Anche a Milano, come in moltissime altre città del nostro paese, il 22 settembre si è tenuta, da piazzale Cadorna alla Stazione Centrale e sotto una pioggia battente, una grandissima e combattiva manifestazione con tante studentesse e studenti giovanissimi, insegnanti, famiglie con bambini, lavoratrici e lavoratori, alcuni anche iscritti alla CGIL. Questa la risposta all’importante appello lanciato dal Collettivo Autonomo dei Lavoratori Portuali di Genova (CALP), dall’USB e altri sindacati di base a “bloccare tutto”, a scioperare e scendere in piazza in solidarietà alla Global Sumud Flotilla, contro il genocidio promosso dallo Stato sionista di Israele e gli accordi Italia-Israele, contro il riarmo e l’economia di guerra. La giornata è stata una vittoria e una chiara dimostrazione del fatto che divampa la volontà e la necessità di mobilitarsi tra le masse popolari e che il movimento popolare contro la guerra e in solidarietà al popolo palestinese va allargandosi e rafforzandosi.
Anche a Milano, come è stato fatto ai porti di Genova, Livorno, Venezia o alle tangenziali di Roma, Bologna, Pisa e Firenze, abbiamo provato a “bloccare tutto”, a bloccare i binari della Stazione Centrale. Ed è stato giusto farlo! Una parte del corteo ha provato a forzare i cordoni della polizia, tenendola sotto scacco per diverse ore, con alcuni fermi e arresti anche di minorenni, alcuni dei quali ancora detenuti al carcere minorile del Beccaria e a San Vittore. A loro va tutta la nostra solidarietà ed è importante non lasciarli soli di fronte alla repressione.
Ovviamente, come è consuetudine, sono partite all’unanimità le prese di posizione dei principali esponenti delle Larghe Intese, dalle forze di governo (FdI, Lega e FI) al PD, per criminalizzare e additare come facinorosi o teppisti chi ha provato a “bloccare tutto”. Le solite manovre strumentali per spaccare il movimento, per dividere il movimento di solidarietà al popolo e alla resistenza palestinese tra “buoni e cattivi”.
Tra queste spiccano le dichiarazioni del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha invocato “rapide indagini” per identificare i responsabili e ha dichiarato che quel “vandalismo non aiuta la causa palestinese”.
Lo stesso Giuseppe Sala che, con la sua giunta, ha deciso di non revocare il gemellaggio Milano-Tel Aviv e che non ha mosso un dito o speso una parola contro il licenziamento della lavoratrice della Scala che ha urlato “Palestina libera” durante uno spettacolo alla presenza della Meloni. Ci chiediamo, in maniera assolutamente retorica: questo invece giova alla causa palestinese? Lo stesso Giuseppe Sala che ha devastato la città di Milano attraverso le speculazioni edilizie e che ha permesso ai fondi finanziari e immobiliari come Coima di saccheggiare spazi pubblici e salari dei lavoratori e delle loro famiglie, con affitti e prezzi delle case alle stelle.
Qualcuno ha giustificato gli scontri con la vecchia scusa dei soliti “infiltrati” ai cortei, prestando così il fianco a questa visione distorta e che criminalizza la sana ribellione e determinazione che il 22 settembre ha prevalso in molte altre città: dove infatti le forze dell’ordine hanno lasciato fare, non ci sono stati scontri e arresti, anche se di fatto si sono occupati porti, tangenziali, binari. O anche in quel caso erano facinorosi e infiltrati?
Non cadiamo in questa trappola, quella della divisione tra “buoni e cattivi” che fa solo il gioco della Meloni e del Sala di turno.
A Milano ha prevalso, come in altre città, il principio per cui per fermare il genocidio in Palestina serve determinazione e non basta attenersi alle regole e alle leggi borghesi. Quelle regole e leggi che difendono e sostengono un sistema che rende sempre più precarie le condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari con decine di migliaia di morti sul lavoro, per malasanità, per la mancata bonifica dei territori (tra l’altro a Milano quello che non è stato bloccato dallo sciopero è stato bloccato dall’ennesima esondazione del Seveso).
Il pomeriggio del 22 settembre abbiamo partecipato anche a un presidio alla stazione di Lambrate lanciato da alcune realtà antisioniste. Presidio che poi si è trasformato in un corteo spontaneo per le vie della zona. Quello che abbiamo visto è che le masse popolari simpatizzano platealmente e appoggiano chi si mobilita per chiedere la fine del genocidio in Palestina: svariate le persone che si affacciavano ai balconi e alle finestre e facevano i cori con noi, salutavano, applaudivano. Qualcuno si è anche unito al corteo, chiedendo di essere informato sulle iniziative, perché non saprebbe come poter partecipare. Altro che “gli scontri alla stazione hanno rovinato la manifestazione pacifica!”.
Quali prospettive, dopo il 22 settembre, per valorizzare quella forza che ieri si è dispiegata a Milano?
È decisivo ora rilanciare, dare continuità e soprattutto dare uno sbocco politico alla mobilitazione e determinazione che ha caratterizzato la piazza di Milano e di tutto il paese, a partire dalle tante persone che ieri hanno partecipato organizzandosi autonomamente alla manifestazione, senza avere alcuna organizzazione di riferimento:
1. promuovere in ogni azienda, scuola e quartiere organismi che si coordinano, sostengano e alimentino la costruzione delle prossime mobilitazioni, attraverso assemblee, presidi, tende contro la guerra, irruzioni in consigli comunali e approvazioni di mozioni favorevoli alla causa del popolo palestinese. Rilanciare la mobilitazione contribuendo alla costruzione e promozione della manifestazione nazionale in solidarietà alla resistenza palestinese che si terrà a Roma il 4 ottobre;
2. organizzarsi per rompere gli accordi di scuole, università, aziende, amministrazioni locali con lo stato illegittimo di Israele e dispiegare la pressione sulla giunta Sala affinché rompa il gemellaggio Milano-Tel Aviv;
3. sostenere tutti lavoratori che si organizzano, sabotano e denunciano il traffico di armi, gli accordi dual use nella logistica, nei porti e negli aeroporti; gli insegnanti e il personale scolastico che denuncia e si oppone alla militarizzazione delle scuole; i lavoratori dell’industria bellica che lottano per la riconversione in civile della produzione e si oppongono alla vendita di armi a paese belligeranti come Israele; gli artisti e collaboratori, i lavoratori licenziati per il solo fatto di essere solidali con la Palestina e averlo detto apertamente, come accaduto al Teatro della Scala a Milano; 4. denunciare l’occupazione, l’uso e gli effetti sulla salute e sulla sicurezza che hanno sulla popolazione le basi militari degli imperialisti USA e NATO nel nostro paese;
5. continuare e moltiplicare gli sforzi per dare forma concreta all’obiettivo di bloccare il paese: scioperi, picchetti, scioperi a singhiozzo e bianchi per provocare problemi di funzionamento delle aziende, manifestazioni di strada (blocco della circolazione), occupazione delle stazioni, delle autostrade, degli aeroporti, dei valichi (blocco della circolazione e delle merci), occupazione di scuole e università;
6. infine, oltre ribadire la nostra solidarietà agli arrestati e denunciati, facciamo appello a tutte le realtà, ai sinceri democratici, antifascisti, ai circoli dell’ARCI e ANPI, a dare la loro solidarietà. La liberazione di queste compagne e compagni riguarda tutti, si inquadra nella lotta contro il Decreto Sicurezza del governo Meloni, visto che l’arresto di cinque di loro è dato proprio dall’aggravante introdotto da quella legge. Quindi? Portiamo la solidarietà nei quartieri, scuole e aziende con volantinaggi, scritte, assemblee, presidi; raccogliamo la solidarietà tra tutte le realtà sindacali, politiche e associative, tra i lavoratori, gli artisti, giornalisti solidali con la palestina e che hanno protestato contro il Decreto Sicurezza; promuoviamo auto-denunce di massa; portiamo la solidarietà come ha promosso ieri il CSA Lambretta fuori il Beccaria e San Vittore. Quella per la liberazione degli arrestati deve essere una campagna collettiva di tutti coloro che sono scesi in piazza e hanno lottato contro il Decreto Sicurezza.
Complici e solidali con le arrestate e arrestati: alla Stazione c’eravamo tutte e tutti!
Prossime iniziative e mobilitazioni a Milano
– 24 settembre h. 18 – Piazza della Scala: presidio e assemblea cittadina a difesa della Global Sumud Flotilla
– 28 settembre h. 17, ex Chiesetta del Trotter, via Angelo Mosso 7: assemblea dei Giovani Palestinesi d’Italia (GPI) di Milano verso lo sciopero del 3 ottobre e verso la mobilitazione nazionale a Roma del 4 ottobre (per info contattaci)

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