mobilitazioni e le petizioni del DFGN[1] nei confronti del Consiglio Statale per gli Investimenti dell’Illinois (ISBI), per il disinvestimento dallo stato di Israele e dai suoi sostenitori. Queste pressioni hanno recentemente costretto l’ISBI a rimandare la riunione trimestrale e a ridurre gli interventi dal pubblico, nel tentativo di evitare il più possibile il confronto con i cittadini dello stato dell’Illinois.
Tra gli eventi più rilevanti del mese di settembre spiccano le dozzine di proteste in varie città degli USA tenute intorno al 26 settembre, giorno del discorso di Netanyahu all’ONU, per chiedere l’arresto del primo ministro israeliano. La protesta principale si è tenuta a New York dove alcune migliaia di persone hanno marciato verso il quartier generale ONU, mentre in altre città le mobilitazioni hanno coinvolto dalle decine al centinaio di partecipanti.
Le maggiori mobilitazioni di ottobre si sono tenute tra il 2 e il 4 e il 7 del mese.
Tra il 2 e il 4 ottobre, sulla spinta dello sciopero generale indetto in Italia e della manifestazione di Roma, si sono tenuti oltre 70 eventi in diverse città degli USA in sostegno alla Global Sumud Flotilla, coinvolgendo dalle decine a qualche centinaio di persone nelle varie proteste. Gli eventi più rilevanti sono stati a New York (500 persone davanti alla sede dell’ONU), Los Angeles (proteste davanti all’ambasciata israeliana), Washington (manifestazione e sit-in di fronte alla casa bianca) e Seattle (carovana di oltre 40 auto lungo le strade della città).
Il 7 ottobre si sono tenute oltre 50 proteste in tutto il paese per commemorare i due anni di resistenza e l’anniversario dell’operazione Tempesta di Al-Aqsa. Le manifestazioni hanno coinvolto migliaia di cittadini in tutti gli USA con picchi in città come New York (circa 500 persone davanti alla sede di Fox News), Seattle (circa 500), Minneapolis (circa 2000), Chicago (diverse centinaia), Philadelphia (circa 300), Boston (250 persone circa, con pesanti scontri con la polizia e 13 arresti) e altre.
Settembre e ottobre
Nazionale
Mobilitazioni contro l’ICE e contro lo schieramento della Guardia Nazionale
Nei mesi di settembre e ottobre sono proseguite senza arresto le proteste contro i raid “anti-immigrazione” dell’ICE[2]. Il numero di proteste è incalcolabile, dalle proteste studentesche in varie università (es. in Texas, Florida Massachusetts etc), per chiedere che l’ICE venga allontanata dai campus, alle manifestazioni di fronte a varie strutture dell’ICE negli USA (es. Chicago, Portland, New York, Denver etc), accompagnate in alcuni casi da petizioni per chiuderle, alle mobilitazioni contro una sentenza della Corte Suprema che legalizza la individuazione per razza (es. California, Minnesota, Illinois, Connecticut etc)[3], fino all’apertura a Charleston, Carolina del Sud, di una linea telefonica per avvisare la comunità latina della presenza dell’ICE nella città[4]. Le proteste più rilevanti si sono tenute nelle città di Portland, Chicago e New York, dove si sono registrati scontri con le forze dell’ordine e arresti di manifestanti, anche se non sono le uniche. In particolare, nella città di Chicago in seguito all’annuncio dell’operazione anti-immigrati “blitz nel Midway”, che ha portato a oltre mille arresti di immigrati, si sono susseguite una serie di proteste che hanno portato nelle varie giornate da centinaia a migliaia di persone a protestare di fronte alle strutture detentive, con arresti di decine di manifestanti.
Sia a Portland che a Chicago queste proteste sono spesso andate a legarsi con le mobilitazioni contro lo schieramento della Guardia Nazionale nelle città, con alcune migliaia di persone a manifestare. In entrambe le città, visto il dissenso espresso oltre che dalla popolazione anche dai governatori di stato[5] e dai sindaci, lo schieramento è stato momentaneamente bloccato dalle sentenze di due giudici distrettuali federali. Queste due città vanno ad aggiungersi a Washington DC, Los Angeles e Memphis, dove la Guardia Nazionale è già stata schierata. La prossima nella lista è New Orleans[6] dove in più di un’occasione alcune centinaia di persone hanno protestato contro la richiesta del governatore di stato di inviare mille truppe della guardia nazionale per i prossimi mesi.
Settembre e Ottobre
Nazionale
Proteste in solidarietà al Venezuela
In alcune città del paese, negli ultimi due mesi, si sono tenute manifestazioni in solidarietà al Venezuela. Le proteste nascono in seguito all’aumento della tensione tra USA e questo Stato, provocato dalle sempre più ricorrenti minacce e aggressioni da parte degli Stati Uniti, promosse sotto la bandiera della “lotta al narcotraffico”, ma con il reale scopo di provocare un cambio di regime nel paese guidato dal presidente Maduro. Già da metà agosto, infatti, gli USA hanno dato inizio a un massiccio schieramento di imbarcazioni militari e di soldati (nell’ordine delle decine di migliaia) nel mare circostante al paese sudamericano, mentre a inizio settembre sono cominciati una serie di attacchi indiscriminati contro imbarcazioni portate da cittadini venezuelani in acque internazionali[7]. Le mobilitazioni in sostegno alla causa venezuelana, al momento, non sono state numerose o di grande portata. Hanno partecipato alcune decine di manifestanti in alcune città degli USA (tra queste spiccano: New York, Seattle, Minneapolis, Orlando e San Pedro). Queste manifestazioni sono state indette, in ogni città, da diverse organizzazioni locali contro la guerra e da movimenti di solidarietà latino-americana, coinvolgendo in particolare attivisti di sinistra, cittadini delle comunità degli immigrati e membri delle organizzazioni di solidarietà internazionale.
Per quanto ancora non ci siano stati eventi particolarmente rilevanti, la situazione potrebbe avere importanti sviluppi nelle prossime settimane, vista l’escalation promossa e promessa con sempre più frequenza dal presidente Trump.
Settembre e ottobre
Nazionale
Scioperi
Negli ultimi due mesi, come in quelli precedenti, si conferma la fase di intensificazione delle mobilitazioni sindacali negli USA, da una parte sulla spinta del peggioramento delle condizioni lavorative e del tenore di vita sul piano economico nel paese, dall’altra sulla scia delle mobilitazioni su temi politici e sociali. Tra i molti scioperi spiccano in particolare lo sciopero degli addetti ai servizi dell’università del Minnesota (1400 partecipanti circa, durato 5 giorni e promosso da Teamster), lo sciopero dei lavoratori dell’azienda ospedaliera privata Kaiser Permanente (decine di migliaia di lavoratori coinvolti divisi in 500 cliniche su 3 stati degli USA, durato 5 giorni), lo sciopero dei lavoratori dell’azienda vetraia Libbey Glass (tra i 600 e i 900 partecipanti, durato oltre un mese), lo sciopero dei dipendenti dell’hotel Hilton di Houston (400 partecipanti, durato oltre due settimane, promosso da UNITE HERE), lo sciopero dell’azienda di imballaggi di Chicago Mauser Industrial Packaging (150 partecipanti, durato oltre 3 mesi, promosso da Teamster) a cui se ne aggiungono molti altri, di portata minore, in diversi ambienti lavorativi. È importante sottolineare che questo sviluppo delle mobilitazioni sindacali è accompagnato anche da un importante incremento della solidarietà verso gli scioperi che non si limita solo ai lavoratori delle altre filiali delle aziende stesse o dello stesso settore produttivo, ma raccoglie il sostegno di altri sindacati e di altri settori arrivando a mobilitare e coinvolgere anche il resto della popolazione, unendo in molti casi le lotte economiche dei lavoratori alle lotte studentesche, politiche, sociali e civili del resto della comunità.
18 ottobre
Nazionale
Proteste “No Kings”
Dopo la prima protesta “No Kings” tenutasi il 14 giugno 2025, che aveva portato per le strade circa 5 milioni di persone, il 18 ottobre si è tenuta la seconda protesta nazionale che a questo giro ha visto l’organizzazione di oltre 2700 manifestazioni in tutti e 50 gli stati degli USA con una partecipazione stimata di oltre 6 milioni di persone in tutto il paese. Tra i principali promotori a livello nazionale spiccano il movimento 50501, Indivisible, DSA, Move On, Third Act Movement, PSL e molti altri oltre a tutte le organizzazioni progressiste locali. La protesta è contro la deriva autoritaria dell’agenda Trump dalla militarizzazione del paese, con lo schieramento della guardia nazionale in diverse città governate da democratici,[8] alla persecuzione delle minoranze del paese, che trovano la loro massima espressione nei rastrellamenti di immigrati da parte dell’ICE, agli attacchi e alle limitazioni ai media che non sostengono il programma del presidente Trump, ai licenziamenti e alle minacce contro i dipendenti pubblici, federali e non, aggravati ulteriormente dallo shutdown[9] del governo che prosegue da oltre 20 giorni, al sostegno degli USA a Israele, agli attacchi del governo alle università americane. Queste sono solo alcune delle cause che hanno spinto i manifestanti a scendere in piazza.
Diverse città hanno visto la partecipazione di alcune centinaia di migliaia di persone, tra cui Chicago, New York, Los Angeles, Washington DC, Boston e San Francisco. In molte altre delle principali città degli USA la partecipazione si stima attorno a diverse decine di migliaia.
Alle diverse manifestazioni hanno partecipato molti personaggi del mondo dell’intrattenimento e, soprattutto, svariate figure politiche tra senatori, governatori di stato e sindaci tra cui il noto senatore indipendente Bernie Sanders, il sindaco di Chicago Brandon Johnson, il governatore dell’Illinois Pritzker e altri.
La stragrande maggioranza delle manifestazioni non hanno visto scontri con le forze dell’ordine (le proteste erano dichiaratamente pacifiche, molti manifestanti si sono presentati con costumi gonfiabili e trucchi colorati per sottolineare la volontà di evitare scontri violenti). Nonostante ciò, si sono registrati almeno 36 arresti, di cui 12 a Denver e 14 a Los Angeles, e in alcune città, ad esempio Portland, ci sono stati degli scontri, che comunque sembrano essere stati abbastanza contenuti.
Da sottolineare come anche in diverse capitali europee, in Messico, in Australia e in Canada si siano svolte delle manifestazioni, organizzate dai Democrats Abroad[10], in solidarietà alle proteste “No Kings”, che hanno visto dalle centinaia a qualche migliaio di partecipanti.
Questa mobilitazione, come quella di giugno, catalizza è un movimento di proteste incessanti e in costante aumento che, dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca, porta dalle decine alle migliaia di persone a protestare in tutto il paese, in ogni forma e con ogni mezzo, in ogni luogo ed in ogni ambito, in una tempesta di manifestazioni di dissenso il cui numero diventa sempre più incalcolabile.
[1] La DFGN unisce oltre 50 organizzazioni dello stato dell’Illinois.
[2] Agenzia federale del Dipartimento della Sicurezza Interna. Organo responsabile dell’immigrazione e del controllo doganale degli USA. Usato al momento dall’amministrazione Trump per la sua “guerra” contro le comunità di immigrati nel paese.
[3] La Corte Suprema ha sospeso una sentenza del tribunale distrettuale della California. La sentenza andava a imporre dei limiti agli arresti e alle perquisizioni da parte dell’ICE basati solo su appartenenza etnica, lingua parlata e lavoro svolto (facendo riferimento ai lavori più noti per l’impiego di migranti senza documenti)
[4] Lo scopo della linea telefonica è di poter ricevere avvertimenti sulla presenza dell’ICE, così da poterli verificare ed eventualmente rendere pubblici degli annunci per avvertire i membri della comunità latina.
[5] È importante sottolineare come, esclusi alcuni casi eccezionali, la Guardia Nazionale può essere schierata solo su richiesta o con il consenso esplicito del governatore di stato, sempre seguendo quelle che sono le leggi federali e non in maniera arbitraria.
[6] Tutte le città in cui è stata schierata, o si vuole schierare, la Guardia Nazionale sono città governate da sindaci democratici, sia ora che in passato. Gli unici governatori di stato ad essersi schierati a favore del dispiegamento sono quelli degli stati in cui si trovano le città di Memphis e New Orleans, non a caso sono i soli repubblicani tra gli esempi citati, mentre negli altri casi anche i governatori si stato (democratici) si sono espressi contro.
[7] Questi attacchi hanno già causato decine di vittime e in nessuna occasione sono state riportate delle prove che queste imbarcazioni trasportassero carichi di droga. A ciò oltretutto si aggiunge l’ammissione di Trump di aver dato il via libera alla CIA di intervenire in Venezuela, le più recenti minacce di un attacco diretto nel territori venezuelano, l’imposizione di una taglia da 50 milioni di euro sul presidente Maduro oltre all’assegnazione del premio Nobel alla leader dell’opposizione e sostenitrice dell’intervento militare americano, Maria Corina Machado.
[8] Il tutto fomentato dal discorso di Pete Hegseth e Trump, segretario della guerra (nuovo nome dato da Trump al segretario della difesa), ai maggiori rappresentanti dell’esercito americano, nel quale proponevano di “addestrare” la Guardia Nazionale in territorio americano negli stati a maggioranza democratica.
A ciò si aggiunge, il 22 settembre 2025, anche la designazione, da parte del presidente Trump, di Antifa, movimento nazionale non centralizzato, come organizzazione terroristica. Cosa che apre la strada a pratiche di repressione in territorio nazionale senza precedenti, visto anche il fatto che, secondo la legge degli USA, non si potrebbe designare un’organizzazione nazionale come terroristica.
[9] Lo shutdown avviene nel momento in cui il congresso degli USA non riesce a trovare un accordo sulle spese pubbliche; ne consegue una chiusura di tutti i servizi pubblici non essenziali e i dipendenti vengono messi in congedo con sospensione della retribuzione fino a che non si trova un accordo (Trump ha minacciato di non risarcire i dipendenti per i giorni di sospensione e di licenziarne una parte). Ad aggravare la situazione si aggiungono decine tra indagini, sospensioni e licenziamenti di dipendenti pubblici in seguito a commenti considerati “inappropriati” relativi all’assassinio di Charlie Kirk, noto attivista politico e influencer repubblicano, ultra conservatore.
[10] Organizzazione ufficiale del Partito Democratico per i cittadini americani all’estero.





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