Mentre il 20 ottobre e i giorni successivi, nei dintorni di Bussoleno, avvenivano nuove trivellazioni legate ai lavori per il Tav, la Azimut, una delle principali aziende della Valsusa che produce yacht di lusso nello stabilimento di Avigliana, ha mandato a casa circa 60 lavoratori interinali. Un attacco diretto al territorio valsusino. Infatti, da una parte la devastazione di una grande opera inutile che, per la gioia delle organizzazioni mafiose che ci sguazzano, porta pochi posti di lavoro e a termine; dall’altra un tessuto produttivo che sta scomparendo con lo smantellamento dell’ex Fiat e del suo indotto. Perché la Valsusa è stata un fiorente centro produttivo in cui si sono sviluppate molte aziende legate alla meccanica dalla storica Moncenisio di Condove alla Bertone di Caprie che sono, con il tempo, diventate un’eccellenza. Per non parlare della scuola macchinisti e l’officina per la manutenzione dei treni, entrambe nell’area ferroviaria di Bussoleno. Tutto questo oggi non esiste più.
Il saccheggio e il depauperamento del nostro territorio non è quindi solo quello delle ruspe del Tav, del suo inquinamento (della terra, dell’acqua e dell’aria) e delle truppe di occupazione che lo presidiano ma anche la progressiva desertificazione industriale, anticamera per l’emigrazione. Infatti, sappiamo bene quanto i territori di montagna siano ecosistemi produttivi delicati: alle tradizionali attività agricole e legate alla terra (allevamenti, caseifici, boschi, ecc.) e al tessuto produttivo storico (basti pensare ai cotonifici e alle ferriere) si “preferiscono” il turismo predatorio e la speculazione delle grandi opere inutili e dannose. La montagna è da decenni soggetta a flussi di spopolamento: se chiude un’attività produttiva, muore un intero territorio. Questo il futuro che il capitalismo in cancrena vuole garantire alla Valsusa e al resto del paese. La partita però, è tutta aperta!
In questo contesto, il “taglio del personale” alla Azimut a causa della presenza di yacht invenduti e di una riduzione degli ordinativi, molto probabilmente anche a causa della tronfia guerra commerciale dell’amministrazione di Trump negli Usa, è un’ulteriore conferma della necessità di invertire la rotta.
Questo è il momento di lottare con forza per un lavoro utile e dignitoso e buttare all’aria il ricatto che incombe sulla Valsusa e sul resto del Paese: accettare il lavoro nelle grandi opere che distruggono le condizioni di vita e di salute delle masse popolari e che ingrassano le grandi holding delle costruzioni come WeBuild, Gruppo Gavio e le organizzazioni mafiose a loro collegate e nell’industria bellica che alimenta la Terza guerra mondiale in corso, oppure vivere da disoccupati senza prospettive. Quindi, i licenziamenti alla Azimut altro non sono che una conferma il lavoro deve essere dignitoso, e non precario e interinale ad esempio, e utile, cioè che serva al progresso sociale collettivo e non dipenda dai padroni e loro sollazzi lussuosi. Banalmente, oggi non ci serve a niente costruire yacht di lusso bensì riconvertire queste competenze e capacità per, giusto per iniziare, rinnovare e integrare i mezzi di soccorso stante il rischio idrogeologico del paese. Solo un governo espressione degli interessi delle masse popolari può dare questo indirizzo.
Ebbene, come dice Mino Giachino dei cattolici Si Tav, “dobbiamo occuparci del problema del lavoro in Valsusa”. Ovviamente non per come lo intende lui né per gli interessi opposti che difende: ciò non significa metterci nelle mani delle ditte mafiose (come vorrebbe lui) o di accodarci alla corsa al riarmo. Per le masse popolari della Valsusa l’unica possibilità di avere una vita dignitosa è quella di organizzarsi in ogni angolo della Valle e coordinarsi legandosi a quei soggetti (collettivi, movimenti, sindacati, ecc.) che in questi mesi si sono posti come punto di riferimento, ad esempio, nella mobilitazione a fianco della resistenza palestinese.
La parola d’ordine nelle mobilitazioni per la Palestina libera è stata “Blocchiamo tutto!” e per noi oggi questo significa intervenire dentro e fuori i posti di lavoro, scuole e ospedali per creare collettivi e per coordinare le forze. Valorizziamo l’esempio del Movimento No Tav e la forza di tutte le realtà che sono scese in piazza negli ultimi mesi per abbattere il governo Meloni e per affermare un governo di emergenza popolare.
Prendiamoci cura del nostro territorio: lottiamo insieme per un lavoro utile, dignitoso e sicuro tutte e tutti insieme!

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