Cari compagni,
sono uno studente e lavoratore precario. Vi scrivo dalla Toscana. In passato sono stato vicino a diverse organizzazioni comuniste, tra queste il Partito comunista diretto da Marco Rizzo. Nel mentre, ho sempre guardato con simpatia alla vostra area politica soprattutto per lo sforzo che fate nel cercare di unire tutti quelli che stanno dal nostro lato della barricata. Cioè, di unire per mettere al centro non la bandiera ma gli interessi popolari.
Non vi nascondo però che con la fine ingloriosa del Partito comunista e la rottura del Fgc ho preferito allontanarmi dalle organizzazioni politiche, un po’ nauseato dai soliti giochetti interni.
Negli ultimi mesi, la lotta contro il genocidio in Palestina mi ha dato nuova forza e fiducia e quindi, tornando nelle piazze e nelle assemblee, ho ripreso a seguire, sempre da fuori, i movimenti dei vari partiti tra cui il vostro e quello del Fgc. Perché c’è bisogno di comunisti.
A caldo, quello che posso dire è che le manifestazioni recenti, come il 3 ottobre dappertutto o il 4 ottobre a Roma, hanno aiutato a rompere un po’ con le divisioni e lo spirito di concorrenza e ciò è un bene per tutti. Penso che rimanere divisi per solo spirito di corpo sia un favore al nemico e una zappa sui piedi per noi. Allo stesso tempo, abbiamo bisogno di confrontarci e discutere tra di noi e ogni sforzo in questa direzione va sostenuto. Per questo vi scrivo: nel vostro comunicato Potere al popolo, Marxpedia e Fronte della gioventù comunista… avete giustamente rilanciato l’intervento che Lang del Fgc ha fatto a Roma il 4 ottobre. Anche io l’ho trovato un comizio che, per dirla in sintesi, parla “al cuore e alla mente” e il vostro rilancio mi ha spinto a scrivervi perché l’ho visto come un buon segnale contro la concorrenza e la divisione che impazza tra i comunisti.
Quello che però non mi torna è che nel vostro comunicato lasciate un po’ le questioni a mezz’aria. Cioè, voi sostenete che le parole di Lang sono rappresentative del lavoro che i comunisti devono fare ma vi fermate qui. Ma non si capisce bene cosa i comunisti devono fare. Dire questo più chiaramente credo sia importante anche per sviluppare quel confronto tra i comunisti che è fondamentale per poter fare dei passi avanti.
Grazie.
D.
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La redazione della Staffetta Rossa risponde
Caro compagno,
ti ringraziamo per averci scritto e per le questioni che sollevi che ci permettono di esplicitare meglio l’apprezzamento che abbiamo rivolto al comizio tenuto da Lorenzo Lang il 4 ottobre al termine della manifestazione nazionale per la Palestina.
Nel comunicato che citi scriviamo “riteniamo che le parole di Lang, il ragionamento che emerge, l’obiettivo e la prospettiva che indicano siano perfettamente rappresentativi del lavoro che i comunisti devono sviluppare verso gli elementi delle masse popolari per rafforzare quelli che sono già organizzati e per spingere a organizzarsi quelli che non lo sono ancora”. Dunque è opportuno spiegare meglio questa sintetica valutazione, a beneficio di tutti i nostri lettori nonché dello sviluppo del dibattito franco e aperto con un’area politica distinta dalla nostra, come appunto quella del FC-FGC.
In primo luogo Lang nel suo intervento si è rivolto ai non organizzati, cioè la componente di gran lunga prevalente dell’ondata di mobilitazione che passando dal 22 settembre al 3 ottobre è culminata nel milione del 4 ottobre. Lo ha fatto rivolgendo un appello che per usare le tue parole, parlava al “cuore e alla mente” e da cui si desumeva la giusta individuazione della responsabilità dei comunisti di fronte alla mobilitazione epocale che ha attraversato il paese e al compito, che si pone ora, di organizzare i non organizzati. Sta a noi fare in modo che i milioni che sono scesi in piazza tra settembre e ottobre non tornino a casa e posino kefieh e bandiere ma spinti dai motivi profondi della loro attivazione, che Lang ben descrive nel suo intervento, continuino a partecipare da protagonisti alla lotta di classe nel nostro paese e si organizzino per farlo. Infatti quanto accaduto a cavallo tra settembre e ottobre non si spiega semplicisticamente come una reazione emotiva di massa alla barbarie sionista o un moto d’indignazione per il trattamento riservato dallo stato sionista, con la complicità del governo Meloni, all’equipaggio della Global Sumud Flottilla. Piuttosto queste sono state le bandiere e la forma assunta da uno slancio di partecipazione reso possibile
– dal ruolo assunto dalla classe operaia nella mobilitazione al fianco della GSF, grazie all’azione di traino dei portuali del CALP di Genova e dell’USB, il più importante sindacato alternativo del paese,
– dalla ribellione alle condizioni materiali di vita e di lavoro in cui sono costrette le masse popolari nel contesto dell’economia di guerra con cui la classe dominante sostiene lo sforzo della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed UE per alimentare la Terza Guerra Mondiale (come spiega Lang nel suo intervento).
Parliamo quindi di cause squisitamente oggettive e di cui occorre tenere conto per passare dagli appelli generali (Organizziamoci!) alle iniziative particolari e concrete per “organizzare i non organizzati”. Qui entriamo su un terreno in cui probabilmente non esiste unità di vedute tra noi e la proposta di FC-FGC che d’altro canto Lang, nel corso del suo comizio, non è arrivato a dettagliare fino a questo punto.
Certamente nella massa di non organizzati scesi in piazza tra settembre e ottobre sono molti quelli che aspirano ad aderire al movimento comunista cosciente e organizzato. Tuttavia se la proposta rivolta dai comunisti all’ampia platea dei non organizzati si limita a concepire il solo allargamento delle file delle organizzazioni comuniste finiamo con il valorizzare solo una parte del potenziale a disposizione e di fatto indirizziamo a ritornare a casa la grande maggioranza composta da quanti stanno iniziando e/o riprendendo a partecipare alla lotta di classe e a parteggiare ma non maturano ancora lo slancio e la convinzione di aderire al movimento comunista.
Dunque non disperdere il potenziale che si è espresso vuol dire farci carico di interpretare le cause oggettive che hanno portato ognuno/a a mobilitarsi e fornire indicazioni d’avanguardia ma adeguate all’analisi concreta della situazione concreta del corpo sociale messosi in moto tra settembre e ottobre. Significa adoperarci per costituire, creare e moltiplicare organismi operai nelle aziende capitaliste, organismi popolari nelle aziende pubbliche, nei quartieri e organismi giovanili nelle scuole e nelle università. Significa dare l’indicazione di organizzarsi a partire dalle cause principali che hanno messo in moto ogni singolo e gruppo che tra settembre e ottobre si è mobilitato, certamente indignato dagli abominii dei sionisti ma spinto a prendere l’iniziativa dalla vita disgraziata cui ognuno è costretto, che sia per la condizione di sfruttamento nel proprio posto di lavoro, per il degrado e la fatiscenza dei quartieri in cui si abita, per le scuole, ospedali e i servizi pubblici cadenti e chi più ne ha più ne metta.
In questi anni abbiamo visto che genere di mobilitazione possono dispiegare organismi di base come il Collettivo di Fabbrica GKN o il CALP di Genova. Dunque la moltiplicazione di organismi operai, popolari e giovanili è il modo non solo per far sedimentare i risultati della mobilitazione ma anche per immettere nella lotta di classe del paese i semi capaci di rendere sempre più efflorescente, contagiosa e travolgente la mobilitazione. Per il Partito dei CARC questo lavoro è parte integrante e fondamentale della creazione delle condizioni per l’instaurazione di un Governo di Blocco Popolare (GBP), cioè un governo del paese al servizio ed emanazione del movimento delle masse popolari organizzate.
Qui veniamo al secondo motivo dell’apprezzamento che abbiamo rivolto alle parole di Lang che certamente non ha parlato di GBP ma, con parole molto chiare, ha sintetizzato gli obiettivi politici di fase per cui lottare, non fermandosi alla sola indicazione della “cacciata del governo Meloni” ma integrando questa indicazione con quella della lotta per un “governo dei lavoratori e delle lavoratrici” del paese. Questo passaggio segna una rottura con i toni economicisti e dunque rivendicazionisti diffusi nel movimento comunista cosciente e organizzato, in cui va per la maggiore la denuncia del triste presente senza assumersi la responsabilità di indicare né gli obiettivi strategici della lotta dei comunisti (il socialismo) né gli obiettivi tattici consequenziali all’indicazione di cacciare il governo Meloni (che non può che essere una proposta alternativa di governo del paese).
È un pregio dell’intervento di Lang l’essersi distinto, per lo meno nella forma, dalla palude disfattista e attendista che tergiversando nella sola denuncia del triste presente, di fatto, indirizza le masse popolari verso le alternative politiche più “a buon mercato” quali ad esempio quella indicata dal polo PD delle larghe intese e i suoi gregari. Questo è un tratto distintivo dell’azione dei comunisti tanto più in un contesto in cui le condizioni, le forme e i risultati della lotta di classe, a fronte degli importanti sviluppi dei mesi di settembre e ottobre, impongono ai comunisti di procedere con audacia e assumere le responsabilità del nostro tempo. Per cui va da sé che di fronte ad un’ondata di mobilitazioni che ha inalberato l’obiettivo politico della cacciata del governo Meloni bisogna darsi senza remore l’obiettivo di arrivare ad imporre un governo del paese capace di operare in rottura con il sistema di larghe intese.
Detto ciò, anche a riguardo di questo argomento, Lang nel suo comizio non è entrato nel merito della spiegazione del “governo delle lavoratrici e dei lavoratori” che ha agitato. Non ci risulta che l’area FC-FGC abbia elaborato un piano d’azione, analogo a quello che indica la carovana del (nuovo)PCI, per cacciare i governi del sistema di larghe intese ed imporre un Governo di Blocco Popolare emanazione del movimento delle masse popolari organizzate e composto da suoi uomini e donne di fiducia.
Nemmeno sappiamo se Lang ha parlato di “governo delle lavoratrici e dei lavoratori” con riferimento all’instaurazione del socialismo nel nostro paese. In questo caso avrebbe fatto un cattivo servizio alla propaganda del socialismo, che nel suo primo pilastro è molto di più di un sistema di governo: è il sistema politico della dittatura del proletariato, fondata sull’autorità della classe operaia e delle masse popolari organizzate nel Partito Comunista e dello stato socialista.
Ad ogni modo incoraggiamo le compagne e i compagni del FC-FGC a persistere sulla strada che Lang ha delineato nel suo comizio, certi che dai riscontri che otterranno potrà trarre beneficio l’insieme del movimento comunista cosciente e organizzato e l’opera comune che distingue i suoi appartenenti.






